Con una sentenza del Tribunale di Castilla e León, viene ordinata la rimozione del simbolo religioso nelle scuole dove i familiari degli studenti ne fanno domanda.
Si è risolta così, con una sentenza del Tribunale la diatriba che da mesi sta
monopolizzando il dibattito pubblico in Spagna. Avevamo lasciato la penisola iberica in pieno caos dopo che la Commissione Istruzione della Camera dei Deputati di Madrid aveva approvato una mozione nella quale chiedeva al governo di dare attuazione alla recente sentenza della Corte europea dei diritti umani. Poi è arrivato il contenzioso nella scuola pubblica Macias Picavea di Valladolid dove i genitori di tre alunni avevano richiesto la rimozione del crocifisso dalle aule e dagli spazi comuni frequentati dai propri figli e per questo si erano rivolti all’ Alta Corte.
PROTEZIONE DEL DIRITTO - Il Tribunale ha quindi stabilito che il mantenimento o la rimozione di simboli religiosi nella scuola dipende dalla presenza o assenza di richieste di ritiro motivate dal possibile turbamento degli alunni. In questo modo, viene applicata ai genitori ricorrenti “la stessa dottrina costituzionale utilizzata per riconoscere agli altri genitori il diritto all’obiezione di coscienza in materia di Educazione per la Cittadinanza“ . In pratica, l’ Alta Corte ha deciso di proteggere il diritto dei genitori affinché i propri figli ricevano un’educazione conforme alle loro convinzioni, unitamente alla libertà di religione o di credo. Il giudice ha tenuto conto della recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (la quale prevede che il crocifisso nelle scuole pubbliche, violi il diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le proprie credenze negando la libertà di religione per gli studenti), assumendo la dottrina, anche se non in modo assoluto, dal momento che né le circostanze né l’ordinamento giuridico costituito sono gli stessi.”Senza una ponderazione e una rinuncia reciproca dei diritti, l’eventuale conflitto sarebbe quasi illimitato“, riporta la sentenza. In pratica viene ordinato al governo di “tener conto delle convinzioni religiose della società spagnola” e della violazione sistematica degli articoli 14 e 16.1 della Costituzione. Il TSJCyL stima così parzialmente risolto il ricorso sollevato dal Governo di Castilla e León e dalla Associazione E-CRISTIANI contro la sentenza della Corte dei contenziosi amministrativi di Valladolid , che aveva stabilito”l’obbligo” per la scuola pubblica Macias Picavea di rimuovere i simboli religiosi dalle aule e dagli spazi comuni.
RICORSO INDECENTE - Come ha spiegato il portavoce dell’ Associazione Culturale Scuola Laica Fernando Pastor che è anche il padre di una delle bambine che frequentano la Macias Picavea :“Questa è una decisione molto importante perché è la prima volta in Spagna che un giudice “entra nella parte inferiore” della
causa che ha dato ragione “alla libertà di coscienza e alla salute della democrazia“. Inoltre, la sentenza del giudice secondo il portavoce, avrebbe “smontato” la posizione del Governo locale che in relazione alla presenza di simboli religiosi, “se ne lavò le mani e non agì come già fatto in casi analoghi da quello dell’ Andalusia e Castiglia-La Mancha che hanno impedito di coinvolgere i giudici”. Tuttavia, Fernando Pastor, ha affermato che il governo regionale è in grado di appellarsi a questa sentenza entro 15 giorni, ma ha insistito sul fatto che questa possibilità potrebbe essere “indecente“. Se dovessero compiere questa azione, ha detto, bisognerà chiedere al giudice “l’esecuzione cautelare della sentenza” per “violazione dei diritti fondamentali“. Da parte sua, il presidente di Scuola Laica, Carlos Parrado, ha espresso “soddisfazione”, per la sentenza e ha chiesto le dimissioni del Ministro della Pubblica Istruzione, Juan José Mateos. “E una persona che ci rappresenta tutti, la sua è stata una violazione dei diritti fondamentali dei cittadini, è da quattro anni che alcune famiglie hanno presentato la richiesta di rimozione al Consiglio“, ha affermato.
