Pena di morte: altre prospettive
14/08/2012
Recentemente la questione della pena di morte è tornata alla ribalta in seguito all’esecuzione di un minorato mentale (o presunto tale) in Texas. Il “presunto tale” deriva dal fatto che Marvin Lee Wilson era già stato condannato per rapina il 5 giugno del 1986, doveva scontare 20 anni per quel reato. Da quel che lui stesso ha scritto è uscito dopo 6 anni, nel 1992. Prima ancora, si era fatto altri quattro anni e mezzo di prigione per un’altra rapina.
I FATTI – L’omicidio per il quale è stato condannato a morte, fu commesso il 10 novembre del 1992, quindi poco dopo il rilascio dal carcere. La vittima era un informatore dei servizi antidroga della polizia. Da questi precedenti e da quel che si può trovare su di lui sul Web, vien da dubitare che Wilson fosse un minorato mentale, così come si è sostenuto solo sulla base del fatto che ha spuntato un misero 61 al test sul quoziente intellettivo. Comunque, minorato o no, il Texas è uno degli stati che ci vanno giù pesante, con la pena di morte: 484 esecuzioni dal 1982 a oggi, una cifra che conferma la sua fama di stato conservatore (anche dal punto di vista dei pregiudizi razziali, mai del tutto sopiti). I dati di Amnesty International mostrano che nel 2011 sono state eseguite 676 condanne a morte in 20 paesi del mondo, ma il dato non comprende le esecuzioni in Cina, che non rilascia informazioni ufficiali al riguardo. Sempre secondo Amnesty International, ogni anno la Cina esegue migliaia di condanne capitali e nel 2011, secondo un rapporto di Nessuno Tocchi Caino sono state circa 4000. Ma sono anche tanti i paesi per i quali i dati ufficiali sono inferiori a quelli reali. Ai primi posti, dopo la Cina, troviamo l’Iran (oltre 360 esecuzioni), l’Arabia Saudita (oltre 82) e l’Iraq (oltre 68). Il caso cinese è sicuramente il più emblematico, perché la pena di morte non costituisce una sanzione eccezionale, ma è normalmente prevista per decine di reati, anche di natura non violenta, come lo spaccio di droga, reati economici, furto, contrabbando, perfino reati informatici. Per questa ragione non ha senso inserire la Cina in qualsiasi equazione sull’utilità e sulla sostenibilità morale della pena capitale, anche se qualcosa si muove anche da quelle parti, se è vero che dal 2010 al 2011 le esecuzioni sono calate di un buon 20%.
I NUMERI - L’ottimismo suggerito da quest’ultima tendenza, però, si scontra con il fatto che recentemente sono state eseguite condanne a morte in due paesi che si riteneva fossero usciti dal girone: lo stato dell’Idaho (USA) ha ripreso le esecuzioni nel 2011, non succedeva dal 1994; il Giappone ha eseguito almeno 3 condanne nel 2012, smentendo chi pensava che l’assenza di esecuzioni nel 2011 indicasse l’inizio di una abolizione de facto. Se escludiamo i casi limite, come la Cina e i paesi islamici, per quale ragione la pena di morte continua a essere applicata in molti paesi civili? La domanda non è banale, perché nel 2011 c’erano 18.750 persone nei “bracci della morte” (anche in questo caso il dato è limitato ai paesi che forniscono informazioni ufficiali) e sono state emesse oltre 1900 condanne capitali. Solo una piccola parte di queste condanne viene effettivamente eseguita. Prendiamo il caso degli Stati Uniti. Ogni anno in USA si registrano fra i 16.000 e i 17.000 omicidi non colposi ma le condanne a morte sono scese dalle 280 annue degli anni ottanta alle 78 del 2011, anno in cui le esecuzioni sono state 43. In USA ci sono al momento 3200 persone recluse in attesa di esecuzione. Le statistiche rivelano che nel 1999 solo un omicida su 55 era punito con la pena di morte, e solo un condannato a morte su 158 veniva effettivamente giustiziato. Dal 1999 a oggi le condanne a morte e le esecuzioni sono diminuite notevolmente, mentre gli omicidi hanno avuto una flessione meno significativa (mantenendosi a oltre 15.000 omicidi non colposi all’anno).
