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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 24 dicembre 2009 alle 12:22 dallo stesso autore - torna alla home

Ne parlano un po’ tutti, e lo mette in evidenza il Corrierone: “Perché la salma di Enrico De Pedis, il boss della banda della Magliana noto come «Renatino», è stata sepolta nella basilica di Sant’Apollinare? A questa domanda prova a dare una risposta la procura di Roma.Nell’ambito degli accertamenti avviati anche con la testimonianza bis di Sabrina Minardi, la superteste che ha accusato Renatino del rapimento e dell’omicidio di Emanuela Orlandi su ordine del cardinale Paul Marcinkus, sono stati sentiti come testimoni dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, monsignor Pedro Huidobro, appartenente all’Opus Dei, rettore della Basilica, e l’ex rettore, monsignor Pietro Vergari. La procura ha anche sentito la vedova di De Pedis, Carla Di Giovanni. Il boss della banda della Magliana fu ucciso in un agguato a Roma il 2 febbraio del 1990“.

m 1142 La banda della Magliana, la Orlandi e quel boss seppellito in chiesaChe Enrico De Pedis detto Renatino non fosse un santo lo sanno un po’ tutti, anche se, a causa della morte, nessuna sentenza di tribunale riuscì a condannarlo. Anche perché nel frattempo il boss della Magliana (in realtà un testaccino-trasteverino) era riuscito a trovarsi difensori d’eccezione come i Vitalone, che agendo nel processo e, probabilmente, anche fuori dal processo, gli avevano fatto dare una serie di assoluzioni con formula dubitativa. Ma da qui a dimostrare che Renatino c’entri davvero qualcosa con il rapimento di Emanuela Orlandi, come vorrebbe la Procura di Roma e infatti all’avviso di garanzia consegnato – pare – a Libero Angelico detto Rufetto (che oggi a Roma gestisce un ristorante) e Angelo Cassani detto Ciletto, non è succeduta alcuna richiesta di custodia cautelare, nonostante il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove, per gente sospettata di sequestro di persona e omicidio di una quattordicenne, ci sia. E’ evidente, a questo punto, che non ci sono evidenze che permettano di agire, anche se ce n’è per dare in pasto ai giornali qualche storia. Cose che capitano.

D’altronde, la tesi che vorrebbero portare avanti il procura aggiunto Capaldo e Simona Maisto sembra un pochino ardita: la Orlandi venne rapita da De’Pedis per sollecitare il ritorno di un prestito della bellezza di venti miliardi effettuato al Vaticano da lui e Diotallevi in collaborazione con altri strozzini collegati alla Banda, prestito servito a Marcinkus per foraggiare, a quanto pare, Solidarnosc. In bocca al lupo: non appena si riuscirà a spiegare come mai la rapita, durante il rapimento, nonostante fosse viva secondo la testimonianza di Sabrina Minardi, non ha mai dato un segno di esistenza in vita, e che fine hanno fatto tutti quei soldi. Poi, psicologicamente, anche perché uno come De’ Pedis, pauroso e devoto nei confronti dei poteri forti – o di quelli che lui identificava come tali – ad un certo punto abbia deciso di sfidare il potere più forte di tutti.

La vicenda di Sant’Apollinare tocca comunque un nervo sensibile: un po’ perché a un certo punto era circolata una leggenda metropolitana che voleva la Orlandi seppellita insieme a Renatino, un po’ perché un boss mafioso in chiesa fa sempre scandalo. Come abbiano ottenuto l’autorizzazione i famigliari si sa: a suon di corpose donazioni che, quando era ancora in vita, aveva fatto alla struttura. E poi c’è anche un aneddoto, raccontato dagli amici di De’ Pedis, che voleva il boss essere in realtà figlio illegittimo di un nobile che a sua volta era stato seppellito sempre a Sant’Apollinare. Una leggenda metropolitana anche questa?

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