Il ragazzo gay aggredito perché era in bagno

di - La denuncia dell'Arcigay palermitana, che ha organizzato un flash mob

Il ragazzo gay aggredito perché era in bagno
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Un giovane omosessuale è stato picchiato ieri sera in un pub nel quartiere storico della Vucciria a Palermo da un uomo che si è poi allontanato.

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IL CASO - A denunciare l’episodio di omofobia è l’Arcigay, che ha messo a disposizione il suo ufficio legale per assistere la vittima, e che per domani sera organizza un flash mob a difesa dei diritti delle persone lesbighe, gay bisex e transgender in piazza Caracciolo, nel cuore della Vucciria assieme all’associazione Articolo Tre. “La Vucciria, e quel locale in particolare sono dei posti in cui ci sentiamo a casa, frequentati liberamente da persone LGBT: vogliamo che continuino ad esserlo, così come il resto della cittè e d’Italia”, si legge in una nota.

IL RACCONTO - “Sono andato nel bagno del locale -racconta il giovane aggredito, Fulvio Boatta, in un comunicato- e una volta uscito un uomo di circa 60 anni ha iniziato a insultarmi, insinuando che non avessi risposto mentre lui bussava alla porta, segnalando il tal modo che il bagno era occupato perché, essendo gay, volevo che lui entrasse in bagno mentre c’ero io. Al mio diniego ha iniziato a insultarmi urlando, e dato che cercavo di allontanarmi, mi ha schiaffeggiato, uscendo poi dal locale e facendo perdere le sue tracce”. Boatta sollecita norme contro l’omofobia: “Deve per forza scappare il morto, affinché vi sia una legge? Devo per forza avere un occhio nero e il naso rotto per urlare allo scandalo?”, si chiede il giovane.(AGI)

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(Photo Credit/Getty Images)

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133 Commenti

  1. Fabio scrive:

    Grazie, ma i ruoli sono già al completo, non abbiamo più posto per nes
    sun precario.

  2. Hyksos scrive:

    I gay m’han rotto il cazzo! ma su Giurnalettismo sta solo a parlar di froci?

