Internet e il rischio di incontri indesiderati

10/09/2008 - Bisognerebbe evitare eMule – è statisticamente probabile, pare, incontrare facce conosciute scaricando film, ovvero la curiosità ne ha fatti gatti. Mia cara, m’è capitato per caso uno dei vostri incontri: voi due, nudi come vermi, alla tv. Cercavo altro, altri

     
 

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Bisognerebbe evitare eMule – è statisticamente probabile, pare, incontrare facce conosciute scaricando film, ovvero la curiosità ne ha fatti gatti.

Mia cara,

m’è capitato per caso uno dei vostri incontri: voi due, nudi come vermi, alla tv. Cercavo altro, altri vermi, di altra qualità: mi son dovuto accontentare. Certo che insieme fate proprio schifo: intendiamoci, non in senso assoluto. Tu sei ancora discretamente, passabilmente, in forma: mostri meno anni, indossi con disinvoltura qualsiasi capo, fasci col tuo culo disegnato e la tua schiena fiera (la parte, che tu sappia- e non lo sai, o meno più sensuale di te) aderenze persino geometricamente improbabili. Per una che, mentalmente, ha la tua età: i tuoi affanni, le tue cure mal indirizzate e dunque sprecate, la tua umana inutilità. Lui, di contro, fa quel che può: intanto si fa te, e questo è già un bel vantaggio.

Ha trovato il segreto della felicità: qualcosa di cui occuparsi, qualcosa da fare. E non merita biasimo il suo corpo grasso, la sua pancia arrogante, e neanche il suo infischiarsene, da sordo, dei tuoi lamenti: anzi, ti dirò, da uomo, quando ti si incula piano, dopo averti chiavata molle davanti, ponendo fine a venti minuti circa di tue affettate e sincere (peggio che se avessi finto, te lo dicevo sempre di imparare a fingere bene così che potessi illudermi e valorizzarmi a letto alla perfezione anziché quel tuo lagnoso cine-veritè sulle oneste inclinazioni del tuo fisico, sull’onestà pallosa del tuo corpo) lamentazioni, ebbene, qui si è gioito di giustizia. Come ogni altro uomo, secondo natura, seguendo il corso dei vostri eventi ho fatto il tifo proprio per lui.

Ma è comunque certo che un po’ patetico l’incontro-scontro mi è sembrato. Il tuo sfilarti le mutande,femminile: incoerente, ma curioso e pratico, con i tuoi No. La tua sega materna: veloce ma attenta a non fargli male. Posta di lato, incrociando quasi del tutto l’obiettivo della telecamera, forse ad evitare commenti malevoli sul suo profilo migliore. Veloce ma attenta a non farlo venire: un’accortenza più per lui, salvargli l’onore virile della penetrazione, che per la tua quasi inesistente ansia di cambiare il polso con i buchi. Questo particolare l’ho notato: questo sentimento d’accortenza, di affetto, di tutela, oserei quasi dire amore, l’ho capito. L’ho saggiato. E mi ha eccitato. Molto più che qualunque schiena dritta al mondo. Ho piegato così la mia, e vedendoti abbandonare fraternamente le gambe dietro di lui, ti ho capita sai? come mai, ho fatto istintivamente come te. Mi sono arreso al mio dolore ed ho provato a dargli un figlio.

     
 

9 Commenti

  1. Manca qualcosa alla tua storia, Ricchiuti.
    La guardi con gli occhi di uomo e, allora, quella carenza prende, cristallina, ad avere ragion d’essere.
    Qualcosa non mi torna, Ricchiuti, ma non è colpa tua, lo so. Non scegli di non vedere. Non ti è dato sapere della possibilità di scegliere.
    L’assenza, in principio, di un “forse” trapassa il silenzio, come un macigno fracassa l’acqua.
    Gli occhi di donna…dopo aver finito diligentemente di leggere, il mio primo pensiero è stato questo: “sempre ammesso che, arrivati al crocicchio, molto prima che lui si inculi goduriosamente lei, lei non si inculi meravigliosamente lui!”.
    E lì, dove nel tuo mondo si è gioito di giustizia, nel mio si ritrovano tutti a sognare di gioire di giustizia in faccia al cazzo di lei, che pur non avendocelo, ce l’ha più grande e grosso di tutti i loro…sommati.
    Night night!

