Si chiude un periodo pesante per l’economia del nostro paese. Tutti i parametri macroeconomici segnano un vistoso arretramento, eppure il governo ancora insiste a sostenere che “l’Italia va meglio degli altri”. Forse ha ragione… a patto che gli “altri” siano considerati la Grecia e Cipro.
Il 2009 è stato per l’economia, non solo quella italiana, l’anno peggiore dal
secondo dopoguerra. Il governo italiano, tuttavia, tra i grandi d’Europa, è stato sicuramente quello meno attivo. Come già ricordato a fronte di un elevato aumento della spesa delle pubbliche amministrazioni, si è speso davvero poco e soprattutto male per il welfare a sostegno dei cittadini, a cominciare da quelli che hanno perso il proprio lavoro, e per la difesa di quei settori economici più aggrediti dalla crisi economica nata, come sappiamo, a seguito della “bolla finanziaria” degli Usa, più di un anno fa. Alla dura ed inoppugnabile realtà dei numeri, il governo ha quasi sempre contrapposto un ottimismo di maniera fondato, però, più che altro sulla propaganda, anziché sul rigore dei dati oggettivi.
IL PIL COME MISURA DEL NOSTRO DECLINO - Nel 2008 l’Italia si è collocata al tredicesimo posto nella classifica Eurostat sul Pil pro capite calcolato a parità di potere d’acquisto. Per l’organo ufficiale degli industriali, Il Sole 24 ore, si è trattato addirittura di una buona notizia poiché – ha sostenuto il giornale di Confindustria – “tutto sommato il nostro paese tiene la posizione rispetto al 2006 e al 2007, nonostante la crisi”. Sta di fatto, però, che tutte le altre principali economie europee, dalla Germania alla Francia, dal Regno Unito all’Olanda, ci sono rimaste sempre sopra. Compresa la Spagna – Paese molto più colpito del nostro dalla crisi del mercato immobiliare – che dopo il sorpasso del 2006 si è confermata al dodicesimo posto. Facendo una semplice estrapolazione, allargando l’orizzonte dal recente passato alle previsioni per il prossimo futuro, possiamo comunque notare come il futuro economico del nostro paese appare tutt’altro che roseo. A confermarcelo sono i dati statistici pubblicati dalla Commissione Europea (database AMECO) da cui emerge che il Pil pro capite italiano, calcolato a parità di potere d’acquisto, negli ultimi anni si è progressivamente ridotto rispetto alla media dell’Unione Europea. Infatti, posto a 100 il livello della Unione a 27 membri, il Pil per abitante italiano ha toccato una punta di 117,8 nel 2001, per poi scendere fino a 103,8 nel 2006, 101,9 nel 2007 ed infine 99,5 nel 2008. L’Italia, è salita dall’11° posto nel 2000 al 9° nel 2001, per poi progressivamente perdere posizioni: 12° dal 2002 al 2005 e 13° al 2008. Curiosamente, ma non certo per colpa del destino cinico e baro… le discese sono coincise sempre con gli anni di governo targati centrodestra. Le previsioni a breve più accreditate ci dicono che la posizione dell’Italia in Europa è destinata a peggiorare ulteriormente per effetto della crisi economica, in Italia presentatasi più grave della media europea. Nel 2009, secondo le previsioni della stessa Commissione UE, il Pil pro capite italiano (sempre posto con UE a 27 = 100) scenderà a 98,8, per poi ridursi ulteriormente a 98,6 nel 2010 e 98,2 nel 2011. Un livello, quindi, sempre inferiore alla media europea (100). Questa, pertanto, è l’ennesima conferma del declino del nostro livello di reddito rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea. In sostanza, quindi, l’Italia manterrebbe – sempre secondo queste previsioni – in Europa il 13° posto, ma solo in virtù delle performance particolarmente negative dei nostri più diretti inseguitori: la Grecia, prevista in riduzione da 98,0 nel 2009 e 95,8 nel 2011 e Cipro che passerebbe da 95,4 quest’anno a 93,4 nel 2011. Avete letto bene. I nostri diretti “competitor”, in questa fondamentale classifica del Pil pro capite, stanno per diventare Grecia e Cipro!
PER NON PARLARE DELLE DISEGUAGLIANZE – Gli economisti
Maurizio Franzini e Michele Raitano hanno appena presentato il rapporto 2009 dell’Istituto Nens sulle diseguaglianze sociali. Si tratta di uno studio in cui vengono indagati gli aspetti economici e il modo in cui si formano le diseguaglianze che, in Italia, sono fra le più ampie del mondo. “L’Italia – scrivono i due economisti – è un paese con una disuguaglianza dei redditi molto elevata e una povertà molto diffusa. Questo stato di cose persiste da circa 15 anni e non tiene conto degli effetti della crisi in corso, che non e ancora possibile valutare. A determinarlo ha concorso un peggioramento forte e repentino, concentrato tra il 1992 e il 1993”. Ancora: “Un ulteriore aspetto della disuguaglianza riguarda la sua tendenza a trasferirsi da una generazione all’altra, facendo in modo che il destino dei figli sia in larga misura dipendente da quello dei genitori. Da diversi studi diretti a misurare l’impatto del reddito da lavoro dei genitori su quello, corrispondente, dei figli emerge come l’Italia sia, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, il paese avanzato con la maggiore persistenza intergenerazionale delle diseguaglianze salariali”. Vi rimandiamo al documento per un’analisi più approfondita ed esauriente, tuttavia, crediamo valga la pena sottolineare questo ulteriore passaggio presentato nel rapporto: “La riduzione delle disuguaglianze richiede non soltanto interventi sugli ammortizzatori sociali, ma anche misure in grado di contenere, da un lato, le varie manifestazioni della segmentazione (retributiva, formativa, ecc.) e, dall’altro, la volatilità delle retribuzioni”. Tutte cose, come sappiamo, che questo governo si è guardato bene non solo dal praticare ma, addirittura, semplicemente di proporre, magari con qualche apposito ddl, al Parlamento. Col 2009, perciò, si chiude l’anno horribilis della nostra economia. Il 2010, dovrebbe segnare una ripresa più che altro in termini numerici. Il nostro Pil crescerà di un +1%, dopo il crollo nel 2009 del -4,9%. In pochi, evidentemente, ne avvertiranno i benefici; anzi, tutti gli indicatori economici fanno presagire un ulteriore aumento della disoccupazione (passata in un solo anno dal 6,4 all’8,2%), dell’inflazione, ovvero il “costo della vita” nonché del debito e del deficit pubblico. Solo una cosa – potete scommetterci – si manterrà costante: la propaganda e, diciamolo pure, la boria di chi continuerà a sostenere, senza tuttavia alcun riscontro oggettivo, che: “L’Italia va meglio degli altri”. Auguri.




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Per la verità, nemmeno a calcio sarebbe scontata una nostra vittoria contro Grecia e Cipro…
Buon Anno, nonostante tutto… Speriamo!
“L’Italia è, insieme a Stati Uniti e Regno Unito, il paese avanzato con la maggiore persistenza intergenerazionale delle diseguaglianze salariali”
Il tema della disuguaglianze e le sue conseguenze non solo sociali ma nache economiche è sistematicamente ignorato, anche dalla sinistra, da troppo tempo.
E a lungo andare i suoi effetti si fanno sentire per molto tempo
Interessante che nens (che come sappiamo fa capo a Bersani e a Visco), abbia fatto quest’interessante approfondimento.
Qualcosa si riesce a muovere, finalmente?
Un sorriso splendente
C.
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