Parnassus: La delusione che non ti aspetti
29/12/2009 - Ha il sapore dell’inevitabile il primo vero film quasi vuoto di Gilliam. Situazione fastidiosa quasi quanto una rielezione di Berlusconi. Scopriamo cosa non convince di questo coloratissimo e atteso ritorno alla regia. Caro Terry Gilliam, come stai? Va tutto bene?
Ha il sapore dell’inevitabile il primo vero film quasi vuoto di Gilliam. Situazione fastidiosa quasi quanto una rielezione di Berlusconi. Scopriamo cosa non convince di questo coloratissimo e atteso ritorno alla regia.
Caro Terry Gilliam,
come stai? Va tutto bene? Sono quasi quattro anni che non ci sentiamo. Ti avevo lasciato in gran forma, nel 2005, seguendo con attenzione il tuo Tideland, storia di un’Alice nel paese delle non meraviglie tormentata da una triste realtà. Film pagato con gli incassi dei Fratelli Grimm, una delle tue opere che a molti è sembrata commerciale e banale, ma che racchiude al suo interno tanta, tantissima forza. Un bellissimo film che tratta dell’arte, della fantasia e di come questi due elementi possano donare magia alla realtà. Per questo quando hai fatto avere tue notizie sono subito diventato impaziente. Questo tuo Parnassus si annunciava proprio una summa meravigliosa di tutto ciò che sei stato. Una poesia alla Brasil, un talento visionario degno del fiore all’occhiello dei Monty Phyton. Un progetto che per una ragione o per l’altra, alcune tristi, altre piacevoli, ha dalla sua una squadra formidabile: da Heath Ledger a Johnny Depp, da Tom Waits a Christopher Plummer, da Colin Farrell a Jude Law. Proprio per questo grandioso
impianto mi chiedo come sia possibile avere un risultato così ordinario e scontato. Sicuro Terry di stare bene?
L’UOMO CHE VOLEVA INGANNARE IL DIAVOLO – Hai deciso di raccontarci una sfida. Una sfida che va avanti da millenni. La sfida tra quello che sembra, ed è ancora, un debole ubriacone e una presenza luciferina all’odore di zolfo. Il contorno di questa sfida è qualcosa di magicamente speciale. Un teatrino di cartone dentro un capannone mobile che ciondola stanco per le gotiche strade di Londra. Dentro questo capannone, oltre al vecchio mago, gli inquilini sono un nano, un giovane assistente e una bellissima ragazza. Ma, ancora più importante, uno specchio, la porta per accedere alla mente mistica di Parnassus. Mente che è in grado di materializzare i più intimi desideri e sogni della mente umana. E di presentarli proprio lì, ingigantiti e migliori di quanto osiamo sognare. Ma all’interno di questo mondo bisogna fare una scelta, non sempre facile, non sempre chiara. Ma è proprio questa scelta che condiziona il destino del malcapitato inquilino e della sfida tra Parnassus e il diavolo. Cinque anime devono andare a uno o all’altro, altrimenti… Ma sulla strada dei due si staglia la bianca figura misteriosa di Tony.
STALKER – Io lo so che sei un furbacchione, caro Terry. E capisco da dove arrivano certe materializzazioni del mondo dei sogni e dei desideri che sta dietro allo specchio. Sono dei rimandi più o meno velati al bellissimo Stalker di Tarkovskij. L’uomo posto di fronte alla realizzazione dei suoi desideri più intimi che si perde e perde la conformazione stessa di uomo. Che di fronte a questa realizzazione dovrebbe, in teoria, capire davvero chi è. Con tutte le conseguenze del caso: spesso quello che siamo veramente non piace nemmeno a noi. Ma perché, caro Terry, rendere invece questo mondo interno così piacevole e quasi innocuo? L’unica minaccia è data dalla presenza di Nick, ma è tutto veramente troppo facile, non c’è una vera vivisezione dell’intimo desiderio umano. Anche il mezzo che scegli per entrare in questo mondo è intrigante e ben pensato. Non mi aspetto nulla di meno da te, caro Gilliam. Il teatrino, lo spettacolo e il “manager” Tony sono tutti vestiti con cui mascheri la tua idea di rendere il cinema e l’arte in generale, come nei fratelli Grimm, il ponte necessario per raggiungere i propri desideri e la propria felicità. Ma perché lasciare tutto così in sospeso, tutto così non detto. Non dico che avresti dovuto essere più esplicito. Non dico che avresti dovuto masticare i contenuti più ostici per realizzare una banalizzazione del concetto. Ma almeno renderne lo spettatore conscio. Approfondire la metafora e scavare di più. Sembra quasi che tu non abbia più voglia di fare il lavoro sporco.