  2. ricchiuti scrive:

    Si è perduto il gusto dell’abbandono.
    Questa è la storia di un abbandono, sia di là che di qua dallo schermo.
    Non è una gara.
    E nessun uomo ha mai ritenuto priva di responsabilità, e dunque di libera scelta, una donna. Non è un ragionamento o una intuizione: è l’istinto dell’animale. L’animale sa che se l’altro non vuole, può pur sempre ribellarsi sino alle estreme conseguenze.
    E’ per questo che il vittimismo femminile alla fin fine, nonostante la retorica, non trova ascoltatori. Una intuizione molto comoda per la vita stessa, volendo: evita che il meccanismo selettivo si blocchi sulla cattiva coscienza dei carnefici. Così invece non hai vittime, se non per la Questura, la Gazzetta Ufficiale e le contrizioni pubbliche.
    Detto questo, ribadisco, non è la storia di uno stupro né di una seduzione di una bambola meccanica e inanimata.
    E’ solo un quadretto miserabile di gente che sopravvive, un po’ volendo tutto e il suo contrario un po’ facendoci.

  3. Problema: parliamo di momenti diversi.
    Quel “forse” non si chiarisce col: “A: Ci stai? B:Si, ci sto”, buono solo a evitare la violenza (che per altro non volevo insinuare, ci mancherebbe). Avrei dovuto specificare che a me è mancato qulcosa, mentre leggevo il tuo pezzo. Mi è mancato il solo sguardo, capace di disintegrare quel “forse”.
    Il gusto dell’abbandono, forse è proprio l’unica cosa che c’è rimasta. Io riflettevo sullo squallore di aver perduto il brivido di camminare su un filo. Tutto quello che viene provato, viene anche esplicitato, giustamente, non pensando che chi ascolta, in un nanosecondo, ha già orribilmente dato tutto per scontato.
    E’ così che si assassina l’amore oggi.
    Col conforto della certezza di aver già capito tutto, si smette di dubitare in ogni momento ed è così che si comincia solo a capire più nulla. In guisa di chi vive, convinto di avere tutta la vita davanti e non vede che, insieme al pensiero della morte, si dilegua anche quello della vita.
    Per il resto mi dai l’impressione di essere un pò confuso, Ricchiuti. Prima parli, struggente e romantico, di abbandono, poi dissacri tutto col “quadretto miserabile di gente che sopravvive” e poi, ancora, termini il post, ribattezzando tutto con questo: “Come mai, ho fatto istintivamente come te. Mi sono arreso al mio dolore ed ho provato a dargli un figlio.”
    Se non fosse che conosco la sensazione di chi è costretto dall’indole a cucirsi da sè un’anima di luce e tenebra, istinto e ragione, sublimazione e umana, animale bassezza…

  4. Particella di sodio scrive:

    Mi sento davvero solo :(

  5. ricchiuti scrive:

    La frase finale è la descrizione di una sega.
    Il poveretto tapino capisce, quando vede le gambe di lei stringere la schiena di lui aggrappandosi ad esse con la forza della disperazione di chi, rotto per rotto, disgusto per disgusto, quantomeno la croce l’abbraccia per cavarcene utilità, come, per analogia a quel che vede fare a lei, trarre beneficio dalla mortificazione della visione. Dalla rabbia e dall’eccitazione indotta.
    E ad essa, “il suo dolore”, abbandonandosi al destino ed al ruolo in commedia dà un senso. L’eiaculazione. Il figlio, appunto.

    Continui a chiedere il mio sguardo assente.
    Qui c’è uno sguardo di lui, riprodotto in tutta la sua umanità. Che è, a mio avviso, nobiltà ma pur sempre miseria.

  6. ronzinante scrive:

    la prossima la fai sul cunnilinguus?

  7. ricchiuti scrive:

    No,la prossima torniamo sul sicuro. Camorra, libri: schifezze, insomma.

    Torniamo a Malaparte e Tornatore: a fare colore, anziché di tutti i colori.

  8. Particella di stronzio scrive:

    @ Particella di sodio:

    pijate ‘n cane! ;)

  9. @ Particella di sodio:

    pijate ‘n cane!

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