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Sportdi Rado il figo
pubblicato il 16 dicembre 2009 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, ed è poi finito nel dimenticatoio.

Paesi Bassi 1974: aria nuova nella 10ª edizione dei Mondiali, affidata alla Germania Ovest dal Congresso FIFA di Londra del 6 luglio 1966 (che per non scontentare nessuno decide le sedi fino al 1982). Vi è la nuova Coppa FIFA, che prende il posto della Rimet assegnata definitivamente al Brasile, ed una nuova formula: prevista una seconda fase a gironi che ingloba quarti e semifinali. Soprattutto delle 16 partecipanti, solo 6 sono reduci da Messico 1970 (ed appena 4 provengono dalle eliminatorie). Delle altre 10, vi sono 4 esordienti assolute più clamorosi ritorni da assenze che duravano dal 1958 e addirittura dal 1938. Fra questi ultimi troviamo i Paesi Bassi, che dal 1968/69 a livello di club hanno conosciuto un’età dell’oro senza precedenti: 4 Coppe dei Campioni (ed una finale persa), 2  Fuori i secondi   Decima parteIntercontinentali, 1 Super Coppa e 1 Coppa UEFA. Tutto, o quasi, ruota attorno all’Ajax di Crujff (senza dimenticare l’apripista Feyenoord). A livello di nazionale, però, si è ancora fermi agli ottavi di Francia 38 e si è passati pure per una clamorosa eliminazione a mano del Lussemburgo ad Euro 64.

MEMORIA - Pochi lo ricordano, ma gli olandesi rischiano di bucare anche i Mondiali 74, di cui saranno gli indimenticabili protagonisti, anche più dei veri campioni (triste destino per i tedeschi, che pur vincendo finiscono sempre in secondo piano nei ricordi, come coll’Ungheria nel 1954). Inseriti in un girone eliminatorio abbordabile con Belgio, Islanda e Norvegia, combinano il calendario in modo da giocare 6 delle ultime 8 gare. Evidentemente sono i vicini belgi gli unici avversari temibili, mentre le altre due contendenti si confermeranno troppo deboli, come testimoniano il 9-0 rifilato ai norvegesi nella gara d’esordio ed il successivo 0-0 di Anversa. Agosto 1973 consegna le due sfide cogli islandesi, giocate entrambe in casa, seppelliti complessivamente per 13-1, quindi il 12 settembre ad Oslo la gara che poteva decidere in modo diverso la storia: infatti, solo all’88’ lo stopper Hulshoff sblocca l’1-1. Gli olandesi tirano un sospiro di sollievo e si preparano all’ultima sfida del 18 novembre contro il Belgio ad Amsterdam: basta il pareggio, che puntualmente arriva (0-0) per andare in Germania. Gli olandesi s’avvantaggiano della differenza reti, introdotta giusto in quest’edizione per le eliminatorie: il portiere belga Piot finisce colla rete immacolata ma i suoi compagni d’attacco segnano “solo” 12 reti, la metà esatta degli avanti olandesi che così ampiamente compensano le 2 reti subite. Conquistata la qualificazione, il gruppo Ajax impone il licenziamento del CT Fadrhonc (troppo duri i suoi allenamenti) e la designazione come sostituto del prediletto Rinus Michels, precursore dei successi aiacini (pur essendo solo professore di ginnastica) e all’epoca sulla panca del Barça. Rimane a casa pure Hulshoff. Il sorteggio per i gironi iniziali della fase finale è quanto di più chiacchierato si possa ricordare. L’ulteriore novità delle teste di serie (identificate nelle due d’ufficio, ovvero organizzatore e detentore, e negli ex campioni del Mondo) inserite in una fascia a sé stante, si scontra coi maneggi per evitare gli spauracchi polacchi ed olandesi. Tutto ruota su chi debba fare compagnia ai tre “materassi” designati (Australia, Haiti e Zaire). Fatti due conti, impensabile sia una delle due sudamericane rimaste: tocca quindi ad un’europea. Logica vorrebbe che sia da scegliere fra Germania Est (esordiente), Polonia, Paesi Bassi (assenti dal ’38) e Scozia (assente dal ’58). La “politica sportiva” sceglie invece la Svezia, presente in Messico. Ma non ci ferma qui: pure l’esito del sorteggio alimenta dubbi colle due Germanie inserite nello stesso gruppo, con somma gioia del Cile.

