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pubblicato il 17 dicembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Mentre assistiamo al valzer ininterrotto di amici e nemici intorno al capezzale del re ferito, s’avvicendano i proclami di vendetta e condanna contro quelli che secondo alcuni esponenti della maggioranza sarebbero i reali mandanti dell’aggressore Massimo Tartaglia, i seminatori d’odio. Non più Natale dunque, ma un grottesco carnevale dell’odio che avrebbe, a sentir loro, armato la mano di uno psicolabile in cura da dieci anni d’una miniatura dozzinale del Duomo di Milano provocando lesioni al volto di Berlusconi, in barba al pomposo servizio di scorta presidenziale, parliamo di un centinaio di agenti scelti e addestrati.

Il re sanguina in mondovisione e cominciano i primi miracoli. La solidarietà corale e congiunta di tutti i rappresentanti delle istituzioni, Giorgio Napolitano in testa, con il quale da tempo i rapporti s’erano decisamente incrinati, gli oppositori politici, fatta eccezione di alcune dichiarazioni di Di Pietro e Rosy Bindi, che – pur condannando la grave forma di violenza subita da Berlusconi – ribadiranno, con toni e modi decisamente diversi, la loro distanza siderale e l’assoluta riprovazione per la politica spregiudicata del premier e per i feroci attacchi alla magistratura. E infatti verranno violentemente contestati, perché nel loro cuore non v’è abbastanza amore per il premier. Giunge anche un messaggio dalla santa sede ad auspicare un clima politico più sereno, non inquinato dall’odio. “L’amore vince sempre sull’invidia e sul’odio”, così Berlusconi risponde ai messaggi di vicinanza ricevuti in questi giorni. Ormai ci si deve schierare, guardarsi dentro, perché lui o lo si ama o lo si odia, ma nel secondo caso ci si ritrova le mani insanguinate, mandanti indiretti  del gesto inconsulto di un folle.

E allora d’un tratto molti rispolverano l’amore che serbano nei loro cuori. Anche Veronica Lario, ormai una maschera malinconica e silenziosa quando decise di far calare il sipario sul suo matrimonio, dopo quasi trent’anni di relazione e tre figli, seppe descriverci ampiamente il suo dramma, quello di dover vivere vicino ad “una persona che non sta bene” ad “un uomo che frequenta minorenni”, sentì ad un certo punto il dovere di prendere le distanze dal marito dichiarandosi vittima e non complice con i figli delle circostanze, insomma anche lei come molti giunta all’estremo limite dell’amore, ma che potrà a differenza di molti italiani  chiedere il conto al marito,  un assegno di mantenimento, poco più di tre milioni di euro e mezzo al mese.

Sarà che tutti s’impressionano alla vista del sangue, fatto sta che rimaner fuori dal giro della spirale dell’amore porta male, non sta bene e così anche la moglie tradita, sdegnata, disgustata che non andrà personalmente a far visita al marito degente al San Raffaele, non mancherà di farci sapere tramite la stampa che gli ha inviato una breve lettera scritta di suo pugno in cui si dice addolorata per l’aggressione. Un episodio del genere, tiene a precisare, non può che dispiacerle, come se ci fossimo tutti girati a guardarla pensandola a gongolare dell’attentato ai danni del marito infedele. Il primo segno di disgelo dopo che da mesi li separa solo il silenzio, nessuna tregua, nemmeno in occasione della nascita del nipotino Edoardo, secondogenito di Barbara. Se non è da considerarsi un miracolo questo.

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