Viva le Paralimpiadi!
10/08/2012 - Nel 1948 un medico inglese ideò dei giochi dedicati ai soldati rimasti menomati nella Seconda Guerra Mondiale. Sessantaquattro anni dopo i giochi sono diventati l'occasione per i portatori di handicap di combattee e sentirsi esattamente come i dirimpettai normodotati
Il 12 agosto il braciere olimpico di Londra si spegnerà per via della conclusione di questa controversa edizione dei Giochi Olimpici. Ma se i cinque cerchi andranno in “vacanza”, non si può dire la stessa cosa dell’idea dell’olimpismo, la quale resterà ben ancorata a Londra per celebrare tutti coloro che per un motivo o per un altro sono riusciti a fare sport nonostante una menomazione fisica che avrebbe precluso loro, almeno in via teorica, la possibilità di condurre una vita normale.
GIOCHI DI STOKE MANDEVILLE - Stiamo parlando dei Giochi Paralimpici, detti anche “Paralimpiadi”. A differenza di quanto avvenuto con i Giochi originati, iniziati nel 1896 ad Atene, le Paralimpiadi hanno una storia molto più recente. La prima manifestazione sportiva internazionale sul tema venne organizzata dal medico britannico Ludwig Guttmann nel 1948. Questi giochi erano conosciuti come i “Giochi di Stoke Mandeville” ed erano riservati ai veterani della Seconda Guerra Mondiale con danni alla colonna vertebrale. L’edizione del 1952 venne aperta anche a degli atleti provenienti dall’Olanda, dando così un carattere internazionale all’evento.
LA SVOLTA DI ROMA 1960 - Il nome era dato dalla cittadina del Buckinghamshire, Stoke Mandeville appunto, che ospitava annualmente tali gare. Nel 1958 il medico italiano Antonio Maglio propose a Guttmann di disputare l’edizione del 1960 a Roma, la città che avrebbe ospitato lo stesso anno i Giochi della XVII Olimpiade. Questa edizione, la nona della storia, fu la prima versione in assoluto dei Giochi Paralimpici. Dopo l’esempio di Roma Guttmann concordò con gli organizzatori di Tokyo 1964 la disputa della seconda edizione dei Giochi Paralimpici estivi.










