L’ostilità di Di Pietro, l’opposizione interna di Veltroni e Franceschini, la voglia di riscatto di baffino dopo il flop europeo. Un deputato democratico descrive il malessere del partito in una fase delicata della legislatura. Mentre volano i consensi per il Presidente del Consiglio
“D’Alema non riuscirà nel suo intento e Silvio non avrà più bisogno nemmeno delle elezioni anticipate. Sulla scia del consenso (raggiunto dopo l’aggressione, nda) farà approvare un lodo qualsiasi e governerà fino alla fine dei suoi anni”. Ad alimentare lo spettro che la strategia dalemiana dell’apertura al dialogo con la maggioranza berlusconiana sulle riforme possa fallire sono gli stessi democratici. E chi sostiene queste argomentazioni ostentando sicurezza non è un esponente della minoranza interna al Partito Democratico, quella, per intenderci, che si oppone al “compromesso che può essere utile per il Paese” al quale faceva riferimento ieri Massimo D’Alema. Il dibattito che infiamma tra i democratici lede l’unità del partito fino a spaccarlo in due: da una parte ci sono il nuovo segretario, baffino, gli ex Popolari di Franco Marini ed Enrico Letta, dall’altra tutti coloro che si identificano nella neonata corrente Area Democratica (i veltroniani, l’ex segretario Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Piero Fassino, Giorgio Tonini).
SILVIO AL 66% – “La verità, come sempre sta nel mezzo – confessa un deputato Pd - qualcosa per uscire da questa situazione bisogna farla, ma gli accordi con Berlusconi per i fatti suoi sono effettivamente pericolosi”. Tra i banchi dell’opposizione, infatti, i picchi di consenso di cui gode oggi il Presidente del Consiglio generano un palpabile malessere: i democratici fin dall’inizio, di fronte ai numeri sfavorevoli, guardano le due ipotesi in campo con estrema sfiducia. “Basta vedere - riflettono nel partito di Bersani – che i sondaggi, per quel che contano (ma non sbagliano di tanto), danno il gradimento di Berlusconi al 66%”. Ma cos’ha davvero in mente D’Alema? Ci spiegano che le ultime mosse del lider maximo sono motivate non solo da ragioni politiche, ma anche di ambizione e prestigio personale: “Credo voglia da un lato chiudere la pagina berlusconiana (forse s’illude) – afferma l’inquilino di Montecitorio - e dall’altro rientrare in pista dopo alcune cocenti delusioni (ultima, la bufala europea, in cui evidentemente non era in nessun caso il vero candidato)”. Reduce dall’errore di proporre la Commissione Bicamerale circa un decennio fa, si rimane perplessi su come D’Alema oggi si esponga nuovamente come promotore di una simile esperienza: “Finisce per ripetere sempre lo stesso errore. Almeno, lo facesse proporre ad altri!”, esclama il suo collega.
DI PIETRO E IDV OTTUSI – Poi c’è il problema del maggior peso elettorale raggiunto dall’Italia dei Valori e dimostrato alle ultime europee, a rendere maggiormente complicata la scelta della linea da seguire in questa fase cruciale della legislatura. “Sono perplesso – dice l’onorevole – perchè anch’io penso che levarci dalle scatole il problema Silvio sia importante. E’che non riesco a vedere come farlo dopo quindici anni di conflitto senza favorire l’estremismo ottuso di Di Pietro e dei suoi sostenitori”. Senza Tonino Di Pietro, quindi l’apertura al dialogo sarebbe più facile? “Sì, penso di sì – dice l’Onorevole – e non sarebbe male, perchè non vedo in Di Pietro alcuna strategia sen non quella di alzare il volume e riscuotere consensi personali”. E dietro lo scontro interno al Pd non ci sarebbe alcuna mira espansionistica da parte dell’area uscita sconfitta dal congresso di fine ottobre: “Bersani è solidissimo, data la maggioranza che lo ha espresso. Sta a lui trovare una rotta da un lato originale e dall’altro meno a scosse di Veltroni e Franceschini, che non sono riusciti nel progetto”. Insomma, in questa fase quale sarà l’esito del dibattito pro-contro D’Alema sembra essere solo un dettaglio. La sensazione è che, sia in un caso che nell’altro, il centrodestra possa non essere per nulla indebolito. E, allo stato, pensare che il centrosinistra debba necessariamente sperare in un’eventuale implosione della maggioranza di governo per poter attutire le divergenze che lo affliggono, per compattarsi e rientrare così in partita, sembra essere più di una semplice supposizione.
























Voi non capite, non volete capire, che si muovono forze più grandi dei singoli personaggi. Forze che respingono, da decenni, le spinte autodistruttive che agiscono nel paese. E così, è chiaro, bisogna sempre concentrarsi sui singoli, e magari sulle “anomalie” che costoro rappresenterebbero: prima Craxi, ora Berlusconi. E per converso, diventano “anomalie”, e comunque “personalismi”, anche coloro che cooperano a queste forze, dall’altra parte dello schieramento politico. Può darsi benissimo che Bersani fallisca, oggi. Ma quello che voi chiamate “inciucio”, ma che altro non è che l’abbandono del messianismo delle guerre politiche di liberazione un tempo comunista e ora democratico, prima o poi si farà, Berlusconi o non Berlusconi, D’Alema o non D’Alema. Infallibilmente, per vitale necessità.
Ci risiamo la storia si ripete il dalemone si risveglia e propone nuovi improbabili scenari ove realizzare idilliache convergenze in tema di riforme. D’accordo D’Alema tiene famiglia e barca, scrive i suoi concettuosi libri per Mondadori, che gli versa sostanziosi anticipi sulle vendite, però aveva già dato tanto alla causa in passato quando dichiarò che “..Mediaset era un patrimonio del paese” di fatto bloccando ogni possibile legge sul conflitto d’interessi, pensavo che ora si riposasse un pò, ero quasi contento se lo avessero nominato nr. Pesc all’Unione Europea così se ne andava in giro per il mondo a fare il ministro degli esteri e non faceva danni qui da noi, ed invece eccolo ancora in servizio permanente effettivo lui ed il suo codazzo, come il passatore di pizzini La Torre. Questi personaggi, fautori del dialogo a tutti i costi anche con chi ha dimostrato negli anni di non avere alcuna voglia di dialogare, oramai hanno veramente stancato, perché non se ne vanno tutti con il traghettatore Rutelli che sul metodo inciucista applicato alla politica addirittura ci ha fatto un partito sopra?
Cosa abbiamo fatto di male per meritarci tutto questo? Okkei il mio Karma non sarà proprio limpido e incensurato, ma non si era deciso che la pena doveva essere commisurata al crimine e comunque mai arrivare alla tortura? Perchè ci tocca di nuovo il Berlusconi-D’Alema inciuco express…
[...] D’Alema fallirà l’inciucio con Silvio. Parola del Pd [...]
siamo alle solite: il classico elettore piddino che invece che vomitare per tutto l’orrore di cui è stato capace il suo partito, se la prende con l’unico soggetto politico che fa vera opposizione in parlamento. Poi si lamentano di avere ancora D’Alema tra le scatole…