Ibsen a Salò

16/08/2012

Ibsen a Salò

I miei temporanei vicini di casa qui sul lago di Garda forniscono continui spunti per osservazioni etologiche approfondite, giacché costituiscono davvero un interessante clan di esseri (si fa per dire) umani che si comportano come macachi, con tutto il rispetto per il decoro e l’educazione delle scimmie. Confesso che mi diverto a spiarli. Faccio finta di non esserci e li ascolto quando escono nel cortiletto assolato. Essi vivono in otto – quattro adulti e quattro bambini di età compresa tra i tre e i dieci anni (i bambini, italiani al 100 %, hanno nomi imbarazzanti tratti da pellicole americane e da scadenti serie televisive) – in una casetta piccolissima e torrida, soffocata tra altre case più alte. Gran parte del tempo lo trascorrono nel microscopico giardinetto interno, che hanno provveduto a cementare essendo la tenera erbetta qualcosa di estraneo al loro habitat. L’unica nota verde è un fico dalle foglie spente e tristi. Metà dello spazio è occupato da una deprimente piscina gonfiabile che essi non ritengono di dover in alcun modo pulire né coprire in caso di pioggia. Essa è così diventata un ricettacolo di insetti morti, foglie marce, pipì di bambino con una coltura di colibatteri lunghi mezzo metro l’uno che la salmonella gli fa un baffo.

URLO SCOMPOSTO - La loro modalità espressiva principale è l’urlo scomposto, che aumenta di intensità con l’andare del giorno e degli alcolici ingeriti. I maschi adulti infatti tengono prigionieri i bambini perché se si allontanano da casa non possono continuare a bere. Ogni tanto abbandonano le donne, sfatte e inciabatate, con la prole e vanno a prendere l’aperitivo al bar nella piazzetta. L’altro giorno ho visto uno dei due uomini, che più che alfa da come biascica dopo mezzogiorno è più un omega, bere uno spritz e una birra come se avesse la spiritromba e poi andare al super mercatino antistante, uscire con due red bull e versarle di nascosto dal barista nei bicchieri vuoti. Siccome lui non aveva più la lucidità per vergognarsi, l’unica cosa che si poteva fare era vergognarsi per lui. Dopo dieci minuti si è alzato talmente ubriaco che non si è accorto che i pantaloncini e le mutande gli erano scese e così andava in giro con mezzo sedere fuori.

NON SIAMO AL GRAND HOTEL -
I bambini vengono tenuti svegli fino a notte tarda perché l’educazione costa fatica e distrae i padri dall’alcol e le madri dalle telefonate e dalle telenovelas, la piccolina di tre anni piange e parla in modo molto stentato, ma nessuno si perita di insegnarle articoli, verbi e preposizioni. Del resto, avendo intorno gente che si esprime a grugniti e che grida parole a vanvera, non ritiene che la comunicazione verbale sia qualcosa di rilevante. La pulizia prevede che i bambini facciano la doccia (gli adulti no, perché tanto si sono già lavati abbastanza negli scorsi decenni), ma poi è inutile cambiarsi i vestiti perché quando si è in vacanza si può stare in libertà ed è anche inutile pulire l’ambiente in cui si vive perché tanto quando si è in vacanza non serve passare uno straccio sul tavolo dopo averci mangiato sopra. Non siamo mica al grand hotel, tanto. Improperi e bestemmie sono la normalità e i bambini più grandicelli sono già esperti della materia, mentre la più piccola si sta, con fatica ma con preclaro impegno, impratichendo nell’uso di contumelie e affini, e i molti tentativi vengono salutati dall’uditorio con grasse risate. L’altra mattina stavo ascoltando il Requiem di Mozart, che sento quasi tutti i giorni da decenni perché mi piace. Non mi ero accorta che erano in casa perché la mattina i maschi sono zombiformi per via dei postumi della sbronza, le femmine fanno finta di pulire e i bambini si aggirano mutangheri per le scarse ore di sonno. A un certo punto uno dei ragazzini, otto anni, dice la seguente frase, che cito testualmente: “Minchia, pà, che cazzo di musica è questa? Lirica? Puttana, è due ore che va avanti questa musica di merda.” Il padre, che si era accorto che ero lì, lo ha zittito, ma non ha eccepito circa il fiorito vocabolario.

SEDUTI E ARRESI - Appena una coppia esce cinque minuti l’altra si produce in commenti davvero poco lusinghieri sugli assenti. Così ho scoperto che il gruppo è costituito da un fratello e una sorella con rispettivi coniugi e figli. In realtà nessuno di loro vorrebbe essere lì, ma si costringono a passare insieme le ferie perché entrambi vogliono mettere le mani sulla povera casa della povera defunta. Stanno lì a sghignazzare e a bere insieme, continuano a ripetersi di essere anime semplici, ma dentro sono consumati da tutta una serie complicatissima di ansie e conflitti. Non c’è niente da fare: le anime che si professano semplici sono sempre ineluttabilmente contorte. All’origine di tutto c’è la figura immanente del padre padrone che mette i figli uno contro l’altro e, già che c’è, mette anche i nipoti uno contro l’altro, cala che le psicosi familiari possano malauguratamente essere sanate con l’avvento della nuova generazione. È come essere a teatro e guardare da dietro una tendina un dramma di Ibsen ambientato vicino a Salò. La brutta notizia è che domani parto, così non potrò vedere l’epilogo di questa storia. Stamattina c’era molta tensione ed è iniziato un piccolo litigio che ha buone speranze di innescare una reazione a catena. Tutto ciò farebbe sorridere se non fosse grandemente deprimente vedere persone che trascinano la propria vacanza così come trascinano la propria esistenza: da seduti e da arresi, e quel che è peggio portando con sé anche i figli. Lo dico con amarezza, perché so di cosa parlo. Ormai per i grandi non c’è più niente da fare. Spero che qualcuno dei ragazzini possa riuscire a togliersi di dosso tutto, che se ne vada via cercando di voltarsi indietro il meno possibile (anche perché certe visioni è sempre più salutare evitarsele), che abbia vacanze migliori. È il miglior augurio di Buon Ferragosto che posso fargli.

 

5 Commenti

  1. Fireman scrive:

    Minchia! Ed io che mi lamento dei miei vicini impiccioni! Nulla in confronto a questa Agente della Stasi e alla sua dettagliata relazione sulla vita degli altri raccolta dalla finestra sul cortile. Onestamente, che il Tuba Mirum o il Lagrimosa ascoltati oltresiepe non si adattino facilmente ai gusti musicali di un ragazzino è perfino normale, così come lo è aspettarsi che difficilmente la superba decennale ascoltatrice del Requiem sappia riconoscere le parti mozartiane originali da quelle del suo allievo Süssmayr o le citazioni di Haendel e Anfossi. Più in generale direi che ci troviamo di fronte ad un sovraddosaggio d’empatia per il prossimo occasionale, trabordante in una forma pura di impiccioneria da cui scaturiscono deduzioni e giudizi gratuiti e magari un poco forzati. La cura, in questi casi, richiederebbe il non esporsi a correnti d’aria e di parole altrui (accostare la finestra) e il dedicarsi in maniera più fattiva ai casi propri. Pare che da ciò derivi la possibilità di campare centanni.

  2. Le finte bionde scrive:

    Chi ascolta Mozart lo scremo istantaneamente dalla mia esistenza;
    insieme ai suoi lambiccati papiri.

  3. alberto scrive:

    cara clementina, penso che, dopo tutto, fra i due la peggior vicina sei tu.

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