Ilva, i soldi li tiriamo fuori noi
di Dario Ferri - Il decreto e quei 70 milioni dirottati su Taranto
Come da tradizione ormai ventennale, l’Ilva è il migliore esempio italiano di situazione in cui si privatizzano i profitti e si socializzano le perdite. Il Fatto quotidiano ci racconta infatti una particolarità del decreto:
Nel decreto legge licenziato dal governo per la bonifica di Taranto ben 70 milioni di euro sono fondi destinati al finanziamento a tasso agevolato che presumibilmente saranno utilizzati dalla stessa Ilva. Si tratta di risorse che provengono dal “Fondo rotativo per l’attuazione del Protocollo di Kyoto”, istituito dalla finanziaria del 2006. Un fondo che dovrebbe riguardare interventi per le energie rinnovabili e il risparmio energetico e che, invece, ora sarà dirottato alla bonifica del sito tarantino. “Per me è una grande vergogna – dice al Fatto il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli – perché l’Ilva ha avuto utili negli ultimi 3 anni e si prende soldi dallo Stato che, tra l’altro, sono collocati in un capitolo destinato al solare e all’efficienza energetica”.
Probabilmente, spiega Salvatore Cannavò, a usufruire di tali stanziamenti non sarà solo l’Ilva ma tutte le imprese collocate nell’a re a di bonifica, come ad esempio l’Eni:
Quello che è certo è che finora, di soldi stanziati per ripulire l’inquinamento ultradecennale provocato dall’Ilva e dalle altre industrie velenose, si sono visti solo quelli pubblici. Che, però, servono soprattutto a intervenire sulla città, sul Porto o direttamente nel quartiere di Tamburi, quello maggiormente colpito dalle polveri di carbone. Il decreto emanato dal governo, infatti, ha stanziato 336 milioni di cui 329 pubblici e 7 milioni privati. In questa cifra sono ricompresi i 70 milioni di cui parla Bonelli, soldi certi, esistenti nel Fondo apposito. Così come sono certi i 110 milioni che provengono dal Fondo Sviluppo e Coesione della Regione Puglia, i 20 milioni del Ministero dell’Ambiente, stanziati per il “fe – deralismo amministrativo” o, ancora i 90 milioni che provengono dal Programma di Ricerca e Competitività.
Sono risorse che devono provvedere agli interventi individuati dal Protocollo di Intesa del 26 luglio siglato tra governo, Regione, Provincia e Comune:
Ma anche in questo caso si tratta di provvedimenti già previsti in passato, come nel Protocollo di intesa del 2009, e finora mai avviati. Ad esempio per il quartiere Tamburi sono previsti solo 8 milioni di euro ma “in un analogo protocollo d’Intesa del 2005” r icorda ancora Bonelli, “e ra n o stati destinati 50 milioni di euro per la bonifica del quartiere Tamburi e 25 milioni per quella del Mar Piccolo: soldi spariti nel nulla e che a Taranto non sono stati mai utilizzati”. Non è ancora previsto l’intervento necessario a mettere in sicurezza l’im – pianto siderurgico per ottemperare alle disposizioni del Tribunale del Riesame. Che nella sua ordinanza impone di utilizzare gli impianti “per realizzare tutte le misure tecniche necessarie per eliminare le situazioni di pericolo”.












stiamo mantenendo buttando soldi per tenere in vita la società del ponte sullo stretto di messina mi sembra giusto sistemare l’ilva.
Una società come l’Ilva che fattura miliardi sulle spalle della salute di migliaia di persone va punita e bloccata immediatamente a cominciare dalla proprietà che sotto gli occhi di tutti ha commesso un massacro avvelenando la nostra gente senza mai preoccuparsene minimamente. Ma tanto sicuramente a questi omicidi non verrà mai fatta giustizia anzi gli diamo ancora una mano come se fossero loro le vittime! Assurdo! Magari con quei soldi costruiranno un altro bel altoforrno. La politica italiana come al solito si mette a 90 gradi davanti a chi è ricco es ha potere. Vergognatevi. Ma non avete dei figli a cui volete dare un futuro migliore?