Gli anni settanta sono lontani, ecco perché
Cari concittadini, italiane e italiani, non ci sarà nessuna guerra civile all’indomani del berlusconicidio sventato da la bela Madunina, che certo non poteva farsi complice degli istinti dello sciagurato Tartaglia. La guerra civile vera, tutto sommato “fredda”, nonostante il tributo di sangue pagato alle scariche rabbiose del terrorismo qualche decennio fa, è finita. Doveva finire già nel 1989: la protesi artificiale del manipulitismo l’ha fatta durare per un altro ventennio. E’ finita un anno e mezzo fa, quando con la vittoria berlusconiana alle elezioni politiche una parte importante dei poteri reali del paese coi loro giornali di riferimento si è definitivamente sottratta allo stato di soggezione nei confronti del Partito di Repubblica, ed ha stipulato idealmente col Cavaliere una pace separata. Ci sono battaglie che segnano in guerra un punto di non ritorno: la Beresina, o Midway, ad esempio, oppure quella ancora più epica combattuta il 13 aprile 2008 sul suolo italico.
Prendere il monte Berlusconi, dopo la mattanza dello Scudo Crociato, e l’eccidio del Garofano, per poi ricaricare le pile in discesa e raggiungere la pianura della Terra Promessa, si è rivelata un prova troppo dura anche per un’armata formidabilmente dopata come la nostra sinistra, che dal radicalismo di massa, tanto comunista quanto democratico, non si è mai emancipata.
CORSI E RICORSI - L’ultimissima versione di questa paranoia collettiva vede come principali protagonisti il feticismo costituzionale e la mistica delle “istituzioni”. Vien da ridere a pensare al “rispetto” formidabilmente selettivo per le istituzioni tenuto nel passato dalla meglio gente della nostra patria. Ce lo ricorda l’ottimo Giuliano Cazzola su l’Occidentale: “Vogliamo invece scrivere la storia dei rapporti tra il PCI, i suoi tanti corifei e il Quirinale? Antonio Segni [Presidente della Repubblica 1962-1964, N.d.Z.] fu accusato di preparare una svolta autoritaria. Giuseppe Saragat [Presidente della Repubblica 1964-1971, socialdemocratico, chiamato affettuosamente “socialfascista” e “socialtraditore” dai comunisti da quando, nel 1948, disertò il Fronte Popolare, N.d.Z.] era quotidianamente oggetto della satira pungente di Fortebraccio sulla prima pagina dell’Unità, con l’accusa esplicita di essere un ubriacone. Giovanni Leone [Presidente della Repubblica 1971-1978, N.d.Z.] fu costretto alle dimissioni e alla morte civile, benché fosse assolutamente estraneo ai traffici del caso Lockeed. Ma il PCI ne chiese la testa in cambio del suo sostegno ai governi di solidarietà nazionale. E la DC gliela consegnò su di un piatto d’argento nello stesso momento in cui Aldo Moro [Presidente della Democrazia Cristiana, spedito sotto terra dalle Brigate Rosse comuniste nel 1978, innalzato un po’ alla volta a santino democratico dai post-comunisti, N.d.Z.] gridava in Parlamento che il suo partito “non si sarebbe fatto processare nelle piazze” [peggio di Craxi e Berlusconi, N.d.Z.]. Infine, Francesco Cossiga rischiò l’impeachment soltanto perché – come si diceva allora – “picconava” le istituzioni (in verità, sollecitava le Camere ad attuare quelle riforme che oggi tutti riconoscono essere urgenti e necessarie). [Il mammasantissima Eugenio Scalfari, si dice, all’uopo auspicò una perizia psichiatrica, N.d.Z.] All’opposto, nessun ex-PCI invocò l’autonomia della magistratura quando un presidente della Repubblica in carica andò in TV ad auto-assolversi con il famoso “io non ci sto!”. La logica è sempre quella: per gli ex-comunisti e i loro “compagni di strada” occasionali gli avversari politici sono dei delinquenti comuni, mafiosi, camorristi, malfattori e quant’altro. E’ sempre stato così. E così sarà sempre.”
