In uno dei primi cinepanettoni, Vacanze di Natale, quello del 1983, firmato dai fratelli Vanzina l’avvocato Covelli (interpretato da Riccardo Garrone), davanti all’albero di Natale gonfio di pacchi luccicanti, prima dell’assalto dei regali, viene invitato a fare un discorso davanti alla famiglia riunita ed esclama soltanto: “Beh… e anche questo Natale se lo semo levato dalle palle”.
Una battuta un po’ grossolana, ma che sgombra il campo dalla retorica di questi giorni, di cui – come accade per tortellini, lasagne, arrosto, capitone, pandoro e panettone – abbiamo fatto indigestione. La retorica del “mulino bianco”, dell’armonia, della famiglia felice: la tavola imbandita, il nonno che racconta la fiaba, il papà che si traveste da Babbo Natale, la mamma che sorride dolcemente e i bambini che sono tutti belli, buoni e felici che cantano in coro. Un mondo perfetto.
Ma sgombra il campo anche dall’antiretorica, anch’essa fastidiosa, di chi – magari mentre s’abboffa di lasagne e panettone – ci ricorda che proprio mentre ci strafoghiamo nel mondo c’è tanta gente che muore di fame, che soffre in una bolgia d’ospedale o che si trova nel bel mezzo di una guerra. Cose che sappiamo, che succedono, ma che ci lasciano sostanzialmente indifferenti tutti i giorni dell’anno. Perché dovrebbero impressionarci di più nel giorno di festa? Perché nel mondo perfetto diventiamo improvvisamente tutti più buoni?
Anche questi articoli rischiano di essere retorici. Perché Natale è un rito che il logorio della vita moderna ha trasformato in un rituale. Un inno al consumo, con lo stanco ciondolare di maree di gente alla ricerca dell’ultimo regalo strabiliante e perfetto, i 3,2 miliardi di euro spesi dagli italiani anche quest’anno solo per imbandire la tavola di Natale, dei quali circa un terzo finirà direttamente nel bidone della spazzatura. Rituale rischia di essere anche il richiamo a pensare di più ai poveri, ai deboli, a quelli più sfortunati. Magari con un piccolo gesto, che spesso finisce per odorare anch’esso di ipocrisia. Un modo perfetto per sentirsi davvero più buoni. In fondo è Natale, no?




Anche io, ieri sera ho sentito qualcuno che al telefono diceva: “Sì, ma che palle questo Natale!”, e forse, ma dico solo forse sarà successa la stessa cosa anche a te. Ebbene, Natale è proprio questo; rimanere delle scorbutiche, scontrose, spigolose persone che tutti i giorni scelgono di fare quello che la linea ideale che hanno scelto per se stessi detta loro, il che non le fa divenire meno rompic…anzi! Però ogni piccolo atto compiuto in questa maniera è un mattoncino che costruisce e non distrugge. E non solo il 25.
Ciao
MT
Ehi, sì anche a me è successo, più o meno attorno alle 21.30…lo stesso a te?
Per il resto, è esattamente quello a cui pensavo (e penso): Costruire la nostra vita non aspettando le parentesi di un’improbabile “perfezione” (che poi è tutt’altro che perfetta, pensa al Natale in casa Cupiello) ma giorno per giorno, con le nostre spigolosità, i nostri contrasti (o , come preferisco dire io, i nostri diversi punti di vista).
E con un occhio sempre rivolto al futuro: un futuro da far diventare per quanto possibile un po’ meno peggio del presente, simboleggiato dal sorriso di quel bambino di più o meno 2000 e passa anni fa.
Un sorriso come preferisci
C.