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pubblicato il 15 dicembre 2009 alle 13:00 dallo stesso autore - torna alla home

Con una sentenza del Tribunale di Castilla e León, viene ordinata la rimozione del simbolo religioso nelle scuole dove i familiari degli studenti ne fanno domanda.

Si è risolta così, con una sentenza del Tribunale la diatriba che da mesi sta crocifisso corte europea uomo Spagna, via il crocifisso dalle aule se lo chiedono i genitorimonopolizzando il dibattito pubblico in Spagna. Avevamo lasciato la penisola iberica in pieno caos dopo che la Commissione Istruzione della Camera dei Deputati di Madrid aveva approvato una mozione nella quale chiedeva al governo di dare attuazione alla recente sentenza della Corte europea dei diritti umani. Poi è arrivato il contenzioso nella scuola pubblica Macias Picavea di Valladolid  dove i genitori di tre alunni avevano richiesto la rimozione del crocifisso dalle aule e dagli spazi comuni frequentati dai propri figli e per questo si erano rivolti all’ Alta Corte.

PROTEZIONE DEL DIRITTO - Il Tribunale ha quindi stabilito che il mantenimento o la rimozione di simboli religiosi nella scuola dipende dalla presenza o assenza di richieste di ritiro motivate dal possibile turbamento degli alunni. In questo modo, viene applicata ai genitori ricorrenti “la stessa dottrina costituzionale utilizzata per riconoscere agli altri genitori il diritto all’obiezione di coscienza in materia di Educazione per la Cittadinanza . In pratica, l’ Alta Corte ha deciso di proteggere il diritto dei genitori affinché i propri figli ricevano un’educazione conforme alle loro convinzioni, unitamente alla libertà di religione o di credo. Il giudice ha tenuto conto della recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (la quale prevede che il crocifisso nelle scuole pubbliche, violi il diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le proprie credenze negando la libertà di religione per gli studenti), assumendo la dottrina, anche se non in modo assoluto, dal momento che né le circostanze né l’ordinamento giuridico costituito sono gli stessi.”Senza una ponderazione e una rinuncia reciproca dei diritti, l’eventuale conflitto sarebbe quasi illimitato“, riporta la sentenza. In pratica viene ordinato al governo di “tener conto delle convinzioni religiose della società spagnola” e della violazione sistematica degli articoli 14 e 16.1 della Costituzione. Il TSJCyL stima così parzialmente risolto il ricorso sollevato dal Governo di Castilla e León e dalla Associazione E-CRISTIANI contro la sentenza della Corte dei contenziosi amministrativi di Valladolid , che aveva stabilito”l’obbligo” per la scuola pubblica Macias Picavea di rimuovere i simboli religiosi dalle aule e dagli spazi comuni.

RICORSO INDECENTE - Come ha spiegato il portavoce dell’ Associazione Culturale Scuola Laica Fernando Pastor che è anche il padre di una delle bambine che frequentano la Macias Picavea :“Questa è una decisione molto importante perché è la prima volta in Spagna che un giudice “entra nella parte inferiore” della crocifisso Spagna, via il crocifisso dalle aule se lo chiedono i genitoricausa che ha dato ragione “alla libertà di coscienza e alla salute della democrazia“. Inoltre, la sentenza del giudice secondo il portavoce, avrebbe “smontato” la posizione del Governo locale che in relazione alla presenza di simboli religiosi, “se ne lavò le mani e non agì come già fatto in casi analoghi da quello dell’ Andalusia e Castiglia-La Mancha che hanno impedito di coinvolgere i giudici”. Tuttavia, Fernando Pastor, ha affermato che il governo regionale è in grado di appellarsi a questa sentenza entro 15 giorni, ma ha insistito sul fatto che questa possibilità potrebbe essere “indecente“. Se dovessero compiere questa azione, ha detto, bisognerà chiedere al giudice “l’esecuzione cautelare della sentenza” per “violazione dei diritti fondamentali“. Da parte sua, il presidente di Scuola Laica, Carlos Parrado, ha espresso “soddisfazione”, per la sentenza e ha chiesto le dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione, Juan José Mateos. “E una persona che ci rappresenta tutti, la sua è stata una violazione dei diritti fondamentali dei cittadini, è da quattro anni che alcune famiglie hanno presentato la richiesta di rimozione al Consiglio“, ha affermato.

NEUTRALITA’ DELLO STATO - Inoltre, la decisione cita la ricorrente giurisprudenza della Corte Costituzionale la quale ricorda che “lo Stato non può concorrere con i cittadini come soggetto di atti o comportamenti di segno religioso” con particolare riferimento a “Laicità e neutralità dello Stato“. In parole povere si afferma che lo Stato non può avallare o dare sostegno a qualsiasi credo religioso, in quanto si creerebbe confusione tra gli scopi religiosi e le finalità dello Stato stesso. Il presidente della Confederazione cattolica dei genitori degli alunni (CONCAPA), Luis Carbonel, ha criticato la decisione, definendola parte di un processo, “antidemocratico” che impone una particolare ideologia “di una minoranza“. Per il resto Carbonel ha sostenuto che sono i genitori a decidere a maggioranza, attraverso il Consiglio di Facoltà, se avere simboli religiosi nelle aule nelle scuole pubbliche. Secondo Carbonel, non è possibile “esigere l’unanimità” per la permanenza dei crocifissi, perché è “praticamente impossibile” raggiungere questo obiettivo senza una decisione a maggioranza. Da parte sua, il presidente della Confederazione spagnola delle associazioni dei genitori degli studenti (APEC), Pedro Rascón, ha definito la sentenza “strana” e “salomonica“, per “il tentativo di accontentare tutti“. Rascón ha inoltre affermato :”Se dovessimo rispettare la sentenza di Strasburgo allora sarebbe logico e ragionevole che tutti i crocifissi fossero rimossi al di là di quello che pensano i genitori“. Carbonel ha inoltre denunciato la presenza in Spagna di un gruppo di persone “intenzionate a imporre la loro particolare visione ideologica a tutti gli altri e di negare i simboli culturali di un popolo“. Un concetto che applicato alla visione cattolica non fa una piega. Purtroppo.

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