Esteri

Putin e Stalin

24 dicembre 2009

Da ieri a oggi, i volti della Russia, gigante insicuro.

Ci son tante brutte cose nel mondo, ma in quello dei media va di gran moda, oggi, strapparsi i capelli un po’ troppo per l’autocrazia putiniana, tanto che quest’ultima è stata silenziosamente promossa a campione di riferimento per stabilire se un dato paese è da includere nel novero delle democrazie o meno. Fateci caso: tra i più spietati censori della Russia attuale ve ne sono parecchi che qualche decennio fa verso l’Unione Sovietica della rincorsa agli armamenti mostravano una partecipe comprensione: in fondo l’Occidente non “istigava odio” con la retorica dell’Impero del Male? Beati personaggi ai quali l’incubo polare degli Arcipelaghi Gulag e l’eco terribile delle purghe staliniane non impedivano di continuare a fare pigramente le carezze al loro credo filosofico e politico. Disgraziatamente costoro hanno tuttora buon gioco da quando l’opinione pubblica si è assuefatta, a cagione dell’influenza dei chierici della religione universale democratica, a sterili, astratti ed infantili dibattiti sull’alternativa, ben poco pertinente sul piano storico, della “democrazia sì – democrazia no”. Come potesse un paese col passo pesante che la sua immane stazza transcontinentale gl’impone, nel quale la servitù della gleba fu abolita solo negli anni dell’unità italiana, uscito da secoli e secoli di zarismo, e da un secolo di comunismo, trasformarsi d’incanto in un’accettabile liberaldemocrazia europea è un mistero per chi abbia ancora conservato un minimo di senso comune, e non butti la questione sul tavolo della contesa ideologica, magari per fini di politica interna. Cosicché non deve stupire se oggi i sondaggi dicono che grosso modo un terzo dei russi dichiarino di avere un’opinione favorevole del “piccolo padre” Josif Stalin. Certo, a volte rimpiango il fatto che non vi sia stata una Norimberga anche per i crimini comunisti, col corollario esemplare della fucilazione di qualche centinaio di gerarchi rossi – nel nome dei diritti umani, naturalmente – ma se poi penso che ci saremmo dovuti sorbire un secolo di virtuoso, ostentato e democratico “anticomunismo” istituzionale da parte della solita marmaglia opportunista, allora penso che è stato meglio così, grazie a Dio.

UN PO’ DI STORIA - La Russia è sempre stata un gigante insicuro, che della sua grandezza e delle sue immense pianure ha fatto i suoi bastioni difensivi. Spaventata e umiliata dalla distanza che la separava dall’Europa, per riecheggiare le parole di Dostoevskij in una lettera allo Zar Alessandro III del 1873, ha oscillato continuamente tra l’imitazione servile dell’Occidente e la volontà di potenza, tra il disprezzo di sé e il nazionalismo aggressivo. Fenomeno nient’affatto peculiare se non per la sua inedita dimensione, almeno nel quadro della civiltà cristiana-occidentale in senso lato. Nella figura di Pietro il Grande, che procedette a tappe forzate ad un’occidentalizzazione del paese colossale tanto quanto la mancanza di scrupoli verso la vita umana che dimostrò nel realizzarla, le due pulsioni si combatterono piuttosto che combinarsi armonicamente. Non sorprende allora se per una parte della popolazione russa il dittatore georgiano che “sconfisse” i nazisti; che fu celebrato in patria come un redivivo Aleksandr Nevskij, il difensore-salvatore per antonomasia della Santa Madre Russia; che fu guida dell’URSS quando questa, su basi in realtà fragilissime, divenne un grandioso modello o un grandioso spauracchio per il resto del mondo; rappresenti ancor oggi una figura popolare del quale una memoria ultraselettiva disegna solo un profilo rassicurante e paterno.

