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L’atleta olimpico che corre con una gamba rotta

Manteo Mitchell ha sentito il “crack” alla sua gamba, e, comprensibilmente, da subito ha capito che non era nulla di buono. “Sembrava come se qualcuno mi avesse, letteralmente, spaccato la gamba”, ha detto all’Associated Press.  A quel punto, aveva due scelte.

 

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FINIRE AD OGNI COSTO – Mettersi da parte o continuare a correre: “Per lui, non c’era dubbio”.

Ha continuato e ha concluso la prima frazione della 4×400 staffetta maschile alle Olimpiadi di Londra 2012, poi si è messo da parte e ha guardato gli altri americani che continuavano a correre mentre i medici confermavano la sua diagnosi: perone sinistro fratturato. Aveva corso gli ultimi 200 metri con l’osso rotto: non male davvero, considerando che ha chiuso la prima frazione con “un rispettabile 46 secondi”, dice l’agenzia di stampa internazionale. La frattura è comunque poco grave e la gamba tornerà come nuova da sola: “Anche se questo è uno sport individuale, ci sono tre persone che dipendono da te, e il mondo intero che ti guarda. Non vuoi certo deludere nessuno”, ha detto, spiegando perché nonostante tutto ha continuato a correre.

CREDICI, CONCENTRATI – Ma per finire una gara in queste condizoni serve “di più dell’adrenalina”, e c’è un piccolo mantra che il corridore afferma di essersi ripetuto: “Credici, concentrati, finisci. Credici, concentrati, finisci. E’ tutto quel che potevo dire a me stesso”, ha detto. Il suo vecchio allenatore all’Università della Carolina del Nord non è stupito: “Non so come vogliate scriverlo, ma io credo che si sarebbe fermato solo se la sua gamba fosse caduta”, dice Danny Williamson. Mitchell si dimostra abbastanza tranquillo: “Sapevo che era rotta, perché ogni passo che facevo era più doloroso. Ma io ero in gara, e volevo finirla, e fare quello per cui sono stato convocato”. E l’ha fatto.

Immagini: Ap / Getty Images

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