Addio, Rain Man

E’ morto a Salt Lake City, Kim Peek. La sua storia ha ispirato il film, interpretato da uno straordinario Dustin...

E’ morto a Salt Lake City, Kim Peek. La sua storia ha ispirato il film, interpretato da uno straordinario Dustin Hoffman, che nel 1988 ha commosso milioni di spettatori in tutto il mondo.

E’ morto “Rain Man”, l’uomo che ha ispirato l’omonimo film premio Oscar, diretto da Barry Levinson, con Dustin Hoffman e Tom Cruise. Il suo vero nome era Kim Peek, aveva uno straordinario talento che lo rendeva capace di memorizzare un intero libro dopo averlo letto una sola volta. La sua vera storia venne poi ripresa da Barry Marrow, il quale scrisse la sceneggiatura del film che 1988 ha vinto ben quattro premi Oscar, tra cui quello per miglior film e quello per il miglior attore protagonista assegnato ad uno straordinario Dustin Hoffman. Il padre di Kim, Fran Peek ha dichiarato che il figlio è morto per un attacco di cuore. Kim viveva a Salt Lake City, nello Stato americano dello Utah. La sindrome di cui era afflitto è nota col nome di “savantismo”, non è una condizione medica formalmente riconosciuta, ma è spesso associata a disturbi dello sviluppo come l’autismo. Chi n’è colpito tende ad avere una profonda conoscenza di un argomento molto specifico, in particolare per la matematica. Peek, tuttavia, non è stato colpito d’autismo, ma da una rara malattia genetica, che ha danneggiato la sua mobilità e abilità sociali ma, allo stesso tempo, gli ha accresciuto enormemente la capacità di ricordare.

LA VERA STORIA - Kim Peek è nato con una macrocefalia associata a danni al cervelletto e un’agenesia del corpo calloso, condizione nella quale viene a mancare la rete di fibre nervose che connettono tra loro gli emisferi cerebrali. È stato supposto che i suoi neuroni, in assenza di un corpo calloso, abbiano creato nuove connessioni, il che ha comportato una maggiore capacità mnemonica. Secondo suo padre Fran, il figlio era in grado di svolgere attività mnemonica sin dall’età di 16-20 mesi. Imparava a memoria i libri che leggeva, dopodiché, per segnalare che li aveva finiti, li posava rovesciati sulla mensola, un’abitudine che ha conservato. Leggeva un libro in un’ora circa, e si ricordava circa il 98% di tutto quello che aveva letto, memorizzando un’enorme quantità d’informazione nei più disparati campi, dalla storia alla letteratura, dalla geografia alla matematica, dagli sport alla musica alle date. Conosceva a memoria circa 12.000 libri. Kim, riusciva a fare a mente anche calcoli complessi, una capacità che gli tornava utile nel suo lavoro quotidiano, che consisteva nello stilare buste paga. Dal 1969 è stato attivo presso un laboratorio di adulti disabili. Kim Peek ha imparato a camminare solo all’età di quattro anni ed aveva seri problemi di deambulazione. Non era in grado di abbottonarsi la camicia ed era in difficoltà in altre attività motorie, probabilmente a causa dei danni al cervelletto, normalmente preposto alla coordinazione di queste attività. Nei test psicologici generali, Peek si era rivelato ben al di sotto della media come QI, ma aveva ottenuto punteggi altissimi in alcuni sotto-test. I discordanti risultati hanno condotto alla conclusione che tali test non fossero gli strumenti adatti per valutare le capacità di Peek. A differenza di molte altre persone afflitte da questa sindrome, Kim ha mostrato nel tempo crescenti capacità di socializzazione, probabilmente in seguito alle attenzioni ricevute, inoltre si è dimostrato capace di associare tra loro le informazioni che aveva memorizzato e di fornire una certà creatività. Benché non sia mai stato un prodigio musicale, le capacità di Kim Peek adulto in questo campo hanno riscosso attenzione da quando ha cominciato a studiare il pianoforte. Dimostrava di ricordare musiche udite decenni prima, e riesce a riprodurle al pianoforte, compatibilmente con le sue limitate capacità manuali. Era in grado di pronunciarsi scorrevolmente sui pezzi di musica che eseguiva, istituendo ad esempio paragoni tra il brano che stava suonando e un altro già sentito. Durante l’ascolto di registrazioni, era capace di distinguere a quali strumenti erano affidate le singole parti, e si esercitava nell’indovinare compositori di musica mai sentita ricorrendo al paragone con le migliaia di pezzi musicali che aveva a mente.

IL FILM - “Rain Man”, ha raccontato la storia di due fratelli, Charlie Babbitt, interpretato da Tom Cruise, e Raymond impersonato da un grandioso Dustin Hoffman, uno scienziato con una memoria incredibile per le figure. Charlie era un giovane commerciante d’automobili, il quale era poi finisce per scoprire, dopo la morte del padre, che l’unico erede dell’immenso patrimonio familiare è Raymond, un uomo affetto da autismo. Charlie, che peraltro ignorava di essere il fratello minore di Raymond, si sente così tradito dalle ultime volontà paterne. Inoltre, non se la passa bene economicamente. E’ seriamente indebitato a causa di suoi investimenti fallimentari, così decide di portare via Raymond dalla clinica di Cincinnati in cui è ricoverato nella speranza di riuscire ad essere riconosciuto dalla legge come suo unico tutore e quindi beneficiare del patrimonio paterno. Durante il viaggio verso la California, che si allunga a dismisura per le necessità di Raymond, il quale non può volare e non può percorrere l’autostrada, a causa della sua paura degli incidenti stradali, Charlie incomincia però a conoscere veramente suo fratello, un individuo tutto gesti meccanici e frasi ripetitive ma dotato anche di una incredibile memoria, grazie alla quale i due ottengono una grande vincita in un casinò di Las Vegas. Man mano, quindi, Charlie s’affeziona a suo fratello, grazie anche all’aiuto della sua ragazza, Susanna (nel film interpretata da Valeria Golino), arrivando a scoprire, persino, che lo strano personaggio che gli cantava le canzoncine da bambino, che egli chiamava Rain Man (che non era altro che una storpiatura del nome Raymond) e che pensava fosse frutto della sua fantasia, non era altri che suo fratello maggiore, del quale era stato per tanti anni, fino a dimenticarlo completamente, privato. Charlie, a questo punto, decide di riportare Raymond nella sua clinica, rinunciando così al denaro e anche a un assegno da 250.000 dollari che gli era stato offerto per dimenticarsi della vicenda. Un gesto d’amore fraterno e il felice epilogo di una storia triste ma, allo stesso tempo, commovente.