Come sarà il 2010? Dipende da Euro, oro e bond

31/12/2009 - Se nel nuovo anno vogliamo sperare nella ripresa bisogna affossarli tutti e tre. Prove tecniche di oroscopo economico sperando che cominciare malino non significhi finire peggio. Le previsioni sull’anno successivo sono sempre pericolose, se si parla di economia e finanza

     
 

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Se nel nuovo anno vogliamo sperare nella ripresa bisogna affossarli tutti e tre. Prove tecniche di oroscopo economico sperando che cominciare malino non significhi finire peggio.

Le previsioni sull’anno successivo sono sempre pericolose, se si parla di economia e finanza poi, il rischio di fare figure peggiori di un astrologo dilettante è concreta, tanto più in questo 2010 che quasi sicuramente ci regalerà almeno due periodi diversi: un leggero ripiegamento nei primi mesi dell’anno e una seconda parte tutta da scoprire, dove il rischio di un double dip (cioè una ricaduta nella recessione) è appena meno probabile di una ripresa anemica, ma sufficiente a rassicurare tutti. L’incertezza regnerà sovrana sui mercati, ancor più che all’inizio del 2009 dove la garanzia pressoché infinita offerta dai governi, specie quello americano, lasciava intendere che gli scossoni sarebbero stati ridotti al minimo. E nell’incertezza non mancheranno i falsi segnali e le interpretazioni sbagliate. Economisti, commentatori e politici useranno di tutto per dimostrare le loro tesi: dalla produzione industriale cinese alla disoccupazione americana, dall’inflazione giapponese alle vendite di auto in Europa. Il nostro regalo ai risparmiatori sono tre indicatori: l’oro, l’euro e appunto il mercato dei prestiti (sia aziendali che dei governi) che in questi diciotto mesi (marzo 2008, crollo di Bear Stearns) si sono rivelati gli unici punti di fermi, specchi sinceri delle reali convinzioni degli investitori. Più l’euforia negli acquisti in queste tre asset class rimarrà alta più saremo lontani dall’uscita del tunnel.

EURO - La vera forza propellente della moneta unica europea è da più di un anno la debolezza del dollaro, tanto che ormai l’euro è considerata una riserva più sicura e meno volatile del biglietto verde. Ormai il dollaro è sinonimo di maggior rischio, sia per la maggior banda di oscillazione rispetto a tutte le altre grandi monete, sia per il tipo di asset a cui l’acquisto di dollari permette di accedere, vale a dire le azioni e i titoli di stato americani nonché ovviamente tutti i derivati e i collaterali collegati alle materie prime. Alla fine del 2008 era l’esatto contrario nel senso che il biglietto verde guadagnava ogni volta che la crisi bancaria sembrava mettere in pericolo interi sistemi paese (Inghilterra, Irlanda, Islanda, Belgio) nonostante tutti riconoscessero che proprio gli Stati Uniti fossero l’epicentro. Nel corso dei mesi l’oro ha soppiantato il biglietto verde in questa funzione ed ora l’apprezzamento del dollaro segnerà il lento ritorno alla crescita. Quanto lento? Alla fine di novembre l’euro valeva 1,50 dollari, ora chiuderà l’anno 1,43, una velocità di discesa eccessiva secondo gli analisti: un sondaggio della Dow Jones tra venti banche ha stabilito un consensus di 1,42 per giugno e 1,40 per la fine dell’anno. Naturalmente le oscillazioni saranno molto più forti e questi numeri vanno considerati come “la media del periodo”, ma se il trend fosse davvero questo tra un anno saremmo praticamente nella stessa situazione di adesso. La spiegazione di tanta prudenza la danno gli economisti di Goldman Sachs: il sostegno della spesa pubblica contribuirà nei prossimi sei mesi a alzare il pil americano di 2 punti percentuali, da giugno in poi l’economia dovrà stare sulle proprie gambe.

