Il vento di Marcinelle

di - 08/08/2012

Il vento di Marcinelle
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Soffia un vento leggero a Marcinelle, piccolo borgo vicino a Charleroi, in Belgio. Anche in questa mattina d’estate del 1956 alla miniera di Bois du Cazier arrivano a frotte uomini per la loro giornata di lavoro. Sono in tanti, arrivati quassù con mogli e figli, a vivere e lavorare in condizioni meno che umane; perché così si deve, se si vuole sopravvivere e sperare in un futuro senza fame e miseria.

E’ una giornata di sole e di vento a Marcinelle, in quest’agosto del ’56. Alla miniera si suda, si fatica. Qualche volta si muore. Morti silenziose, morti che non importano a nessuno, perché la vita scorre e c’è un Europa da costruire: auto, frigoriferi, lavatrici da produrre, e chi se ne frega di come vivono quei quattro straccioni venuti da lontano.

In questa mattina di vento, di caldo e di sudore a Marcinelle un ascensore a gabbia si ferma a meno 975 del metri dal pozzo di areazione; non dovrebbe essere lì, ma viene lo stesso caricato con i vagoncini arrivati dai cantieri. Ma l’ascensore riparte all’improvviso, con due carrelli che sporgono e risalendo tranciano una condotta d’olio, fili telefonici, due cavi elettrici e le condotte dell’aria compressa. Ed è subito fuoco e fumo nella miniera, che attaccano il legno. Un inferno. 262 minatori muoiono, 136 sono italiani.

E così, in una mattina di morte, di sole e di vento, in tanti all’improvviso si accorgono di quei pezzenti venuti da lontano, morti a mille metri di profondità e a migliaia di chilometri da casa. Gente che come tutti cercava solo una vita normale, un briciolo di speranza per un futuro migliore, un frigorifero, una lavatrice, una giornata al mare. Sparita così, inghiottita dalla miniera a Marcinelle in una mattina d’estate del 1956.

E passano anni di vento, il ricordo scolora. Altre auto, frigoriferi, cellulari, computer da fabbricare. Altra gente che, in mille angoli di questo mondo, vive e lavora lontano da casa, cercando un domani migliore. Ci sono musei della memoria, commemorazioni, lacrime di coccodrillo e bla bla bla per gli eroi di Marcinelle e per i milioni di piccoli grandi eroi a cui dobbiamo il nostro comodo vivere.

E’ un giorno caldo a Marcinelle. Davanti alla miniera di Bois du Cazier si radunano i pezzenti di tutte le epoche e di tutto il mondo. Qui, muti, a ricordare i pezzenti di Marcinelle. Un vento leggero accarezza i pochi passanti. Presto sarà sera.

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1 Commento

  1. Donato melchiorre scrive:

    ONORE AI MORTI DI MARCINELLE! Gente quasi tutta proveniente dall’ex REGNO DELLE DUE SICILIE che solo pochi decenni prima di quella tragedia, era uno stato ricco e rispettato che non conosceva emigrazione. L’unità forzata con quei mezzosangue di confine, oltre a ridurci in miseria spostando le produzioni industriali tutte al nord, ha coinvolto pure noi, popolo tradizionalmente pacifico, in due guerre mondiali. La prima, per liberare parte dei loro territori ancora occupati dagli austriaci e che ci costò carissimo in perdite di vite umane.
    La seconda, per la loro stupida megalomania. Quest’ultima, oltre alle vite umane, ci costò caro anche per la distruzione che l’intero paese subì. I morti di Marcinelle, rappresentano il tributo di sangue che il sud ha pagato per la ricostruzione del paese. Le loro rimesse in valuta pregiata però, il governo italiano le ha usate quasi esclusivamente al nord, inoltre, per ogni emigrante si beccava anche una certa quantità di carbone.
    Se il sud fosse stato autonomo, quei soldi sarebbero andati al sud, perchè è da lì che provenivano le braccia che li avevano guadagnati. E’ facile intuire che in questo caso le cose sarebbero andate un po’ diversamente.
    W IL REGNO DELLE DUE SICILIE
    W IL SUD LIBERO STATO
    ilbrigante2012@libero.it

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