Interni

Berlusconi e l’eredità al trono, tra Alfano, Tremonti e Fini

23 dicembre 2009

Il premier non ha alcuna intenzione di mollare la cabina di comando. Però il dibattito per la sua successione è aperto. E tra i papabili c’è anche il ministro della Giustizia. Che così può sbarrare la strada ai due contendenti.

Quella di Italia Oggi era una boutade, come ha fatto sapere il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti. Ma non del tutto campata in aria, come si vuole far credere: da quello che dicono nel giornale, Silvio Berlusconi aveva davvero confessato a un amico intimo e stretto che aveva una mezza intenzione di abbandonare la nave, e che tra i papabili alla sua successione c’era il ministro della Giustizia Angelino Alfano. Come tutte le bufale, si fondava su una qualche verità.

ANGELINO ODI ET AMO – E’ infatti verissimo che tra i preferiti del Cavaliere c’è il Guardasigilli, che finora si è dimostrato ben più di un fedelissimo nei confronti di un presidente del Consiglio. Il quale lo ha sempre ricambiato con una fiducia che era sembrata malriposta in occasione della bocciatura del Lodo che portava il suo nome: qualche sfuriata, dopo il no della Corte Costituzionale, ha investito anche il povero Alfano, reo di aver riposto troppa sicurezza nei giudici e in Napolitano, e non aver scelto quindi la via della legge costituzionale, prestando il fianco al respingimento della leggina. Alfano però è un pupillo, e tale rimarrà: altrimenti Berlusconi non avrebbe mai deciso di farne il suo referente in Sicilia, scavalcando così quel Micciché che era stato tra i suoi protetti. Ma la designazione in pectore, per lo meno nei desiderata del Cavaliere, va oggi a cozzare con una serie di dati di fatto: che vogliono il Guardasigilli finora in crisi di risultati nel riformare la giustizia in centrodestra-style. Niente separazione delle carriere, niente riforma del Consiglio Superiore della Magistratura, niente di niente: il bilancio di via Arenula è fortemente in deficit, anche a causa dell’ansia diplomatica del ministro, che di fare la fine del suo predecessore Roberto Castelli, impelagatosi in guerre senza fine con le toghe, non ha proprio l’intenzione. Ecco perché la designazione di erede è a doppio taglio: vuol dire che Silvio ha fiducia in Angelino, ma anche che Angelino una smossa se la deve dare. Altrimenti ci si mette poco a far cambiare idea al Capo, e a sostituirlo.

CHI? FINI? OHMAMMAMIA, FINI? – Ma l’outing ha anche un altro pregio: quello di dare una bottarella anche a Gianfranco Fini. Il presidente della Camera oramai è caduto definitivamente in disgrazia, e la registrazione del suo colloquio con un giudice nel quale diceva che Silvio scambiava l’immunità con l’impunità è stato il colpo di grazia su un rapporto ormai incrinato. Mandando Alfano avanti, Berlusconi fa capire a Fini che la strada per lui è sbarrata, o almeno che questa è l’intenzione del Premier. E farlo recedere dalle sue intenzioni, si sa, è sempre un po’ dura. Per tutti. Gianfranco si è esposto troppo, e il partito, così come l’elettorato, ormai lo guarda con grande sospetto. L’ostilità di Feltri è lo specchio di un clima interno al centrodestra di aperta ostilità. Questo però non vuol dire che il presidente della Camera sia pronto a transitare armi e bagagli fuori dal Popolo delle Libertà, anzi: un po’ perché sarebbe dura spiegare ai suoi fans questo dietrofront, un po’ perché le prospettive dall’altra parte non è che siano rosee, Fini capisce che anche stavolta è rimasto con il cerino acceso in mano. E a muoversi troppo rischia solo di bruciarsi.

3 commenti a Berlusconi e l’eredità al trono, tra Alfano, Tremonti e Fini

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  2. maria teresa

    Fini è sempre stato il principe Carlo della politica italiana, e adesso ancora di più.

  3. “Silvio Berlusconi aveva davvero confessato a un amico intimo e stretto che aveva una mezza intenzione di abbandonare la nave”.

    …certo che sarebbe un bel regalo natalizio! :) peccato!

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