  3. Crisalide scrive:

    Mi rivolgo a Francesco, avendo letto, per intero, lo scontro verbale con Delia e BlackIsBlack. Tranquillo, non ti darò dell’ignorante!
    Vorrei, anzitutto, agganciarmi a una tua osservazione circa la differenziazione uomo-donna e il tuo “timore” che questa venga meno. Mi permetto di tranquillizzarti, ricordando che i diversi gusti sessuali non comportano una perdita dell’identità di genere. Una donna resta una donna pur amando un’altra donna. Mi ha sempre fatto una certa impressione chi, sulla scia di consolidatissimi luoghi comuni, si domanda chi “vesta i panni” del sesso opposto in un rapporto omosessuale. Non è una questione di parti: ciascuno, nella coppia, continua a essere ciò che è. Non c’è alcun bisogno che si adoperi per rimpiazzare l’altro sesso e sostituirlo nelle normali mansioni domestiche e nelle dinamiche affettive e sessuali. Trovo che sia proprio quest’aspetto che in tanti non riescono a comprendere. Chi non riesce a immaginare un’alternativa all’ordinaria relazione maschio-femmina, è portato a credere che uno dei due debba calarsi in quello che viene considerato il ruolo complementare, mentre questa complementarietà non necessita affatto uno stravolgimento delle identità. Non si ha una donna più una donna che fa l’uomo, ma semplicemente una donna più una donna. O un uomo più un uomo. Punto. Le differenze sostanziali fra i due sessi continueranno ad esistere, a prescindere anche dalla “distribuzione” delle componenti maschili e femminili di cui ogni individuo è provvisto.
    Delia e BlackIsBlack hanno concentrato i loro sforzi nel tentativo di trasmetterti il significato del concetto di omofobia. Se non sono riusciti in quest’intento, credo sia semplicemente perché tu hai percepito il loro come un attacco alla tua persona. Vedi Francesco, per omofobo non si intende solo colui che aggredisce un omosessuale, o meglio, non basta avere una condotta civile e mostrare indifferenza per essere esentati dall’appellativo “omofobo”. L’avversione per un gay si esplicita anche attraverso il non riconoscimento dei diritti naturali. L’esclusione di una parte di popolazione dall’esercizio di questi diritti a titolo del proprio orientamento sessuale (quello che tu hai chiamato superficialmente -non in malafede, immagino- ideologia; l’ideologia è un pensiero: si matura con la conoscenza di una tematica e l’elaborazione di un’opinione; può essere indotta, inculcata, può subire delle evoluzioni. L’orientamento sessuale è intrinseco. BlackIsBlack, con ragione, ha puntualizzato l’errore, anche se forse poteva spazientirsi meno) è forma di discriminazione. Considerato che uomini e donne hanno il diritto di sposarsi fra di loro, negare questo diritto ai gay, che sono pur sempre uomini e donne, significa imporre un limite, una specifica per persone non in possesso di uno o più requisiti. Non ritenere le persone gay idonee a contrarre matrimonio equivale, anche se tu rifiuti per principio l’idea, a classificarli come inferiori. Per questo, la tua posizione non può essere apprezzata da un omosessuale, che vede svilita la sua battaglia per il raggiungimento di una parità e non di un privilegio. È come se, al tempo delle discriminazioni razziali, tu avessi asserito di non essere razzista, di avere amici di colore, di non considerarli inferiori a te, ma di non volere che questi andassero a votare e di non comprendere il loro accanimento nel perseguire la conquista del voto. Le obiezioni che tanti, come te, adducono, circa una saggia e ineccepibile natura che ci avrebbe intelligentemente fornito di organi riproduttivi perfettamente (in molti casi) adempienti alla loro funzione di mantenimento della specie solo nell’unione dei due opposti vagina più pene, sono altrettanto sintomatiche di omofobia, poiché significano niente meno che il rifiuto a rimettere in discussione una teoria vecchia come il mondo, che l’esistenza stessa di persone che avvertono un impulso sessuale esclusivamente (o anche) con rappresentanti del proprio sesso basterebbe a confutare . Sostenere che l’unione intima di due sessi uguali sia contro natura equivale a non riconoscere l’esistenza di una natura umana diversa da quella convenzionale, quindi elaborare teorie che presuppongono disturbi psichici o fisici in atto, quindi enunciare un’inferiorità. Anche il desiderio di maternità o paternità è staccato dall’orientamento sessuale ed è dimostrato che una coppia gay abbia le stesse credenziali di una coppia tradizionalmente composta nell’educare dei figli.
    La non accettazione di questi princìpi rientra nella definizione di omofobia, poiché identifica i gay come dei …non aventi diritto a… L’omofobo non è necessariamente un violento. Darti dell’omofobo non vuol dire associarti a individui gretti capaci di gesti insolenti che possono minare la sicurezza della persona oggetto della manifestazione omofoba. Nel tuo caso, vuol dire evidenziare la tua difficoltà a comprendere la natura dell’omosessuale e assumerla come normale, esattamente come assumi come normale il fatto che alcune persone nascano di colore, con i capelli rossi, ecc.
    Spero di essere riuscita a tradurre le parole di Delia e BlackIsBlack in un’idea da te accettabile. Tu ti sei difeso in maniera educata, ma inefficace. Questo ti ha trasformato in bersaglio e per questo mi sono intromessa. Malgrado il tuo punto di vista sia discordante dal mio, ho provato un po’ di tenerezza per te.