CIOE’? – Cosa significano queste cifre? Significano che solo una parte dei responsabili di omicidio è condannata a morte, e solo una parte dei condannati a morte viene effettivamente giustiziata. Gli altri riescono a scamparla e spesso terminano i loro giorni dietro le sbarre, come se fossero stati condannati all’ergastolo. E’ quindi evidente che tutti i discorsi sull’effetto di deterrenza della pena di morte non hanno senso. La probabilità di essere individuati, condannati e giustiziati è così ridotta che ben difficilmente può avere senso sotto il profilo della deterrenza. E’ anche per questo motivo che gli studi non mostrano alcuna connessione netta tra il tasso di crimini violenti e la previsione della pena di morte per quei crimini. Anzi, a volte le tendenze sono opposte. Vari sondaggi, come uno del 2001 e altri più recenti hanno però evidenziato che la maggior parte dei cittadini americani è favorevole alla pena di morte con punte che superano anche il 70%.
PENSIERI - Tutto questo porta a una considerazione: la pena di morte non è considerata realmente un deterrente ma piuttosto una specie di giusta vendetta, una meritata punizione. E’ probabile che gran parte dei suoi sostenitori si limiti a mettersi nei panni di chi ha perso un fratello perché ucciso da un rapinatore, o una figlia perché stuprata e assassinata. Quale persona normale, nel momento in cui subisce una simile tragedia, non vorrebbe vedere morto il responsabile? E in fondo, l’ergastolo (quello vero) non è forse la morte civile, sociale e finanche fisica del colpevole? La pena di morte ha un valore simbolico (nei paesi civili che ancora la utilizzano): rappresenta la vendetta, e non è un caso che in USA i parenti della vittima abbiano il diritto di assistere all’esecuzione. Fatta questa considerazione, forse è il caso di inanellarne un’altra. Per vincere la battaglia contro la pena di morte, non basta appellarsi al suo disvalore morale e civile. Non basta dire: “è una cosa crudele, è incivile”. Chi ha subito un crimine crudele e chi si cala nei panni di chi lo ha subito, non può avere la lucidità di riconoscere al carnefice quella pietà che non è stata riconosciuta alla vittima.
PERO’ – Il discorso da fare, invece, è un altro.Bisogna ammettere che certi crimini sono così efferati, così dolorosi per chi li subisce, che è umano volere la morte dell’autore. Ma bisogna anche considerare che la pena di morte non consente di riparare all’errore, e gli errori capitano. Decine di condannati a morte si sono salvati per il rotto della cuffia perché è stata riconosciuta la loro estraneità ai fatti contestati, ma per tanti altri la prova della loro innocenza è arrivata troppo tardi. Non sapremo mai quanti sono, ma se è vero che ben 140 persone sono uscite dal braccio della morte perché erano innocenti, dobbiamo presumere che anche tra quelle giustiziate ci sia una significativa percentuale di innocenti. E quando si parla di esecuzione capitale, anche un solo errore va ritenuto significativo e inaccettabile. Ora, quando si introduce la pena di morte in un paese civile, si è sinceramente convinti che sarà applicata solo quando la colpevolezza venga dimostrata al di là di ogni ragionevole dubbio. Ma la giustizia non è una scienza matematica. Ciò che è ragionevole per uno, può non esserlo per l’altro. E viceversa. La stessa persona, per lo stesso crimine, con le stesse prove, potrebbe essere condannata a morte da un giudice, all’ergastolo da un altro, a vent’anni da un terzo, perfino assolto da un quarto giudice. Vediamo tutti i giorni l’estrema variabilità delle sentenze, le diverse opinioni dei magistrati, gli avvocati sanno bene che quel giudice è severo, quell’altro è più tollerante, e così via. La pena di morte è decisa con una sentenza, dietro le sentenze ci sono esseri umani, e gli esseri umani non sono infallibili e perfetti. Oltre alla variabilità dell’apprezzamento e delle valutazioni dei giudici (che di fatto si tradurrebbe in un preoccupante potere di vita o di morte) ci sono gli errori giudiziari veri e propri.
