I tentacoli della criminalità organizzata si stanno diffondendo nel Regno Unito e le città inglesi stanno diventando sempre più luoghi chiave per le operazioni di riciclaggio.
La settimana scorsa in Gran Bretagna la Commissione sul gioco d’azzardo
ha sospeso la licenza del Paradise Bet Ltd, una società con sede nella periferia ovest di Londra, a Hounslow che opera come paradisebet.com ed è autorizzata alla raccolta delle scommesse sportive nel Regno Unito. Forte dell’esperienza acquisita in tanti anni, è diventata tra i principali bookmaker europei, e conta decine di migliaia di giocatori in tutto il mondo. In Italia si è distinta per le importanti sponsorizzazioni delle squadre di calcio del Pescara e Messina. La società è stata chiusa e i suoi beni sono stati messi sotto sequestro dalla polizia italiana in quanto parte di una operazione più vasta per bloccare le attività criminali del clan pugliese dei Parisi, i cui membri sono accusati di tentato omicidio, traffico di droga e riciclaggio di denaro sporco.
SAVINUCCIO DA JAPIGIA - Savino Parisi, 48 anni, capo del clan e radicato nel quartiere Japigia di Bari, aveva da poco terminato di scontare 14 anni di carcere per reati di mafia e aveva immediatamente ripreso le redini dell’organizzazione con lo sviluppo di attività illecite. Insieme a lui, politici e uomini d’affari, sono stati arrestati ad inizio dicembre nell’ambito dell’ operazione Domino da parte dei militari del gruppo investigativo sulla criminalità organizzata di Bari, dove Paradise Bet ha un ufficio operativo e in collaborazione con il Serious Organised Crime Agency inglese. L’indagine, nata oltre tre anni fa e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia barese, ha inferto un colpo durissimo alle organizzazioni mafiose della regione, proprio perché ha centrato i patrimoni, cioè il cuore dell’organizzazione. 83 le persone colpite da ordinanza di custodia cautelare, 227 gli immobili sequestrati tra ville, appartamenti a Bari e Montecatini Terme, capannoni industriali a Baricentro di Casamassima e Mantova, quasi 700 conti correnti bancari, 61 autovetture lussuose, 9 scuderie, 71 cavalli, 35 imprese e quote sociali di società con fatturati di svariati milioni di euro, tra le quali la Sport&More con sede in molte città. Il valore dei sequestri è pari a 220 milioni di euro. A tutti vengono contestati reati pesantissimi: associazione a delinquere di stampo mafioso, tentato omicidio, traffico internazionale di stupefacenti, usura, turbativa d’asta e riciclaggio. Ma gli investigatori ritengono che i beni sequestrati sono solo la punta di un iceberg. L’ex presidente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata, Francesco Forgione, ha redatto un elenco degli investimenti sospetti a Londra, dove l’Italia ha tre principali gruppi di criminalità organizzata – mafia siciliana, ‘ndrangheta e camorra napoletana. La ‘ndrangheta vanta un fatturato di £ 40 miliardi, che è più grande del PIL di Estonia e Slovenia messe insieme.
DA PALERMO A SECONDIGLIANO - L’elenco di Forgione, comincia
con i membri della famiglia Graviano, i capi del clan di Brancaccio, fino ad arrivare all’Alleanza di Secondigliano, il clan camorristico sospettato di possedere numerosi negozi a Londra, che nascondono sotto la vendita di falsi prodotti di marca, il traffico di droga e che servono a coprire la latitanza di molti boss. Forgione fa il nome di una sede a Londra, di consulenze finanziarie, che è legata alla ‘ndrangheta del clan Fazzari, una forza importante nel controllo del traffico di droga. “Due presunti membri del clan Aracri, che controlla gran parte della città di Reggio Emilia, si sono insediati nel West End di Londra, acquistando molte proprietà“, ha aggiunto. “A Londra non hanno ucciso ancora, per ora si limitano ad investire“. Forgione ha dichiarato che in Italia i tentativi di rintracciare i boss erano stati potenziati con l’introduzione nel 2004, di un mandato d’arresto a livello europeo, da quando quattro mafiosi erano stati arrestati nel Regno Unito e mandati a casa in manette. Nel 2005 era toccato ad Antonio La Torre, un boss della camorra che era riuscito a creare un piccolo impero commerciale tramite una operazione di riciclaggio di denaro ad Aberdeen. Il business si fondava sull’ olio di oliva e sul prosciutto di importazione e su un ristorante che offriva posti di lavoro a napoletani, tra i quali Roberto Saviano, che in seguito avrebbe descritto il suo soggiorno scozzese in Gomorra. “Grazie al mandato europeo, La Torre è stato arrestato, ma solo per i crimini commessi in Italia“, ha detto Forgione. “Nessuna proprietà è stata sequestrata ad Aberdeen, e quindi è tutto potenzialmente ancora in possesso degli uomini del suo clan“.




Speriamo non si debba arrivare ad un’altra strage perchè si muova qualcosa
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