L’auto distruzione di Alex Schwazer

07/08/2012 - Il regolamento è chiaro così come la prassi: chi sbaglia pagherà sempre la sua colpa, al di là della pena in sé. Eppure il marciatore ha scelto e deciso di mettersi in gioco nel peggiore dei modi deludendo il suo tecnico, i suoi compagni ma soprattutto il suo pubblico

L'auto distruzione di Alex Schwazer

L’Italia sportiva e la sua appendice londinese si sono risvegliate ancora intontite il primo giorno dopo l’annuncio della positività all’Epo da parte di uno che fino a ieri alle 18 era ancora uno dei nostri atleti di punta, l’unica stella azzurra in un firmamento ormai oscuro come quello dell’atletica, ovvero Alex Schwazer.

IL CONTROLLO - In un panorama desolante come quello italiano, con nessun corridore iscritto alle Olimpiadi nelle varie distanze della pista tra i 100 ed i 1500, con personaggi ormai mitologici come Nicola Vizzoni o prestazioni quasi da amatori, l’altoatesino, oro nella 50 chilometri di marcia a Pechino 2008, doveva rappresentare l’unica speranza di riscatto per il movimento, l’unico soriso per il Presidente Fidal Franco Arese e per tutta la delegazione azzurra. Invece. Invece si scopre che il 30 maggio a Obersdorf, in Germania, l’atleta riceve la visita a sorpresa dei delegati della Wada, l’agenzia mondiale antidoping, per un controllo. Obersdorf è il luogo in cui vive la fidanzata, Carolina Kostner, la quale ha subito specificato come per quanto sia vicina al suo amato, la sua carriera è ben altra cosa in termini di allenamenti e staff rispetto a quella di Alex. Come dire, non ci provate.

L’ATTENZIONE DELLA WADA - Viene fatto il prelievo e viene spedito al centro clinico di Colonia. Una prassi quantomeno fastidiosa? Probabilmente si, visto le recenti visite nei confronti di Asafa Powell da parte degli stessi inflessibili “cops” della Wada, con l’atleta giamaicano, eterno numero 2 nel suo Paese all’ombra di Sua Maestà Usain Bolt, arrivato a lamentarsi pubblicamente della strana affezione nei suoi confronti, considerato anche le tre visite a sorpresa in quattro giorni, di cui l’ultima mentre era già a letto, con coinvolgimenti neanche di poco conto sul suo stato psicofisico. Ma del resto è inevitabile, l’imbroglio è sempre dietro l’angolo e se non si è più in grado di raggiungere certi risultati si cerca la scappatoia, la via più semplice per aggirare il problema.

L’AIUTINO MALEDETTO - E dev’essere quello che ha pensato Schwazer . Nonostante l’exploit olimpico, le ultime prestazioni non erano state di gran livello e la “faccia d’angelo” in salsa altoatesina era ormai diventato famoso più per le sue pubblicità per la Ferrero piuttosto che per meriti sportivi. Allora nella sua testa fa spazio un qualcosa, un’idea orrenda che va contro i principi che lui stesso ha sposato indossando per la prima volta scarpe e pantaloncini: prendiamo un aiutino. Un aiutino preso tra il 29 e 30 luglio, con l’Olimpiade già in corso e con la preparazione della 20 chilometri della marcia che doveva già essere pronta. E già non si contano le speculazioni, con i compagni di squadra con Giorgio Rubino che in un pezzo della Stampa definì Schwazer così: “Alex Schwazer? Se devo essere sincero non lo sento da mesi. Non farà la 20 km? Io da lui non ho mai saputo nemmeno che l’avrebbe fatta. Lui è chiuso nel suo mondo, non mi interessa quello che fa. Da compagno e da un amico come lui che conosco da dieci anni non me l’aspettavo. Mi ha mancato di rispetto, ci sono rimasto male”.

 

1 Commento

  1. fafner scrive:

    Tutto vero. Ma teniamo presente che, allo stato dell’arte, è probabile che non vinca l’atleta migliore, ma quello che può contare sullo staff medico migliore: calcolo dell’emivita della sistanza e copertura delle tracce. La competizione si fa anche sul tappeto della scienza. Non esiste che A. S. abbia fatto da sé.

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