MEMORIA - Chi se lo ricorda? Chi glielo ricorda ai nostri virtuosi smemorati, che fanno finta di credere che Berlusconi sia un caso a sé, e non invece l’ultimo della serie storica delle demonizzazioni? Nel 1984, 25 anni fa, ossia un quarto di secolo fa, ragazzi miei, Berlinguer parlò di Craxi come di “un pericolo per la democrazia”. Giampaolo Pansa ci scrisse su un pezzo “controcorrente”, proprio su Repubblica, dal titolo “Un solo nemico: Craxi Bettino”, che sarebbe da citare tutto, tanto è eloquente sulla mentalità di queste teste quadre, facilmente inquadrabili e inquadrate; ma mi limito a questi tre brani: “Craxi come Tambroni. Craxi come Crispi. Craxi come Mussolini o quasi. Del resto, Craxi è o non è decisionista? Certo che lo è. Ed è anche tante altre brutte cose. Autoritario. Nemico del Parlamento. Forte con i deboli e debole con i forti. Thatcheriano. Reaganista. Non più socialista. Geneticamente mutato. Avventurista. Incognita torbida del sistema… Quando l’Elefante Rosso incontra un socialista non subalterno, lo trasforma subito nell’Uomo Nero. Se poi quel socialista rifiuta d’andare a rimorchio dell’Elefante e tira diritto per la sua strada, l’Uomo Nero diventa l’Uomo da Bruciare. Per questo, come se non bastassero gli slogan del 24
marzo a Roma, anche la lettura dell’Unità ci fa sentire un brutto suono di campana a morto. E i rintocchi dicono almeno tre cose sgradevoli. Primo: l’alternativa (democratica o di sinistra) possiamo scordarcela per un bel po’ di anni. Secondo: la guerra fra comunisti e socialisti ormai è totale. Terzo: la “marcia indietro” sarà soltanto una delle tendenze che si agitano nel PCI, come sostiene il riformista Terzi, ma di certo oggi è la spinta prevalente, in base alla regola nefasta che ad ogni estremismo corrisponde un estremismo uguale ed opposto. Super-estremista, spiace dirlo, ci appare quel leader freddo, in apparenza alieno da furori, che si chiama Berlinguer. Un anno fa aveva gridato “al lupo!”, lanciando l’ allarme per il “golpe bianco”. Allora il golpista in potenza era Ciriaco l’Avellinese con il suo “blocco d’ordine”. Oggi è Bettino da Milano. (…) Dice Berlinguer il 20 febbraio al Comitato centrale del PCI: Craxi “ha più volte manifestato la sua intolleranza verso il Parlamento”, pratica “metodi governativi di tipo autoritario”, il suo decreto sulla scala mobile “è un attentato a una delle libertà irrinunciabili dell’ordinamento democratico della Repubblica”. Morale: Craxi “logora il paese” e sembra avviato a determinare “una crisi politico-istituzionale che potrebbe essere di proporzioni imprevedibili”. Dunque, si gridi di nuovo “al lupo!”, incita Berlinguer. E l’allarme lui lo ripete il 4 marzo alle donne comuniste. Parla dei “rischi che corrono oggi la democrazia e la Repubblica”. Dice: “Non siamo noi soltanto che cominciamo ad avvertire il significato di episodi e di velleità che esprimono una mentalità di regime”. Come può l’Unità non esser d’ accordo col segretario del partito? Il 7 marzo scrive di Craxi: “Ci troviamo al cospetto di un’inclinazione autoritaria, colorita certo di toni grotteschi, ma per questo non meno preoccupante”. (…) Per Macaluso, comunque, gli uomini del Garofano fanno pensare a ben di peggio. Un giorno, il Martelli osa dire: “Anche se il PCI portasse a Roma a spese della CGIL tutti i suoi iscritti che sono assai più di un milione, la prova di forza la vincerebbero i venti milioni di lavoratori e di produttori che sabato 24 marzo resteranno a casa”. Il direttore dell’Unità insorge al grido: “Ormai siamo alle maggioranze silenziose!”. Poi continua: “In tutti i tempi, lontani e vicini, questi richiami alle maggioranze silenziose hanno preannunciato intendimenti autoritari. Silenziosi o rumorosi. Dopo gli anni ‘68-’70 (anni della riscossa operaia), dopo le manifestazioni delle maggioranze silenziose, giunsero i rumori delle bombe, con il loro seguito di stragi… Attenti, dunque, a risfoderare certi argomenti”. Un PSI stragista [fantastico! N.d.Z.] oltre che craxista?”
