OGGI - E’ difficile stabilire in che misura l’autocrazia putiniana sia l’espressione di una camicia di forza posta alle libertà civili e in che misura sia l’espressione del grado elementare di democrazia sostenibile dalla società russa pena la sua disgregazione, perché non c’è dubbio che l’ampio consenso di cui ancora gode il nuovo Zar di tutte le Russie non è segno solo di un’adesione acritica alla politica di “grandeur” affettata dal Cremlino, ma è dovuto in parte non trascurabile all’istinto di conservazione del popolo russo: così si conciliano gli omaggi tardivi ma ufficiali resi a Solzhenitsyn, con la discreta politica di “laissez faire” intorno al revival staliniano; le aperture “liberali” dell’attuale presidente Medvedev, con gli atteggiamenti da cane di guardia del suo boss. Quella dell’ex agente del KGB non è la versione russa del Terzo Reich, o la riedizione in nuce dell’Unione Sovietica. Per il momento – per il momento – è la politica di un gigante gracile che percorre un sentiero stretto in cerca di stabilità e continuità nello sviluppo, nelle forme assai ruvide di un gollismo in salsa russa. Ed il gollismo fu la forma pomposa con la quale la “grandeur” francese, tra uno scossone e l’altro, si adattò “nei fatti” alla pax americana.

5 commenti a Putin e Stalin

  1. “Tra i più spietati censori della Russia attuale ve ne sono parecchi che qualche decennio fa verso l’Unione Sovietica della rincorsa agli armamenti mostravano una partecipe comprensione”

    In parte è vero. Non ti sfuggirà però che è sicuramente vero l’esatto contrario: ci sono tanti campioni di anticomunismo e che avrebbero definito all’epoca l’Urss l’impero del male che ora sono i “migliori amici” degli attuali padroni di russia.
    Sulla coerenza e sull’opportunismo, come su molte altre cose, purtroppo nessuno può dare lezioni.

    Ma a parte questo dettaglio la tua analisi mi sembra centrata (forse sarà perché è natale??? ^_^)

    Un sorriso augurale

    C.

    • Sicuramente perché è Natale. Stavo già per scagliare una Basilichetta di S. Marco contro i desperados di Repubblica (ormai son proprio disperati!) quando i fiocchi di neve del Bianco Natale dalla finestra hanno richiamato l’attenzione della mia innata bontà, e mi son detto, in un empito incontrollabile d’amore: lasciamo stare, lasciamo stare per una volta quei maledetti manigoldi giustizialisti antiberlusconiani a prescindere & giacobini di Giornalettismo. Sul mio giornale di riferimento, quello che dice sempre la verità, c’era una notizia sui sondaggi di cui sopra: ho preso la palla al balzo, visto che sull’argomento sono abbastanza ferrato.
      Auguri.

  2. Neanche a farlo apposta, oggi quei citrulli di Le Monde eleggono Lula personalità dell’anno, mentre Putin è scartato in quanto protagonista in negativo di un “tentativo di ricostituire l’Impero Sovietico”:

    http://www.lemonde.fr/opinions/article/2009/12/24/lula-l-homme-de-l-annee-2009-par-eric-fottorino_1284552_3232.html

    Fra tutti i conformismi del mondo, quello progressista è il più stolido e prevedibile, non c’è proprio niente da fare…

  3. pietro

    MI sembra perfettamente logico che Zamax provi molta comprensione per Putin, dato che considera le campagne di stampa di Repubblica il vero problema dell’Italia un capo del governo che fa ammazzare i giornalisti fastidiosi è il suo idolo.
    Credo che a Zamax nel suo conformismo citrullo importi poco ma per gli altri lettori di giornalettismo lascio il link ad un elenco di giornalisti morti in circostanze misteriose in Russia negli ultmi anni ( solo un centinaio )
    http://www.affaritaliani.it/politica/giornalisti-uccisi-russia290109_pg_1.html
    il paragone con la Francia di De Gaulle è quindi ridicolo, non sono certo i fini che cerca di raggiungere che fanno di Putin un macellaio, ma i mezzi utlizzati.

  4. Z

    E’ il primo articolo che leggo di Zamax in cui la provocazione si mantiene ai margini del discorso. L’analisi mi sembra lucida e condivisibile anche se un po’ troppo machiavellica.

    Che la Russia si trovi in questa situazione anche per i motivi descritti da Zamax è una cosa, vedere invece questa sorta di autarchia parlamentare come la tappa obbligata di un processo indirizzato verso un modello liberale mi sembra un atto di fede senza molte speranze, sul modello della dittatura del proletariato.

    Concordo con Pietro sul fatto che il parallelismo tra Putin e gaullismo sia alquanto scabroso.

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