“Le Pussy Riot sono colpevoli”

di - La sentenza della Corte: il reato è teppismo

"Le Pussy Riot sono colpevoli"
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Le tre cantanti della punk band russa Pussy Riot sono state giudicate colpevoli di vandalismo e istigazione all’odio religioso. Ad annunciarlo, secondo quanto riferito dall’agenzia russa Ria Novosti, il giudice.

 

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LE RAGAZZE – Secondo la corte presieduta da Marina Syrova le tre ragazze hanno suonato una canzone “blasfema, insultante” nella cattedrale, commettendo una “grave violazione dell’ordine pubblico, disturbando la quiete dei cittadini e insultando profondamente le convinzioni del fedeli ortodossi” si legge nella sentenza. Nadezhda Tolokonnikova, 22 anni, Ekaterina Samutsevich, 30 anni, e Maria Alekhina, 24 anni hanno cantato il 21 febbraio scorso, incappucciate e con chitarre elettriche e amplificatori, una ‘preghiera punk’ nella cattedrale moscovita di Cristo Salvatore chiedendo alla Madonna di “cacciare Putin” dal potere. Secondo i giudici il testo “esprimeva chiaramente l’odio basato su affiliazione religiosa” e l’obiettivo delle tre ragazze, mosse da “odio religioso” era quello di raggiungere “il circolo più vasto possibile di fedeli dando pubblicità” al loro gesto.

Nelle immagini: il provocatorio gruppo femminista ucraino FEMEN ha inscenato oggi nel centro di Kiev una manifestazione in sostegno del gruppo punk russo

SOSTEGNO ALLA BAND – Migliaia i sostenitori che si sono radunati davanti al palazzo di giustizia per manifestare il sostegno alla band. Molti supporter si sono presentati con indosso il passamontagna. Dal carcere Nadezhda Tolokonnikova, la 22enne leader del gruppo, prima della sentenza, aveva scritto di suo pugno una lettera poi diffusa ai media dai suoi legali, nella quale denunciava la repressione delle autorita’ contro qualunque forma di dissenso. Nella missiva, la cantante definisce la loro reclusione “un chiaro segno che e’ stata sottratta la liberta’ dall’intero Paese”. Subito dopo la performance, il gruppo aveva chiesto scusa agli ortodossi, spiegando che la protesta era rivolta al patriarca Kirill per il suo sostegno alla rielezione al Cremlino di Vladimir Putin.

 

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UN GRANDE EVENTO POLITICO – “Insieme stiamo creando un grande evento politico e il sistema di Putin difficilmente riuscira’ a fermarlo. Qualunque sia il verdetto, abbiamo gia’ vinto”, scrive ancora la Tolokonnikova, la cui band e’ immediatamente diventata uno dei simboli dell’opposizione al regime di Putin. All’estero la mobilitazione e’ continua. Centinaia le manifestazioni organizzate in molte citta’ del mondo, tutte per chiedere la liberazione delle Pussy Riot. Tra le iniziative piu’ eclatanti, la performance del gruppo femminista ucraino Femen. Le attiviste, sotto i riflettori per le loro proteste in topless, hanno organizzato una performance ‘blasfema’ nel pieno centro di Kiev, dove e’ stata abbattuta una croce di legno con la sega elettrica.

LA SOLIDARIETA’ DI FEMEN – “Nel giorno della sentenza – si legge sul loro account Facebook -, il movimento delle donne Femen esprime sostegno e rispetto per le colleghe russe del gruppo Pussy Riot. In un segno di solidarieta’ con le vittime del regime di Putin – si legge ancora -, l’attivista Inna Shvchenko ha abbattuto una croce monumentale sul Maidan dell’indipendenza con una motosega. Le Femen chiedono alla chiesa di fermare il loro sostegno alla dittatura e di sostenere lo sviluppo della democrazia e della liberta’ delle donne”.

LE STAR INTERNAZIONALI – Tante le star internazionali che hanno deciso di scendere in campo per il trio punk di Mosca, da Paul McCartney a Madonna, da Moby a Patti Smith, ai Red Hot Chili Peppers. In rete, tramite i social media, sono state organizzate centinaia di manifestazioni in numerose citta’, tra cui Milano. Sull’onda della mobilitazione internazionale e a seguito delle decine di proteste organizzate in tutto il Paese per i presunti brogli alle ultime presidenziali, il presidente Putin deve fare i conti con un continuo calo di consensi, come testimonia l’ultimo sondaggio condotto dall’istituto indipendente Levada Center. Solo il 48 per cento del campione interpellato approva l’operato del tre volte presidente, il 12 per cento in meno rispetto a una rilevazione diffusa a maggio.

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1 Commento

  1. sigismondo scrive:

    “suo sostegno alla rielezione al Cremlino di Vladimir Putin”.
    Questa è bestemmia, questo è crimine, questo è abominio, il solo pen
    sare che venga rieletto uno che dovrebbe essere sottoposto a una Norimberga; Dio non c’entra proprio un caxxo, è fin troppo evidente: o cosa, vladìmir, non ti và che questa volta la pussy ti si ritorce contro? Succede, anche a un tuo amichetto italiano è andata male…..

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