CARO VECCHIO NICK – Anche perché il talento ce l’hai ancora, Terry. Lo so e si vede benissimo. Si materializza alla perfezione nell’unico aspetto che è un vero e proprio angolo di capolavoro del film. Ovvero il personaggio di Nick, il Diavolo, Tom Waits. Abbiamo visto tutti in milioni di film la lotta tra il Bene e il Male. E sappiamo, fino alla nausea, che questo rapporto è sempre stato letto con la manicheizzazione “Sacrificio per il bene comune” contro “Egoismo autarchico”. O almeno lo è sempre stato proposto solo nei suoi remake più brillanti. Anche qui c’è questa sfida. Perché, Gilliam, tu metti in campo nulla meno che il Diavolo in persona, concretizzazione di ogni Male assoluto. E banalmente qualcun altro lo avrebbe incarnato in un essere devoto a fare il male dell’uomo, a cercare di fregarlo e di portarlo alla morte, all’annientamento totale lusingando i suoi difetti. E invece hai fatto la tua mossa geniale, lo sprizzo d’anarchia proprio dei Monty Phyton. Hai portato all’estremo proprio la caratteristica principale del Male: l’egoismo autarchico. Il Diavolo in quanto tale vuole solo il profitto per sè e il divertimento per sè. Il che lo porta ad avere comportamenti in contrasto, e sorprendenti, rispetto alle situazioni che si creano: è letteralmente disposto a tutto purchè il suo antagonista continui a giocare e a scommettere. Perché altrimenti il diavolo si annoierebbe. 
LA SCELTA DI TERRY – Credo che, in chiusura, tu ti sia trovato di fronte a una scelta, esattamente come i tuoi sventurati personaggi, troppo incauti per rimanere al sicuro al di qua dello specchio del cinema. E tu hai scelto la grandiosa spettacolarizzazione visiva. E non ti biasimo troppo per questo. Perché Parnassus, la tua creatura, è una gioia per gli occhi. Raramente nessuno dei tuoi spettatori ha visto o vedrà mai tanta genialità visiva, tanta fantasia racchiusa su celluloide. Una computer grafica usata magistralmente, nello stesso modo in cui una volta usavi semplicemente carta e penna. Di sicuro un prezzo del biglietto ampiamente e onestamente ricambiato. Ma le scelte che si trovano a fare i personaggi, in sostanza il succo della storia, sono troppo facili. Non sono critiche. E non c’è alcun accento posto su di esse. In buona sostanza non sei stato in grado di mettere del contenuto nella più bella scatola che tu abbia mai confezionato. “Non abbiate paura del nuovo” dice magistralmente Tony, a un certo punto. Ed è verissimo: non è la nuova confezione a far paura. Ma la sua vuotezza dentro. Lasciatelo dire: è un grandissimo peccato. Un peccato che diventa ancora più grottesco ed inquietante pensando al fatto che finalmente sta per prendere anima e corpo il sogno di una vita intera: The man who killed Don Quixote. Comincio a pregare, ogni sera, perché tu possa ritrovare la lucida follia che sembri aver perso. E nel frattempo torno ad ammirarti, anch’io come te, Lost in La Mancha.Con affetto,
Michele













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Sono d’accordo con tutto..
Abbiamo di fronte un’idea straordinaria, che sarebbe capace di incollare tutti agli schermi e lasciare a bocca aperta..ma viene sfruttata non abbastanza, e quel “poco” viene sfruttato male.
E’ un vero peccato. :/
Perchè gli effetti speciali di computer grafica sono una delizia per gli occhi.
Preferita in assoluto la scena degli specchi rotti nella corsa della ragazza..
Mi permetto di fare un azzardo: può questo deludente risultato essere dovuto alla morte di Heath Ledger?
Di sicuro la scelta di porre all’interno dello specchio “un’altra faccia” funziona, perchè non sappiamo mai chi troviamo dall’altro lato, le tante facce che un uomo può assumere…
Ma mi domando comunque…E se la morte di Ledger avesse condizionato la realizzazione finale del film??