    • Delia scrive:

      Cara Crisalide, hai ragione, forse mi sono innervosita un po’ troppo, ma capirai che ripetere continuamente sempre le stesse cose è veramente stressante, tendo a considerare Francesco un troll, prima scaglia la pietra e poi si rinchiude nel vittimismo, tipico atteggiamento di un troll annoiato. Adesso credo che Francesco non risponderà più, forse per vigliaccheria, un omofobo scappa dalla cultura perché perde in un certo senso stabilità, è costretto ad elaborare una sua idea, ragionare per luoghi comuni è più facile di pensare e riflettere.
      P.S.: com’è andata con il fumo? Hai letto il mio “papiro”? :D

    • BlackIsBlack scrive:

      Cara Crisalide, sei una persona squisita e lo dimostri in ogni intervento che ho il piacere di leggere.
      Ti ringrazio per questo bellissimo intervento.
      Mi permetto solo di aggiungere che le discriminazioni non infastidiscono unicamente chi ne è oggetto, ma anche chi vi assiste e, pur essendo nell’area dei “privilegiati”, non le tollera per senso di giustizia e amore della logica e della razionalità.
      Vorrei anche porti una domanda: perchè pensi che a una persona che palesemente non conosce l’abc dell’argomento che vorrebbe dibattere e che manifestamente non intende informarsi prima di esprimersi in proposito, non andrebbe fatto notare che è ignorante?
      I mezzi per informarsi ci sono e sono alla portata di tutti. Perchè dovrei proteggere da se stesso un fannullone che non ha voglia di informarsi ma vuole lo stesso avere voce in capitolo su argomenti che coinvolgono la vita di milioni di persone?
      Nel caso specifico considero Fraqncesco non solo un ignorante ma anche un troll omofobo. La tattica è nota, negare la propria omofobia e chiamarsi fuori da atti di violenza per far passare in modo strisciante il concetto di inferiorità “naturale”. Lo stesso che un tempo veniva usato per le persone di colore.
      E’ una tattica odiosa e chi la utilizza deve, sottolineo deve, essere smascherato per quello che è: un individuo maligno che desidera danneggiare il prossimo.

      • Crisalide scrive:

