“Credo che a tutti sia chiaro che se di un presidente del Consiglio si dice che è un corruttore di minorenni, un corruttore di testimoni, uno che uccide la libertà di stampa, che è un mafioso o addirittura uno stragista, un tiranno, è chiaro che in qualche mente labile, e purtroppo ce ne sono in giro parecchie, possa sorgere il convincimento che essere tirannicidi e diventarlo vuol dire essere degli eroi nazionali e fare il bene della propria patria e dei propri concittadini e quindi acquisire un merito e una gloria importante”.
Silvio Berlusconi c’è andato giù duro ieri, durante un intervento telefonico a una manifestazione in sua solidarietà andata in scena a Verona. Sarebbe però il caso di analizzarlo, quello che ha detto il presidente del Consiglio, per cercare di capire chi è esattamente l’autore della “strategia della tensione” che, a suo dire, ha portato Massimo Tartaglia all’aggressione di due domeniche fa. “Corruttore di minorenni” è un’accusa in qualche modo adombrata dalla moglie, Veronica Lario, e poi ripresa con qualche malizia da Repubblica, che l’ha comunque pubblicizzata; è significativo che Silvio non abbia invece citato l’accusa di essere uno che va a puttane.
Che Berlusconi sia un corruttore di testimoni non lo dice nessuno, se non la logica: essendoci un corrotto, difficile non pensare, specialmente in assenza di un processo che verifichi le responsabilità grazie a leggi e leggine, è chiaro che deve esserci anche un corruttore. Sull’attentato alla libertà di stampa, Berlusconi – con Obama – si è distinto in quest’annata per essere uno dei capi di governo che ha litigato di più con i media, anzi: con taluni media. Che ovviamente ne criticavano sia gli atti di governo che la cosiddetta vita pubblica. Basterebbe smetterla con la personalizzazione dell’avversario, e il clima muterebbe trasversalmente.
Mafioso e stragista sono accuse infami. Tanto che la seconda, in effetti, non gliel’ha fatta nessuno. Dei fatti avvenuti tra 1992 e 1993 nessuno dubita che lo zampino sia esclusivo di Cosa Nostra, quello di cui oggi si discute è se taluni esponenti della malavita siciliana abbiano avuto contatti con uomini che in quel periodo gravitavano ai piani alti del gruppo Fininvest, e se questi abbiano saputo delle intenzioni della mafia. Questo, tecnicamente, si chiama al massimo concorso esterno. Toh: proprio quello per cui Marcello Dell’Utri è stato condannato in primo grado, mentre si attende l’esito della sentenza d’appello. Per quanto riguarda l’essere un tiranno, basti citare Gianfranco Fini: “Scambia l’immunità con l’impunità”.




interessante anche quell” andata in scena”
Analisi ineccepibile
Mmh, “stragista” non gliel’avrà detto esplicitamente nessuno (ma siamo sicuri?), ma sostenere che “ha avuto un ruolo nelle stragi” non è che sia molto distante, soprattutto pensando al ruolo che ricopre. Quando getti in pasto robe così all’opinione pubblica (insinuando, ammiccando, magari lasciando intendere che i riscontri alle dichiarazioni di Spatuzza già ci siano, come si fa dalle parti dell’Antefatto) si sa che poi questa, fomentata com’è, non userà certo il microscopio per cogliere le differenze… Poi babbè, prendere duomate in faccia ogni tanto si può anche mettere in preventivo nella sua posizione e con i suoi trascorsi (ma l’opposizione non deve entrare fuori tempo sulle caviglie in questi casi).
prosty, spatuzza non dice che dell’utri ha premuto il pulsante, ma bensì che i Graviano sono orientati a smetterla con il loro bumbum perché hanno trovato un referente politico. Questo, volendo essere cinici e prendendo il tutto per olio colato, vuol dire aver contribuito a fermarle, le stragi, semmai (fino a prova contraria)
Infatti c’è una differenza tra quello che ha detto Spatuzza e la comunicazione, il modo in cui è stato presentato l’evento (che poi è quello che conta, come lo stesso Silvio insegna… basta mettere “berlusconi mandante stragi” o simili per trovare ampia “letteratura”, anche preventiva, su Google). Sforzarsi di essere fiscali e precisi non deve portare a ignorare o sottovalutare l’impatto dell’inevitabile approssimazione che un evento urlato dai massmedia per settimane porta con sé. “Berlusconi ebbe un ruolo nelle stragi del ’93″ è un titolo di Repubblica (e non solo). È ovvio che nessuno intrepreti titoli come “avere un ruolo” come “mettere fine alle stragi”, bensì nel senso di una partecipazione attiva, soprattutto visto il clamore generato dalla deposizione. Questo vuol dire che Silvio ha ragione? Ovviamente no, però dire che i media non abbiano gonfiato inutilmente la storia o che “nessuno gli abbia dato dello stragista” non mi sembra del tutto vero.
Insomma Obama e Berlusconi accomunati da qualcosa: a novembre dell’anno scorso non ci avrebbe scommesso un euro nessuno
Lucida analisi e splendido finale, “giornalettisticamente” parlando