I 70 giornalisti uccisi in sei mesi
08/08/2012 - Si tratta di uno dei risultati peggiori degli ultimi anni: Siria protagonista assoluta, seguita da Nigeria, Brasile e Somalia
Nei primi sei mesi dell’anno sono deceduti in maniera violenta settanta giornalisti. Lo conferma il Guardian che ci conferma come questo sia stato uno degli anni peggiori di sempre.
PERICOLO SIRIA - Secondo un report diffuso ogni biennio dalla scuola di gionalismo di Cardiff sono quindici i cronisti deceduti in Siria tra gennaio e giugno. Il secondo Paese più pericoloso per un operatore dell’informazione è la Nigeria, dove sette giornalisti sono morti a causa dell’esplosione di una bomba. A seguire Brasile, Somalia, Indonesia, dove cinque giornalisti sono morti in un incidente aereo, ed infine Messico.
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MESTIERE PERICOLOSO - Nel 2011 i morti complessivi furono 124 mentre nei primi sei mesi di quell’anno furono 56. Purtroppo secondo l’istituto 70 è una cifra da rivedere al rialzo visto la morte di altri 30 giornalisti le cui circostanze non sono ancora chiare. “In questi tempi il mestiere del giornalista è più pericoloso che mai. I nemici della libertà continuano a minacciare gli operatori dell’informazione. Nonostante le politiche tese a protezione della stampa pistole e bombe rimangono i metodi di eliminazione principale”, ha spiegato il direttore dell’Insi, organismo che ha diffuso il report, Rodney Pinder.
IMPUNITA’ - Il report ha evidenziato che la maggior parte degli omicidi avviene in momenti di pace e sono causati da criminali comuni i quali possono agire sfruttando il senso d’impunità garantito dall’autortià del Paese, spesso corrotta. Il problema più grande è dato dall’impunità nei confronti degli assassini. Nei primi sei mesi del 2012 è stato individuato solo un colpevole su 47 eventi delittuosi avvenuti per la stragrande maggioranza dei casi durante l’orario di lavoro.
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No, però continuiamo a prendercela con la Russia…
Anche in Italia i giornalisti non allineati rischiano.
Stanno ancora cercando chi ha assassinato Mino Pecorelli….
Un argomento del quae si parla poco. Si è parlato tanto di aiutare i giovani, persino il papa. Oggi se ne parla meno perché i posti per chi vuole lavorare ci sarebbero e per farne di nuovi,mancano i soldi. Per contro, non si parla mai delle persone anziane, sovente sole, abbandonate a loro stesse. A che punto sono le residenze per i vecchi degne di essere mostrate alla RAI. E chi ci puo’ accedere?Grazie. Ameglio