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Editorialedi Pietro Salvato
pubblicato il 29 dicembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

“Lo Stato deve finanziare la scuola, l’università ed i musei; mentre gli spettacoli devono vivere sul mercato, bisogna accantonare quell’equazione che vuole: Cinema = Cultura = Spreco. In nome di quest’equazione si sono prodotti dei mostri che io denuncio”. Parole del ministro per la Pubblica amministrazione e per l’Innovazione, Renato Brunetta che, non senza fondamento, appena qualche mese fa, denunciava lo spreco di denaro pubblico nel cosiddetto Fus, il fondo unico per lo spettacolo: ovvero il fondo che lo Stato mette a disposizione, in modo discrezionale, a quelle opere cinematografiche ritenute degne “d’interesse culturale”.

Sempre Brunetta, in un successivo convegno del Pdl a Gubbio, rincarava ancora la dose sostenendo che: “Esiste in Italia un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Paese ed è quello che si vede in questi giorni alla Mostra del Cinema di Venezia. Bene fai Sandro (il riferimento è al ministro dei Beni ed Attività culturali, Sandro Bondi) a chiudere quel rubinetto del Fus. Registi che hanno ricevuto 30-40 milioni di euro di finanziamenti incassando in tutta la loro vita 3-4 mila euro. Questi stessi autori nobili, con l’aria sofferente, ti spiegano che quest’Italia fa schifo… Solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore”. Del Fus e della polemica di Brunetta ce ne siamo occupati già qualche tempo fa, dimostrando come certi sprechi, diciamo così “assistenziali”, non avessero, in realtà, colore politico.

D’allora poco sembra essere cambiato, anzi. Il ministro Bondi non solo non ha chiuso quel rubinetto, ma ha deciso, di suo pugno, di dirottarlo addirittura verso altre “opere cinematografiche” che, con tutta la buona volontà, davvero c’è difficile definire “film d’essai”. Così, si è scoperto che in base alle norme presenti nella cosiddetta “legge italiana sul cinema”, film come “Natale a Beverly Hills”, il “cinepanettone” natalizio che proprio in questi giorni, monopolizzando quasi tutte le sale cinematografiche del paese, sta riscuotendo incassi record, avranno la possibilità di usufruire dei finanziamenti pubblici. In particolare, la pellicola godrà degli stessi crediti d’imposta ed aiuti fiscali in origine pensati per sostenere quegli esercenti più attenti e coraggiosi che si cimentano con le “opere prime”, spesso cortometraggi con cast formati da giovani misconosciuti.

Il governo, nel suo sito web dedicato alla rassegna stampa “istituzionale” poi ha pensato bene di pubblicare, in bella evidenza, l’intervista rilasciata al Corriere della sera dell’attore e protagonista del film in questione, Christian De Sica, dal quale veniamo a sapere che: “Questa pellicola è lo specchio dell`Italia di oggi”. E ancora: “A parte un paio di capolavori, il resto dei film raffinati fa incassi penosi. Le opere dei registi e degli attori premiati dalla critica non le va a vedere nessuno”. Un crescendo d’insipida banalità che trova lo scontato epilogo nell’attacco manco a dirlo alla solita “intellighentzia di sinistra, che si ritiene depositaria della cultura e dell`estetica”, ma che “ha fatto danni enormi al Paese e alla sinistra stessa. Più delle veline di Canale 5. Se poi uno non ha né arte né parte, può sempre fare il critico cinematografico. Come quelli che discettano di calcio al bar”.

Insomma, “Natale a Beverly Hills” sarebbe una sorta di manifesto di quell’italia d’oggi che va per la maggiore, e chi non la capisce si metta pure l’animo in pace. Pena, la pubblica denigrazione a colpi di “cattocomunista”. Peccato, però, che pure da destra non sono mancate le critiche. Infatti, mentre Libero, manco a dirlo, esaltava la vulgata “scanzonata e nazionalpopolare”, in altre parole “berlusconiana” del cinepanettone, quei perfidi finiani della fondazione “Fare futuro” hanno invece sentenziato: “Non ci si può stare… Speriamo che qualcuno dalle parti del ministero della Cultura possa rivedere un po’ le cose, o almeno provarci. Noi quest’anno, per protesta, il cinepanettone lo boicottiamo”. Il ministro Sandro Bondi, dal canto suo, poi ha voluto precisare che: “Il film in questione non ha chiesto nessun contributo diretto allo Stato, ma avrebbe “solo” assicurato quei “i requisiti di spettacolarità al fine di ottenere la possibilità di accedere al credito di imposta così da poter reinvestire l’anno prossimo”. Quali siano questi “requisiti” necessari che permettono di favorire o discriminare un’opera anziché un’altra, resta, tuttavia, un mistero.

Meno misteriosi sono i vantaggi economici e fiscali che ne ricaverà la produzione. Secondo il sito il Velino, “portale d’informazione” peraltro molto vicino al centrodestra, “il produttore Aurelio De Laurentiis potrebbe ricevere fino a due milioni di contributi dallo Stato grazie al riconoscimento di “Natale a Beverly Hills” come film d’interesse culturale. Il cosiddetto decreto Urbani riconosce infatti finanziamenti pari al 7% degli incassi per i lungometraggi che al botteghino abbiano ottenuto “da 10.329.138 a 20.700.000 euro”. Negli ultimi anni, i cinepanettoni prodotti dal presidente del Calcio Napoli hanno sempre superato questa cifra. Quasi certo che pure quest’anno accadrà la stessa cosa. Siccome la commissione cinema del ministero dei Beni e le Attività culturali ha catalogato, come detto, il film come “d’interesse culturale”, potrebbe fruttare al produttore romano un “aiutino” di Stato di circa 1 milione e 500 mila euro. Bruscolini? Non si direbbe proprio.

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