Interni

Pdl: ha inizio la divisione dei poteri

10 settembre 2008

Numeri e nomi: sul filo delle unità si gioca la battaglia fra i due maggiori partiti del popolo della libertà sul governo della Nazione. Fra malumori, accordi e poltrone da assegnare

Pdl è l’acronimo di “Popolo della Libertà”, che a sua volta è una somma, i cui addendi sono Forza Italia e Alleanza Nazionale. Il resto è, per dirla con i tassi di crescita del Pil del Belpaese, “zero virgola”. Forza Italia e Alleanza Nazionale non sono solo Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini. Sono centinaia di migliaia di militanti, tesserati, simpatizzanti, decine e decine di coordinatori regionali, provinciali, comunali, presidenti di sezione o di circolo, capi-dipartimento. Per tacere delle cariche istituzionali: ministri, parlamentari, assessori regionali, consiglieri, componenti delle segreterie, addetti stampa, componenti consigli di amministrazione, membri dei collegi sindacali e giù fino agli amici degli amici. Fare una fusione “a freddo”, a pochi giorni dalle elezioni, e sperare che nulla si sarebbe mosso dopo era pura follia. E,infatti, qualcosa si è mosso.

QUESTIONE DI NUMERI – La Russa e Verdini, reggenti dei due partiti per conto dei capi, hanno ben pensato di andare da un notaio a sancire l’accordo con cui diversi tutto, dai ruoli apicali agli strapuntini. Ne sono usciti due numeri, nudi e crudi, che avrebbero dovuto essere l’ideale “road map” attorno a cui costruire il futuro della nuova Dc in salsa brianzola: 70% delle cariche a Forza Italia e 30% ad Alleanza Nazionale. Già così, per gli eredi del glorioso Msi, era difficile da mandare giù: fagocitati in un partito che considerano poco di più che una costruzione di cartone, emarginati da un leader (Berlusconi) capace di trasformarli in dipendenti e relegati al ruolo di portatori d’acqua. E nemmeno tanta, di acqua. Comunque 70-30 si è sbrigato a spiegare La Russa ai suoi, poteva non essere una brutta base di partenza. Forza Italia, infatti, voleva un 75-25, facendosi carico di “collocare” all’interno della sua quota cespugli e brambille varie. La Russa è stato bravo a non farsi infinocchiare e a ribadire con determinazione che partecipare al Pdl rappresentando meno di un terzo degli asset dirigenziali non aveva alcun senso.

POLTRONE SI, MA QUALI - Poi da lì,hanno pensato in An, iniziamo a trattare, sulla base di un movimento maggiormente radicato, decisamente più capace di mobilitarsi e con moltissime risorse territoriali sconosciute ai colonnelli del Cav.  Il Premier tascabile, però, ha immaginato un partito che vada oltre il modello Fininvest e vada dritto al modello Standa: io sono il padrone e nomino i direttori dei negozi. Negozi che, nel nostro caso, sono le 20 regioni che compongono la penisola. La proiezione pratica di quel 70-30 diventa così 7 coordinamenti ad Alleanza Nazionale e 13 agli ex azzurri. Già, ma non conta il solo dato numerico: la Lombardia, il Veneto, il Lazio valgono per la costituzione del nuovo partito molto di più che Emilia Romagna, Toscana e Umbria, regioni tradizionalmente rosse. Il potere di un coordinatore regionale in un quadro amministrativo saldamente in mano al Pdl diventa infatti uno strumento concreto di selezione della classe dirigente sottostante: coordinatori provinciali, comunali, referenti dei movimenti, ecc. Per tacere di tutto quello che i partiti trattano senza dirlo: nomine degli assessori, incarichi nelle partecipate, consulenze, segreterie che sono sempre più autentici riciclatori di “trombati” alle elezioni e così via.

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