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pubblicato il 24 dicembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

“Me lo presentò come un suo carissimo amico”. Filippo Alberto Rapisarda, un imprenditore vicino a Cosa Nostra e vecchio datore di lavoro del senatore , raccontava così del legame tra lui e Ugo Martello, il mafioso appena arrestato a Milano.

dia 250 Blitz antimafia: arrestato lamico di DellUtriProprio nel giorno della pubblicazione dell’intervista in cui uno dei massimi simboli antimafia, lo scrittore Roberto Saviano, elogia il ministro degli Interni del Governo Berlusconi, Roberto Maroni, per l’”azione di contrasto militare contro i clan”, a Milano viene arrestato Ugo Martello, un mafioso che in passato aveva avuto un rapporto diretto con uno dei più fedeli collaboratori del Premier Silvio Berlusconi, sia nella sua attività imprenditoriale che politica, ovvero il senatore Marcello Dell’Utri, già condannato e tuttora sotto appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Davanti ai giudici in più occasioni si è fatto riferimento a questo legame.

COSA NOSTRA A MILANO - Nel 1994, ad esempio, era il pentito Gaspare Mutolo a fare un collegamento tra Marcello Dell’Utri e il mafioso Ugo Martello, detto Tanino, che il ministro Maroni oggi descrive come “esponente della mafia palermitana a Milano” e “referente importante da oltre 40 anni”. Non a caso Mutolo citava Martello proprio relativamente agli interessi di Cosa Nostra a Milano. Il ricavato delle attività illecite, riferiva Mutolo, veniva reinvestito nell’edilizia principalmente, ma c’erano anche coloro che, specificava il pentito, come “i fratelli Bono, Ugo Martello e Salvatore Enea, operavano ad un livello più alto e importante dal punto di vista imprenditoriale”. Martello ed Enea – come dimostreranno le attività della Criminalpol e come ricordano Leo Sisti e Peter Gomez ne “L’Intoccabile, Berlusconi e Cosa Nostra” – trattavano da pari a pari con imprenditori dal fatturato miliardario. Diceva Mutolo: “Il pericolo dei sequestri, allora molto frequenti, portava gli industriali ad entrare in contatto con gli uomini d’onore, anzi a desiderarne la protezione. Chiaramente, una volta entrato in contatto con Cosa Nostra l’imprenditore non poteva e non può più allontanarsene e deve consentire alle varie richieste che possono venire dagli uomini d’onore con cui è entrato in contatto. Tra queste, indubbiamente, c’è anche il reimpiego di capitali d’illecita provenienza”.

DISSE MANGANO - Poi Mutolo, inquadrato il contesto, entrando nei particolari, parlava di un legame tra Martello e il dirigente Publitalia: “Mentre eravamo in carcere insieme, Vittorio Mangano mi disse che alcune somme di denaro provenienti da Pippo Calò, Salvatore Riina, Ugo Martello e Pippo Bono, erano state reinvestite a Milano da parte di Dell’Utri, che veniva considerata una persona seria, cioè affidabile ai fini della nostra organizzazione. Sempre Mangano in passato mi disse che Dell’Utri era stato vicino a Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti”. E in effetti l’ufficio di Martello in via Larga a Milano, poco distante dal Duomo, era frequentato anche da personaggi del calibro di Robertino Enea, i fratelli Pippo, Alfredo Bono, Mimmo Teresi, Gaetano Cinà, perfino Stefano Bontate e Tommaso Buscetta. E’ proprio lì, ad esempio, che ad inizio ani ’70 Bontate, Teresi, Cinà e Francesco Di Carlo, poi pentito – sarà lui a raccontare l’episodio – si incontreranno prima di presentarsi al cospetto di Dell’Utri e un suo amico, un rampante imprenditore milanese di nome Silvio Berlusconi.

L’AMICO DELL’UTRI – Ma c’è di più. Qualcuno che conosce molto bene Dell’Utri, meglio di Mutolo, era riuscito già precedentemente a dare dettagli più precisi. E sorprendenti. Ben prima di Mutolo, infatti, aveva provveduto già il finanziere siciliano in odore di mafia Filippo Alberto Rapisarda, col quale Dell’Utri ha lavorato per parecchio tempo, fin dalla fine degli anni ‘70, a raccontare – nel 1987 – di un incontro ravvicinato tra il senatore e Martello. Rapisarda era un conoscente dei vertici di Cosa Nostra, il “braccio finanziario di ambienti affaristico-malavitosi” (si definiva così in privato), raccontava di aver assunto Dell’Utri perché indicatogli da Gaetano Cinà, un mafioso che Rapisarda considerava letteralmente “uno a cui non si poteva dire di no”. Ecco cosa ricordava del mafioso appena arrestato: “Negli uffici di via Chiaravalle (sede dell’Inim, centro dell’impero di Rapisarda, nda) veniva spesso un amico di Marcello Dell’Utri che poi seppi dai giornali essere il latitante Ugo Martello. Dell’Utri me lo presentò come un suo carissimo amico, specificando che si trattava di una persona di tutto rispetto… Marcello mi disse che una sua società era rimasta creditrice della Venchi Unica. Quel debito, aggiunse Dell’Utri, “fallimento o non fallimento, andava onorato se non si voleva incorrere in dispiaceri”. Coincidenze, paradossi, anomalie? Sicuramente, e più semplicemente, cattive amicizie.

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