Cambiamenti climatici, meglio l’azione dei vertici inutili

22 dicembre 2009

Il vertice Onu di Copenaghen è durato 13 giorni, con la presenza di oltre 100 capi di stato o di governo e 45 mila richieste di accredito, una partecipazione mai vista a queste conferenze. Sono atterrati 140 jet privati  e si sono spostate 1200 limousine di lusso a noleggio al giorno. E’ costato circa 215 milioni di dollari, e durante il suo svolgimento sono stati consumati circa 41 mila di tonnellate di CO2, un ammontare pari all’emissione annuale del Marocco. Questa montagna non è riuscita a partorire neppure un topolino.

Abbandonato subito il vero obiettivo del vertice, la firma di un trattato legalmente vincolante, saltata anche l’ipotesi di un accordo politico magari imperfetto per l’opposizione di alcuni paesi poveri, alla fine è uscito solo un documento minimo, in 12 punti, che riguarda solo Usa, Cina, India, Sudafrica e Brasile a cui si è aggregata l’Europa. Un documento che prevede solo un impegno generico a limitare entro un massimo di due gradi l’aumento delle temperature in questo secolo, ma senza fissare obiettivi e cifre sui tagli alle emissioni di gas serra.

Tutti i protagonisti si affannano a parlare del miglior accordo possibile, un punto fermo dal quale ripartire per impegni vincolanti entro il 2010. Ma sono gli stessi che fino a pochi giorni fa giudicavano riduttiva la “mediazione” del premier danese Rasmussen per un accordo in due tempi: l’intesa politica subito a Copenaghen e l’intesa legalmente vincolante dopo. Il vertice, se non è stato semplicemente un fallimento, è sicuramente stato inutile. Ora bisogna muoversi, ed in fretta. Ma con realismo. Perché nessun pasto è gratis.

Perché è vero che in gioco c’è il futuro del pianeta e quindi dell’umanità. Ma è altrettanto vero che passare dal concetto sacrosanto di “sviluppo sostenibile” alla sua traduzione in un modello economico che garantisca il raggiungimento di tenori di vita decenti nei paese emergenti e – ancora di più – in quelli ancora poveri o poverissimi ma riesca ad avere il consenso politico nei paesi ricchi non è affatto semplice. Ed è questo il nodo da sciogliere, come ha efficacemente detto il primo ministro indiano: “Il clima per i paesi in via di sviluppo è una questione di vita, per quelli industrializzati è una questione di stile di vita”.

2 commenti a Cambiamenti climatici, meglio l’azione dei vertici inutili

  1. Pingback: Copenhagen, accordo a metà tra i grandi | speciale in Liquida

  2. Darsi una mossa, certo. Niente di più vero, ma come?
    Il difetto dei vertici, anche quello della Fao, sta nell’essere composto dai governi che hanno, di solito, il problema di tener conto sia degli interessi particolari sia di dover rendere conto agli elettori.
    Una politica seria sul clima dovrebbe/deve passare, anziché dai politici, dalle componenti produttive – economiche (industria), sociali (sindacati) e scientifiche – affinché il problema sia visto nella sua praticità. Solo tali organismi, direttamente interessati, possono, attraverso un’analisi “reale” sia del problema in se che dei problemi derivanti, gestire un cambiamento reale; cambiamento che coinvolge l’intero stile di vita di tutti i cittadini, ma che, in primo luogo, coinvolge interi settori produttivi (industriali e dipendenti) attraverso la riconversione.

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