INIZIAMO - Gli olandesi finiscono nel Girone 3 con Uruguay, Svezia e Bulgaria. Come detto, aria nuova e la prima gara lo conferma: il 15 giugno ad Hannover gli olandesi spazzano via gli uruguaiani con un secco 2-0 (doppietta di Rep). La novità prevale sulla tradizione, anche se solo 4 giorni dopo una prudentissima Svezia strappa un per lei prezioso 0-0. È però solo un piccolo incidente di percorso, presto dimenticato nell’ultima giornata 1974.h5 Fuori i secondi   Decima parte(dove finalmente le due gare si giocano in contemporanea in tutti i gironi, tranne che per il derby tedesco): la Bulgaria è poca cosa e sparisce sotto il peso di un 4-1. Piccola soddisfazione: anche se si tratta di un’autorete di Krol, i bulgari riescono a segnare quella che sarà l’unica rete subita dai Paesi Bassi fino alla finale. Gli olandesi accedono quindi ai nuovi gironi a 4 di semifinale: la prima classificata andrà in finale, la seconda si giocherà il platonico terzo posto. Prima sfida il 26 giugno cogli argentini, miracolati dalle diatribe interne dell’Italia, che si permettono pure di sfottere i prossimi avversari pronosticando un diluvio di gol. Che in effetti arriva, ma sulle loro teste: è un 4-0 per gli arancioni che non ammette repliche, con Crujff che segna pure scherzando l’intera retroguardia albiceleste. Quattro giorni dopo la Germania Est viene superata col classico 2-0, un gol per tempo. La finale dipende quindi dall’ultima gara – definibile come la “vera” semifinale – col Brasile, anch’esso a punteggio pieno ma con due vittorie di misura e quindi indietro nella differenza reti. Così come nel girone di qualificazione, quindi, ai Paesi Bassi basterebbe il pareggio nella sfida finale per staccare il biglietto per la gara valevole per il titolo. Coi brasiliani è battaglia dura e non solo sportiva: i sudamericani, detentori e fin qui non proprio all’altezza dei loro predecessori (appena una vittoria nel girone iniziale, contro gli spaesati zairesi, e passaggio del turno conquistato praticamente per una rete segnata in più), si scoprono inferiori e la buttano in rissa. Gli olandesi non sono degli agnellini e non si tirano indietro: si termina con un espulso auriverde (Luis Pereira) e 2 reti arancioni (Neeskens e Crujff) nei primi 20 minuti della ripresa.

SECONDO TEMPO - Il 7 luglio ha luogo la finale, ed anche qui una novità: non nella capitale Bonn, ma a Monaco (però decisamente nessuno obietta nulla). Avversari i padroni di casa che cammin facendo hanno trovato l’assetto ideale e che per strada hanno lasciato solo i due punti nel derby coi cugini dell’Est. Pronti, via! e Beckenbauer e soci toccano il primo pallone solo quando devono rimetterlo in gioco dopo il vantaggio firmato da Neeskens su rigore, decretato al primo giro di lancette e dopo una fitta serie di passaggi conclusasi con un lancio in profondità per Crujff steso in area da Höness. Per 25’ i tedeschi paiono fuori gara ma gli olandesi non trovano il raddoppio, poi come un fulmine a ciel sereno Jansen stende Hölzenbein (che non attendeva altro) in area. Altro rigore e Breitner pareggia. Di fatto i Paesi Bassi spariscono qui: un attimo prima dell’intervallo subiscono pure il sorpasso da Gerd Müller, che arpiona malamente un pallone e lo gira macchinosamente ma efficacemente in rete. La ripresa è uno sterile assalto verso Maier, neppure molto convinto: l’arbitro Taylor, anzi, nega un altro rigore ed annulla ingiustamente una rete ai tedeschi, che vincono il loro secondo Mondiale.

I Paesi Bassi rivivranno, seppur in un contesto assai diverso, analogo cammino e finale 4 anni dopo in Argentina, poi dovranno attenderne 20 per ritornare fra le prime quattro.

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