Bellissimo ma l’articolo giornalistico quando lo pubblicate?
Mi sembra veramente schzofrenico un articolo basato tutto su paranoie complottistiche degne di un fumettone, in cui i diffamatori di professione ( vedi caso Boffo o altre decine di condanne in tribunale che ha subito Feltri ) sono persone che “parlano con una franchezza inediata”, in cui il rispetto delle istituzioni è considerato una stupida formalità, ma sopratutto dimentica che SIlvio Berlusconi con le sue televisioni è stato uno dei principali artefici della distruzione mediatica di Bettino Craxi, che ha lascito morire solo come un cane nella sua latitanza, nonostante i notevoli debiti umani e politici che aveva nei suoi confronti.
Facile ricordare solo quello che fa comodo ……..
sì, sì … qualuque cosa hai scritto hai ragione, sì, sì …
son giunto alla conclusione che Zamax è un fake
no ecco cosa è:
http://www.tsamax.com/foreign/ital/vet06.htm
Tanta bontà mi commuove. Davvero, sono cose che scaldano il cuore di questi tempi. Una ragione in più per andare avanti con rigore e coraggio.
Lasciamo divertire Zamax, poverino, adesso per accontentare la Lega che tiene Berlusconi per i testicoli con la minaccia di un altro ribaltone gli hanno concesso le candidature in Piemonte e in Veneto.
Penso che, come ho già detto più volte a Zamax che la politica sia PRIMA buona amministrazione e poi politica, in questo caso prendere un buon amministratore come Galan e mandarlo a casa a calci nel didietro per sostituirlo con un NoGlobal come Zaia, contrario al libero commercio, contrario alla ricerca scientifica, somministratore di milioni di euro di aiuti nei confronti degli amici produttori di formaggio, è una grandissima porcata.
Se non lo terranno per il guizaglio i veneti come Zamax pagheranno di tasca propria le stupidaggini che sempre fanno gli uomini di governo quando ragionano con l’ideologia di partito indifferenti alle esigenze della popolazione.
[...] [pubblicato su Giornalettismo.com] Categories: Italia, L'infame Franti Tags: Achille Occhetto, Claudio Martelli, Enrico Berlinguer, Fabrizio Cicchitto, Giampaolo Pansa, Giuliano Cazzola, La Repubblica, Luca Ricolfi, Massimo Tartaglia, Partito Comunista Italiano, Pierluigi Bersani, Silvio Berlusconi, Terrorismo Comments (0) Trackbacks (0) Leave a comment Trackback [...]
Evidentemente non avete idea di cosa sia una Guerra Civile, è come una disgrazia, sapete cosa sia una disgrazia? Sapete cosa sia essere felici e contenti e dopo mezzora essere nella disperazione? NO, meno male che non lo sapete. La Guerra Civile è simile, siamo all’inizio di un Autoritarismo CHE PUO’ PORTARE ad una Guerra Civile o a qualcosa di simile, non necessariamente ad una Guerra Civile come quella Spagnola, oggi non sarebbe nemmeno possibile, MI AUGURO che NON LA RENDEREBBERO POSSIBILE. Comunque, quando la Fame, o La Disperazione, o l’Ingiustizia sociale o Tutte queste cose insieme avranno raggiunto la maggioranza della popolazione, accadrà una cosa che ho già visto, coloro che con Berlusconi si arricchiscono in varie maniere (poche corrette) si arroccheranno con “”La Legge”" fatta da LORO contro coloro che scenderanno in piazza per Sopravvivere, (inclusI gli sciocchi che oggi votano berlusconi).