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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 24 dicembre 2009 alle 11:00 dallo stesso autore - torna alla home

All’Italia serve uno sguardo verso il futuro. E dopo molti tentennamenti, il ministro dell’Economia ha lanciato la sua proposta di riforma del sistema fiscale. Solo che sembra di averla già sentita. Nel 1994

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso della sua conferenzaImmagine Mef_23_dicembre_2009 stampa di fine anno ha finalmente saltato il fosso, dicendo che è “arrivato il momento di guardare al Paese nella prospettiva delle riforme”. Meglio tardi che mai. In questo quadro, quella fiscaleè una riforma fondamentale, perchè intorno al sistema fiscale ruota il rapporto fra l’economia, i cittadini e lo Stato”. Il ministro ha ragione. Il nostro sistema fiscale è stato introdotto all’inizio degli anni ’70 e mostra ormai più di una distorsione.

IL LIBRO BIANCO SUL FISCO – Secondo Tremonti, il sistema fiscale è stato drasticamente peggiorato con l’introduzione dell’Irap e marginalmente migliorato con quella del 5 per mille. Opinioni discutibili. Ma sia come sia, proprio perché si tratta di una riforma fondamentale, non s’improvvisa in due giorni. Infatti, Tremonti ha annunciato che “inizierà una fase seria di studi e discussioni, dobbiamo aprire un grande dibattito” per creare il nuovo modello fiscale”. Però il ministro ha già le idee chiare: sulla home page del sito del Ministero dell’Economia (si veda immagine qui a fianco) è stato pubblicato in contemporanea alla conferenza stampa un libro bianco che contiene le sue proposte. Si tratta di 200 pagine fitte di idee organiche di riforma. Tremonti, in estrema sintesi, propone: nuove aliquote Irpef che non superino il numero di tre e il livello del 45%, tassazione del reddito delle imprese non più alto del 35%, federalismo fiscale in comuni, province e regioni, tassazione delle rendite e tributi ambientali, rafforzamento degli strumenti anti-evasione e anti-elusione, sostegno delle fasce deboli.

UNA RIFORMA DEL 1994 – Il Libro Bianco conia 4 nuove sigle fiscali: il Tli, il tributo locale immobiliare (aliquota dal 5 al 12 per mille), il Trau, il tributo sull’automobile, il Tge, tributo generale sull’energia e il Tgs, il Tributo generale sulle società, non superiore al 35%. Le quattro ipotesi sulle nuove aliquote Irpef (la prima, due aliquote secche, una al 27% per i redditi fino a 50 milioni di lire (avete letto bene), e 40% per chi supera i 100 milioni di lire. Sono proposte discutibili nel merito, non tutte congruenti con gli obiettivi enunciati e contraddittorie rispetto ad alcune scelte già fatte da Tremonti in questi mesi (ad esempio l’abolizione dell’Ici è in contrasto con la nuova Tli). La curiosità però è il clamoroso infortunio delle cifre espresse in lire. Ma non si tratta di Tremonti Giulio 001 Tremonti, sulle tasse ritorno al passatouna rimozione dell’introduzione dell’Euro. La ragione di questo anacronismo la spiega la data di edizione sulla prima pagina del documento: dicembre 1994.

RITORNO AL PASSATO – Giulio Tremonti ha i pensato di lanciare la riforma delle tasse del futuro rieditando quella che presentò tanti anni fa, appena arrivato al ministero delle Finanze, lasciandola poi nel cassetto. E a cui diede poi parziale attuazione nel 2002, appena tornato in Via XX settembre. Insomma, riproponendo le proposte del primo governo Berlusconi. Proposte che, qualcuno ricorderà, erano ispirate alla riforma fiscale di Reagan degli anni ‘80. Una riforma che – per inciso – aprì una voragine nel deficit di bilancio USA (anche se il punto è un po’controverso). Proposte su cui varrà la pena di tornare, entrando nel merito, in modo più approfondito. Ma che non sono certo a favore della progressività dell’imposta e che vanno a vantaggio delle classi a più alto reddito. La riforma del 1994 (e successivamente quella del 2002) fu accusata di aprire deficit di bilancio perché riduceva sensibilmente il gettito, redistribuendolo poi in favore della grande impresa e dei ricchi, penalizzando le piccole aziende, gli operai e i disoccupati. Fu accusata di andare a discapito soprattutto delle classi medie. Una riforma che lo stesso governo Berlusconi non ha di fatto attuato, se non per la prima tranche, nel corso della legislatura 2001-2006. Ora il nostro Giulio ci riprova. Ci riuscirà?

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