ORO – La striscia di record nelle quotazioni ha ormai raggiunto quote insostenibili e non bisogna essere Roudini per affermare che dagli attuali 1200 dollari l’oncia, quota 1400 è meno probabile di un ritorno a 1000 (effettivamente lo ha fatto). Non è così semplice: tutto si prepara per una correzione dei listini azionari da gennaio e questo dovrebbe far fluire nuovi acquisti verso porti sicuri, poi continueranno per tutto l’anno gli acquisti della banche centrali di Cina e India, obbligate ad accrescere e differenziare le proprie riserve in maniera coerente con lo sviluppo della loro economia e dell’attività bancaria. Comprare oro è come viaggiare sottocosta, e dopo essere finiti in mezzo ad una tempesta non basteranno le previsioni di un miglioramento per convincere gli investitori ad avventurarsi di nuovo in mare aperto.

BOND – La vera “disfunzione” dei mercati nel corso del 2009. La corsa agli acquisti di corporate bond ad alti rendimenti, cioè di debito di società più vicine alla bancarotta di quanto non fossero due anni fa, non ha spiegazioni logiche se non quella di un immenso trasferimento di rischio dalle imprese nelle tasche dei risparmiatori (spesso non direttamente, ma attraverso i fondi d’investimento e fondi pensione). Sono ben 149 miliardi di dollari in Junk bond acquistati quest’anno dagli americani, nuovo record del decennio, in Europa non è andata diversamente. Eppure secondo le agenzie di rating la probabilità di una bancarotta per le imprese a rischio è cresciuta di dieci volte in un anno. L’uso massiccio di questo tipo di prestiti era l’unico modo per ovviare al crollo del credito bancario ed evitare un’ondata di fallimenti da parte delle imprese. Ma il 2010 dovrà essere l’anno della selezione: i prezzi di questi titoli rimangono molto alti a dispetto di rendimenti ridicoli, specie per le scadenze medie (5-7-10 anni). Il ritorno alla normalità con saggi d’interesse più alti sui prestiti e una domanda più selettiva farà sicuramente qualche vittima illustre, ma è un prezzo non eccessivo da pagare. Più difficile da spezzare il circolo vizioso tra banche centrali-sistema creditizio e tesorerie dei governi: le iniezioni di grandi quantità di denaro da parte di Fed, Banca d’Inghilterra e Bce hanno permesso alle banche di puntellare i propri patrimoni attraverso l’acquisto di titoli di Stato e ai governi di indebitarsi a tassi d’interessi bassi. Un’interruzione del flusso di denaro, o l’aumento dei tassi di sconto, metterebbe nei guai le casse degli Stati oltre ad ammazzare le banche convalescenti. La manovra di rientro deve essere lenta, quasi impercettibile per i mercati, ma non può essere rimandata altrimenti arriverà presto un’ondata d’inflazione che costringerà tutti a muoversi in fretta e male. Un tema che già si affaccia per l’articolo di fine 2010. Buon anno.

     
 

3 Commenti

  1. Comicomix scrive:

    Ehi, Luca…già guardi a fine 2010????

    Scherzi a parte, un’analisi precisa dellos cenario che ci aspetta. L’indebobilimento dell’euro è una speranza, anche perchè potrebbe favorire l’export di Germania e Italia. Per noi in particolare pesno sarebbe un buon toccasana, che darebbe fiato alla possibilità (sempre che il governo Berlusconi si svegli) di fare qualche buona riforma strutturale

    Un buon 2010 anche a te

    C.

  2. Z scrive:

    Secondo me invece sarebbe ora che la si finisse di affidarsi ai magheggi finanziari e monetari, dato che la coperta ormai è talmente corta che se la tiri sulla testa lasci scoperti i piedi.

    Non oso nemmeno immaginare quali potrebbero essere i risvolti sull’inflazione di un’economia sospinta dalla debolezza della propria moneta e, sinceramente, di pagare di tasca mia la ripresa dei profitti dell’imprenditoria nostrana non ne ho proprio voglia.

    Non è, ovviamente, un invito che rivolgo a te, ma un augurio personale acché le classi dirigenti, non solo e non tanto di questo paese derelitto, comincino a riflettere sugli elementi strutturali che ci hanno portato a questo stato di cose e che la smettano di affidare le sorti dei popoli nelle mani delle politiche monetarie e degli istituti finanziari.
    Ma dato che appunto di classi “dirigenti” si tratta, questo mio augurio è poco più che un’esile speranza.

  3. Nomenklatura scrive:

    O ecco finalmente ora posso cominciare l’anno nuovo…

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