PROVE - Nessuna prova è mai sicura al 100%. Pensiamo alle impronte digitali. Il fatto che ci sia l’impronta di una persona sul manico di un coltello ci dice solo che quell’impronta appartiene a quella persona. Che quella persona abbia impugnato il coltello è già una deduzione. Che l’abbia usato per uccidere è una deduzione successiva. Se buttaste un coltello nell’immondizia, e qualcuno munito di guanti lo usasse per rapinare e uccidere un passante, la polizia troverebbe le vostre impronte sul coltello. Se per sfortuna vi capita qualche altra circostanza sfortunata (non avete alibi, avete qualche precedente con la giustizia, conoscevate la vittima e avevate litigato con lei giorni prima perché vi doveva dei soldi) probabilmente andrete incontro a una condanna certa. Se vi danno l’ergastolo, può essere che tra uno o cinque anni si scoprirà che il vero assassino è un altro, magari perché avete continuato a gridare la vostra innocenza e qualcuno ha deciso di credervi e di indagare. Se vi fanno un’iniezione letale… Questo è solo un esempio, anche banale, ma non impossibile. Oltre al fatto che nessuna prova può dimostrare la colpevolezza in modo assoluto, c’è la possibilità che un innocente venga incastrato. La cronaca ricorda molti casi del genere, anche ad opera di pseudo collaboratori di giustizia. A tutto questo deve aggiungersi la consapevolezza che ciascuno di noi non ha alcuna contezza diretta di ciò che succede nelle aule dei tribunali. Quando abbiamo letto sul giornale che il sig. Sempronio è stato condannato per omicidio dal Tribunale di Vattelapesca, non eravamo lì a vedere il processo. Leggiamo l’intervista al difensore e ci pare che abbia un sacco di ragioni. Ma leggiamo quella al pubblico ministero e anche lui ha un sacco di ragioni. Ma chi ha veramente ragione? Come ha fatto il giudice a stabilire che Sempronio era colpevole? Quanto era attendibile la testimonianza di Caio? Perché nessuno mi ha fatto vedere che faccia ha l’imputato? Perché non posso sentire cosa ha da dire in sua difesa? Perché Sempronio non lo conosco, né conosco il giudice, e nemmeno il PM o l’avvocato. Non so nemmeno dove si trovi Vattelapesca. Dobbiamo fidarci di ciò che leggiamo, dobbiamo fidarci del giudice. Questo va benissimo, ma se si parla di una condanna a morte… Non credo che nessuno firmerebbe la condanna a morte di un uomo che non ha mai conosciuto, senza aver mai visto le prove, sentito i testimoni, visitato la scena del crimine. Ma quando un tribunale emette una sentenza, lo fa “in nome del popolo italiano”. E’ come se ciascuno di noi firmasse quella sentenza.
CONSENSO - E’ così anche negli Stati Uniti: “il popolo contro Sempronio”, recitano trascrizioni e dispositivi giudiziari. In conclusione: dato che è sempre teoricamente possibile che una sentenza sia sbagliata (perfino nel caso di una confessione) e che i cittadini non possono avere cognizione personale e diretta dei processi (al massimo possono assistere a qualcuno di essi) è bene ridurre al minimo il rischio che una sentenza ingiusta produca un danno irreparabile, come la morte di un innocente. E questo significa che è meglio fare a meno della pena di morte, a prescindere da qualsiasi considerazione su quanto sia giusta e accettabile dal punto di vista etico e morale. Forse, ragionando in questi termini e mettendo da parte moralismi e buonismi, si riuscirà ad allargare il consenso per l’abolizione della pena di morte anche in quei paesi dove questa punizione, scusate il gioco di parole, è proprio dura a… morire.












PRIMO: non considerare Cina e Iran, perchè non rilasciano dati ufficiali, significa essere degli ipocriti e dei vigliacchi. SECONDO: abolire la pena di morte non significa essere “civili”, ma solo stupidi e debosciati. TERZO: non cvapisco perchè la clemenza deve essere decisa da qualcuno che non può capire i familiari delle vittime e non, eventualmente (perchè accade spesso, basta ascoltare le dichiarazioni!), da loro. QUARTO: MORTE AGLI ASSASSINI E AGLI IPOCRITI: FLAGELLO A LORO!!!!!!!!!!!!
“PRIMO: non considerare Cina e Iran, perchè non rilasciano dati ufficiali, significa essere degli ipocriti e dei vigliacchi.”
Sei capace a leggere un articolo o ti serve un interprete?
E sedare i sanguinari assatanati no?
