Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
pubblicato il 21 dicembre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

L’ostilità di Di Pietro, l’opposizione interna di Veltroni e Franceschini, la voglia di riscatto di baffino dopo il flop europeo. Un deputato democratico descrive il malessere del partito in una fase delicata della legislatura. Mentre volano i consensi per il Presidente del Consiglio

 DAlema fallirà linciucio con Silvio. Parola del Pd D’Alema non riuscirà nel suo intento e Silvio non avrà più bisogno nemmeno delle elezioni anticipate. Sulla scia del consenso (raggiunto dopo l’aggressione, nda) farà approvare un lodo qualsiasi e governerà fino alla fine dei suoi anni”. Ad alimentare lo spettro che la strategia dalemiana dell’apertura al dialogo con la maggioranza berlusconiana sulle riforme possa fallire sono gli stessi democratici. E chi sostiene queste argomentazioni ostentando sicurezza non è un esponente della minoranza interna al Partito Democratico, quella, per intenderci, che si oppone al “compromesso che può essere utile per il Paese” al quale faceva riferimento ieri Massimo D’Alema. Il dibattito che infiamma tra i democratici lede l’unità del partito fino a spaccarlo in due: da una parte ci sono il nuovo segretario, baffino, gli ex Popolari di Franco Marini ed Enrico Letta, dall’altra tutti coloro che si identificano nella neonata corrente Area Democratica (i veltroniani, l’ex segretario Dario Franceschini, Paolo Gentiloni, Piero Fassino, Giorgio Tonini).

SILVIO AL 66% – La verità, come sempre sta nel mezzo – confessa un deputato Pd - qualcosa per uscire da questa situazione bisogna farla, ma gli accordi con Berlusconi per i fatti suoi sono effettivamente pericolosi”. Tra i banchi dell’opposizione, infatti, i picchi di consenso di cui gode oggi il Presidente del Consiglio generano un palpabile malessere: i democratici fin dall’inizio, di fronte ai numeri sfavorevoli, guardano le due ipotesi in campo con estrema sfiducia. “Basta vedere - riflettono nel partito di Bersani – che i sondaggi, per quel che contano (ma non sbagliano di tanto), danno il gradimento di Berlusconi al 66%”. Ma cos’ha davvero in mente D’Alema? Ci spiegano che le ultime mosse del lider maximo sono motivate non solo da ragioni politiche, ma anche di ambizione e prestigio personale: “Credo voglia da un lato chiudere la pagina berlusconiana (forse s’illude) – afferma l’inquilino di Montecitorio - e dall’altro rientrare in pista dopo alcune cocenti delusioni (ultima, la bufala europea, in cui evidentemente non era in nessun caso il vero candidato)”. Reduce dall’errore di proporre la Commissione Bicamerale circa un decennio fa, si rimane perplessi su come D’Alema oggi si esponga nuovamente come promotore di una simile esperienza: “Finisce per ripetere sempre lo stesso errore. Almeno, lo facesse proporre ad altri!”, esclama il suo collega.

DI PIETRO E IDV OTTUSI – Poi c’è il problema del maggior peso elettorale raggiunto dall’Italia dei Valori e dimostrato alle ultime europee, a rendere maggiormente complicata la scelta della linea da seguire in questa fase cruciale della legislatura. “Sono perplesso – dice l’onorevole – perchè anch’io penso che levarci dalle scatole il problema Silvio sia importante. E’che non riesco a vedere come farlo dopo quindici anni di conflitto senza favorire l’estremismo ottuso di Di Pietro e dei suoi sostenitori”. Senza Tonino Di Pietro, quindi l’apertura al dialogo sarebbe più facile? “Sì, penso di sì – dice l’Onorevole – e non sarebbe male, perchè non vedo in Di Pietro alcuna strategia sen non quella di alzare il volume e riscuotere consensi personali”. E dietro lo scontro interno al Pd non ci sarebbe alcuna mira espansionistica da parte dell’area uscita sconfitta dal congresso di fine ottobre: “Bersani è solidissimo, data la maggioranza che lo ha espresso. Sta a lui trovare una rotta da un lato originale e dall’altro meno a scosse di Veltroni e Franceschini, che non sono riusciti nel progetto”. Insomma, in questa fase quale sarà l’esito del dibattito pro-contro D’Alema sembra essere solo un dettaglio. La sensazione è che, sia in un caso che nell’altro, il centrodestra possa non essere per nulla indebolito. E, allo stato, pensare che il centrosinistra debba necessariamente sperare in un’eventuale implosione della maggioranza di governo per poter attutire le divergenze che lo affliggono, per compattarsi e rientrare così in partita, sembra essere più di una semplice supposizione.

5 commentistampa - fallo leggere