        Ciao Delia e Black. La sola responsabilità che vi si possa attribuire è quella di aver messo Francesco con le spalle al muro, il che, di per sé, non è un male, anzi, talvolta, è inevitabile e proficuo. Tuttavia, è nella mia indole provare un po’ di pena per chi si trova solo, seppure nel torto, a difendersi da un attacco verbale, armato unicamente delle sue sicurezze che a fatica riesce a enunciare, ancor meno a dimostrare. Sempre della mia natura, fa parte anche l’ostinato e forse ingenuo credere alla buona fede degli altri. L’omofobia sappiamo essere prima di tutto una paura e, come tale, spesso non è riconosciuta. Se chiedessimo a un campione di persone se hanno paura dei gay, immagino che molti di loro risponderebbero di no, salvo poi fare i conti con un sentimento di disagio, nel momento in cui si trovassero a interagire per un periodo relativamente lungo con un/degli omosessuale/i. Si tratta solo di una mia congettura, eppure ho l’impressione che persone come Francesco abbiano la certezza di dire il vero, smentendo la propria omofobia. L’omofobia è latente, l’abbiamo già accertato e non è, come ho cercato di spiegare a Nicola, con la visibilità dell’omosessualità che essa nasce, ma attraverso quest’ultima esce allo scoperto. Spesso non ci rendiamo conto di temere qualcosa (il buio, i topi, gl’impostori, …) e non siamo capaci di misurare il nostro rifiuto verso quel qualcosa, finché non ci troviamo ad affrontarlo. Del resto, anche il concetto di parità di diritti è fuori dalla comprensione di chi parte da una base di conoscenza (o ignoranza, diresti tu Black) radicata come quella pertinente la natura umana. A seconda del punto di vista, varia il ritenere o meno innegabile il diritto ad unirsi in matrimonio esercitabile da tutte le tipologie di coppie. Se si considera che la legge (lo Stato, la Chiesa o chi per loro) sposi uomini e donne fra di loro, dunque sposare uomini con uomini può essere visto come un beneficio aggiuntivo di cui godrebbe una categoria di persone con l’esecuzione di un nuovo decreto. Se si considera che la legge sposi le coppie formate da soggetti deliberatamente spinti a contrarre un matrimonio, allora i gay, malgrado chi ritenga che il tipo di coppia uomo+uomo o donna+donna non sia nemmeno da prendersi in considerazione, non dovrebbero, in alcun modo, essere privati di questa facoltà Da qui, l’uso che noi riteniamo improprio di espressioni come “legge pro-gay”. Lo schema mentale “coppia=uomo+donna” è fra i più difficili da smontare. In più, l’omofobia, come idea, ha assunto un’accezione più che negativa, poiché ad essa sono associati episodi di violenza, non solo di “pacifica incomprensione” e di questo forse dobbiamo dare il merito alla diffusione mediatica, come suggeritomi dal commento di Giannini . Ne deriva che a nessuno faccia piacere sentirsi etichettato con una formula che l’accomunerebbe a un criminale, dal cui operato estremo egli stesso si dissocia.
        Black, la parola “ignorante” viene facilmente percepita come un insulto, anche se non lo è. Diciamo che evidenziare l’ignoranza di qualcuno sia come puntare una torcia su un limite di cui non si ha piena consapevolezza e che ci può mettere in una condizione di disagio e inferiorità rispetto a un gruppo nel quale si era tentato l’inserimento. Io stessa avrei un dispiacere se leggessi quest’aggettivo rivolto a me, sebbene per primissima mi ritenga tale. Un conto è ammetterlo e dichiararlo, un altro è scoprirlo attraverso il giudizio di un altro. Quasi sicuramente poi, superato il risentimento e magari la vergogna, tenterei di rielaborare il concetto. Chi mi accusa di ignoranza di un tema, a meno che non mi definisca tale con l’unico intento di offendermi, ma senza una rilevanza in più che se mi dicesse “scema”, mi informa circa una mia lacuna. La mia intelligenza (presunta, non mi sto lodando da sola!) dovrebbe suggerirmi che questo è un buon pretesto per variare la mia posizione, in funzione di un sapere nuovo. O quanto meno di informarmi e risparmiarmi delle figuracce! Non siamo tutti uguali, però. Ora, tu hai ragione, ma ho percepito che Francesco (e adesso mi spiace un po’ parlare di lui in terza persona) abbia accusato parecchio il colpo e abbia reagito alla sua maniera, tra l’altro con educazione, finché non ha poi perso la pazienza e mi pare abbia dato dell’ignorante a te (ora non ho i post sott’occhio). Lui, fermamente convinto di essere nel giusto, si è visto braccato e sbugiardato. Per questo, ho iniziato il mio messaggio per lui con la premessa che non gli avrei urlato anch’io “ignorante”. Non volevo spingere la lama nella ferita e volevo provare se con l’approccio sperimentale della dolcezza sarei riuscita a inserirmi nel suo canale di ricezione. Alla fine, non ho fatto altro che ripetere le cose che avete scritto voi, ma usando un tono diverso. Facile, non essendomi coinvolta prima nella conversazione, avevo la calma di chi prova a spiegare, senza dar nulla per scontato.
        Mi piacerebbe adesso trovare una sua risposta. Non mi aspetto nessun miracolo, ma sono curiosa.
        Delia, ho letto il “papiro”. Non ti ho risposto immediatamente, perché lì per lì non avevo nulla da aggiungere. Poi, come avrai intuito dal mio ritardo qui, mi sono dedicata ad altro e non mi sono connessa per un po’. Cosa posso dire? Tu hai perfettamente ragione ed è insensato che ti giuri che fumo poche sigarette al giorno, che il danno cagionatomi è minore di quello che tu descrivi, ecc. Non cambierebbe il fatto che il fumo faccia male, che la gente muoia di cancro e che io lo sappia. Solo una cosa desidero precisare ed è in riferimento alle affermazioni di Jennifer. Non è vero che disprezzo la vita e questa è un’imputazione pesante e non dimostrabile. Apprezzo la mia vita con tutte le sue imperfezioni: il fumo è una di queste. È un limite personale, è un vizio a cui cedo. A cui ho scelto di cedere. Poco saggio, ok. Prego gli altri di lasciarmelo fare ancora per un po’! E per la cronaca: non infliggo il mio fumo passivo a nessuno. Ciao!

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