Per la lotta al terrorismo islamico e ad Al Quada il senatore Lieberman invoca un conflitto preventivo contro il paese mediorientale. Che oggi è fuori controllo
L’ultimo bilancio che giunge all’indomani delle rappresaglie messe in atto
dall’esercito yemenita nella zona di Arhab, a nord della capitale Saana, parla di 34 militanti di Al-Qaeda uccisi e 17 arresti. L’operazione, svoltasi grazie anche ad una copertura aerea, ha colpito i campi di addestramento di Al-Qaeda presenti in quel territorio consentendo di fermare ben otto attentatori suicidi pronti ad entrare in azione nei prossimi giorni. Purtroppo gli sforzi dell’instabile governo yemenita, solo di recente intensificati ad opera della forte pressione americana, si sono rivelati insufficienti a combattere le infiltrazioni terroristiche nel paese.
STATO FALLITO - E’ nel sud dell’Arabia Saudita che le cellule di Al-Qaeda pare abbiano consolidato una pericolosa base strategica, lo Yemen, un paese affamato e ingovernabile, uno Stato fallito, che si sta dimostrando un’ottima copertura per i terroristi islamici. Da circa un anno, stando anche a quanto riportato nell’articolo scritto da Eric Schmitt e Robert Worth per il New York Times, la Cia e il Pentagono agiscono nel territorio yemenita: “Nel mezzo di due guerre rimaste in sospeso -scrivono i reporter- gli Stati Uniti hanno aperto silenziosamente un terzo fronte, in gran parte sottotraccia, contro Al-Qaida in Yemen”, A sobillar l’idea che sia necessaria una risoluta e plateale reazione militare americana nei territori yemeniti, tuonano le dichiarazioni del senatore indipendente dello stato del Connecticut, Joseph I. Lieberman rimbalzate dall’edizione domenicale di Fox News “L’Iraq è la guerra di ieri, l’Afghanistan è la guerra di oggi. Se non agiamo preventivamente, lo Yemen sarà la guerra di domani”. La questione yemenita, quella di un paese povero, l’unico dell’Arabia Saudita a non poter vantare la presenza di giacimenti petroliferi e con un governo centrale debole e non dotato delle necessarie risorse per fronteggiare le violenti correnti interne ed esterne che lo dilaniano, tutte caratteristiche che lo avrebbero reso un terreno fertile per la proliferazione indisturbata delle cellule terroristiche. Osama Bin Laden proviene da una famiglia saudita di origine yemenita ed è in seno alla sua terra che cresce la roccaforte del terrore, alimentata sicuramente anche da ingenti finanziamenti di organizzazioni e simpatizzanti che ne hanno sposato la causa.
DIPLOMAZIA O TERRORE ? - La politica di Obama finora ha mostrato
comunque una maggiore cautela e diplomazia, a differenza di quanto avvenuto negli anni passati nei confronti dell’Iraq, lo dimostrerebbe lo stanziamento di ben 70 milioni di dollari previsto nei prossimi 18 mesi al fine di supportare il governo yemenita nella lotta al terrorismo islamico. Le dichiarazioni del senatore Lieberman, entrano evidentemente in conflitto con la politica estera del governo, ma si mostrano coerenti con le posizioni da lui prese anche precedentemente a sostegno della guerra in Iraq e in Afghanistan, che bisogna ricordare, sono costate oltre ad ingenti vite umane ben settecentomila miliardi di dollari. Lieberman una volta abbandonato il Partito Democratico riuscì a farsi eleggere come senatore indipendente, suscitando non poche ire dai suoi ex colleghi quando nel 2008 appoggiò la candidatura del repubblicano McCain. Il suo voto in Senato risulta determinante per i Democratici, come nel caso della riforma sanitaria, e Lieberman cerca di esercitare la sua influenza ogni volta che l’occasione mostra il fianco. Ma come afferma il blogger Matt Yglesias il peso indiscutibile del voto di Lieberman nelle politica interna americana non vuol dire necessariamente che le sue dichiarazioni si traducano in una dichiarazione di guerra dell’America allo Yemen. Trattasi di terrorismo politico, insomma.




Potrebbe essere comunque una risposta keynesiana alla crisi…
Non è solo una battuta. Gli economisti per cinismo sono secondi solo agli ingegneri. Ed io Ing. fui.
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