Non so con precisione , ma ho letto da qualche parte che la formula “occhio x occhio, dente x dente” non abbia dato risultati positivi come deterrente anzi crimini in aumento ovunque, crimini che vengono condannati con la pena capitale. Certo le vittime avrebbero anche il diritto di chiederla, ma allora chiedono vendetta o giustizia? L’errore umano esiste da quando esiste l’uomo e un errore come quello di arrostire una persona o avvelenerla con la puntura letale,(atrocità indicibili per vero) è un errore irreparabile per sempre. Poi noi abbiamo due martiri quali Sacco e Vanzetti che ce li hanno rispediti cadaveri un po ustionati , sembra che per Sacco di più perchè non ha funzionato bene la cuffia ovverosia la spugna non sufficientemente bagnata. Oddio da queste latitudini nei secoli scorsi non ci siamo fatti mancare niente, si bruciava a tutto spiano e a Giordano Bruno si è ficcata una maschera di ferro con tubo e aculeo per forare lingua e palato. Io l’ho vista riprodotta ovvia, ma ancora mi tremano le gambe. Non credo che sia il massimo assassinare come l’assassino se pur in un lettino, o in un cappio scorsoio, o ballare i polpastrelli sui braccioli della poltrona, o fare centro da una finestrella al cuore. Temo di banalizzare riconosco di non essere all’altezza , ma “cazzo” la pena di morte comminata dal Boia di Stato non mi piace
Non so con precisione , ma ho letto da qualche parte che la formula “occhio x occhio, dente x dente” non abbia dato risultati positivi come deterrente anzi crimini in aumento ovunque, crimini che vengono condannati con la pena capitale. Certo le vittime avrebbero anche il diritto di chiederla, ma allora chiedono vendetta o giustizia? L’errore umano esiste da quando esiste l’uomo e un errore come quello di arrostire una persona o avvelenerla con la puntura letale,(atrocità indicibili per vero) è un errore irreparabile per sempre. Poi noi abbiamo due martiri quali Sacco e Vanzetti che ce li hanno rispediti cadaveri un po ustionati , sembra che per Sacco di più perchè non ha funzionato bene la cuffia ovverosia la spugna non sufficientemente bagnata. Oddio da queste latitudini nei secoli scorsi non ci siamo fatti mancare niente, si bruciava a tutto spiano e a Giordano Bruno si è ficcata una maschera di ferro con tubo e aculeo per forare lingua e palato. Io l’ho vista riprodotta ovvia, ma ancora mi tremano le gambe. Non credo che sia il massimo assassinare come l’assassino se pur in un lettino, o in un cappio scorsoio, o ballare i polpastrelli sui braccioli della poltrona, o fare centro da una finestrella al cuore. Temo di banalizzare riconosco di non essere all’altezza , ma “cazzo” la pena di morte comminata dal Boia di Stato non mi piace (non qui e non cosi ho scritto questo commento)
Sono assolutamente in disaccordo con la tesi di fondo dell’articolo.
La moratoria della pena di morte dev’essere una battaglia di civiltà e cultura, non ha senso ridurla a mero scrupolo cautelare dalle poche pretese.
L’esecuzione di Stato con tanto di spettatori al seguito è una barbarie medievale indegna di una società evoluta, una pratica tribale troglodita che ci riporta indietro di tremila anni, come se dall’antico testamento ad oggi l’umanità fosse caduta in letargo.
E questa è un’assunzione di consapevolezza ben diversa dal dire “sarebbe anche giusta la pena di morte, ma siccome non siamo certi della colpevolezza non la comminiamo”, anche perché nei casi di flagranza di reato non cambierebbe nulla…
Sì, però “Sei un barbaro troglodita!” ha meno appeal di “Guarda che potrebbe esserci un errore!”: laddove l’opinione pubblica rimane in maggioranza favorevole alla pena di morte, l’appello al “senso di civiltà” rischia di essere una vox clamans in deserto. Argomentazioni di tipo più pragmatico possono ottenere maggior ascolto.
Anche se come ha commentato un lettore si dovrebbe abolire la pena di morte perche’ e’ proprio sbagliata eticamente ma se farne una questione di risultati perche’ in effetti non e’ un deterrente anzi il contrario dovesse servire a farla abolire sarebbe gia’ un inizio visto che certa gente e’ ottusa ed assetata di sangue e non mi riferisco alle persone vicine a chi e’ statp vittima di assassini o simili ma a tutta quella gente che difende a spada tratta la pena di morte come s efosse la cosa piu’ giusta enormale del mondo.