NEUTRALITA’ DELLO STATO - Inoltre, la decisione cita la ricorrente giurisprudenza della Corte Costituzionale la quale ricorda che “lo Stato non può concorrere con i cittadini come soggetto di atti o comportamenti di segno religioso” con particolare riferimento a “Laicità e neutralità dello Stato“. In parole povere si afferma che lo Stato non può avallare o dare sostegno a qualsiasi credo religioso, in quanto si creerebbe confusione tra gli scopi religiosi e le finalità dello Stato stesso. Il presidente della Confederazione cattolica dei genitori degli alunni (CONCAPA), Luis Carbonel, ha criticato la decisione, definendola parte di un processo, “antidemocratico” che impone una particolare ideologia “di una minoranza“. Per il resto Carbonel ha sostenuto che sono i genitori a decidere a maggioranza, attraverso il Consiglio di Facoltà, se avere simboli religiosi nelle aule nelle scuole pubbliche. Secondo Carbonel, non è possibile “esigere l’unanimità” per la permanenza dei crocifissi, perché è “praticamente impossibile” raggiungere questo obiettivo senza una decisione a maggioranza. Da parte sua, il presidente della Confederazione spagnola delle associazioni dei genitori degli studenti (APEC), Pedro Rascón, ha definito la sentenza “strana” e “salomonica“, per “il tentativo di accontentare tutti“. Rascón ha inoltre affermato :”Se dovessimo rispettare la sentenza di Strasburgo allora sarebbe logico e ragionevole che tutti i crocifissi fossero rimossi al di là di quello che pensano i genitori“. Carbonel ha inoltre denunciato la presenza in Spagna di un gruppo di persone “intenzionate a imporre la loro particolare visione ideologica a tutti gli altri e di negare i simboli culturali di un popolo“. Un concetto che applicato alla visione cattolica non fa una piega. Purtroppo.
























mi sembra una soluzione equa. Per dare fuoco alle chiese invece a chi bisogna chiedere?
E vai ho trovato il mio mandante!!!!!!!!!!
I soliti fomentatori d’odio 2.0
chi l’avrebbe detto, quando ero alle elementari, che quel pezzo di legno avrebbe un giorno mosso così tante dispute….
Il compromesso spagnolo mi sembra accettabile
Non ho capito solo una cosa.
Basta una famiglia che voglia togliere il crocifisso o deve essere la maggioranza delle famiglie di una classe?
Da quello che ho capito, basta che una famiglia ne faccia richiesta al Consiglio di classe. Poi il Consiglio deve decidere ( quello che ancora non è chiaro è se all’ unanimità o a maggioranza )
Grazie!
Mi sembra una soluzione di tutto rispetto quella del Tribunale di Castilla e Léon.
Come ho trovato un giusto compromesso di apertura verso le altre religioni e di crescita interculturale, la decisione di una scuola elementare statale di Cremona, di integrare il Natale con la “festa delle luci” e concordo con le parole delle maestre riportate dal Corriere della Sera: «È una decisione presa anni fa da noi insegnanti insieme, d’intesa con i genitori e senza mai che ci fossero rimostranze – dice uno dei maestri, Eriberto Mazzotti – corrisponde alla nostra idea di ospitalità. Siamo una scuola interculturale. Abbiamo pensato alla Festa delle luci per non urtare le altre culture, senza comunque rinnegare il Natale. Lunedì i bambini usciranno da scuola tenendo in mano un lumino e si disporranno nel piazzale per raffigurare, un albero, una stella, un simbolo di pace. Quindi intoneranno un canto che quest’anno dovrebbe essere «Funga Alafia», un brano che arriva dal Ghana>>.
Per anni nessuno, pare, abbia avuto da ridire, ma questa volta sono cominciate le obiezioni. Prima di tutto da parte di alcuni dei genitori dei bambini italiani: se non si educano i figli ad aprirsi al prossimo come possiamo sperare che qualcosa cambi nelle alte sfere?
In Italia temo sarà ancora lunga la strada da percorrere…
ma che bella iniziativa!!!!
I primi a sostituire il Natale con la “festa della luce” furono i nazisti…probabilmente questi insegnanti di cremona non lo sanno!
è curioso vedere come non siano gli immigrati delle più svariate religioni a chiedere di non festeggiare il Natale ma italianissimi pezzi di merda che vogliono svendere la nostra storia.
tu sei sicuramente uno di quei comunisti assassini che istigano l’odio sociale contro il povero san silvio a furia di lanci di souvernirs.
vergognati tu e tutti i sinistri come te che fomentate in conflitto col vostro linguaggio violento e volgare, siete dei terroristi verbali che non vedono l’ora di diventare dei terroristi materiali al soldo delle toghe rosse.
meno male che noi altri veri patrioti italici e liberali non ricorriamo a simili barbarie.
basta scherzare!!!
darmi del omunista proprio no!!! piuttosto dammi del cretino, del deficiente…ma comunista proprio no!!!!
Niente da fare, la Spagna (come purtroppo quasi tutti gli stati europei) è avanti a noi anni luce nel campo dei diritti civili.
Sono italianissimo, vorrei che mio figlio (adesso quattordici mesi) in futuro si facesse una sua convinzione religiosa, senza condizionamenti di nessun tipo. Nè miei (ateo) nè della mamma (cattolica) nè dei simboli religiosi esposti a scuola o altri luoghi pubblici non di culto.
E’ chiedere troppo ?
facciamo uno scambio crocefissi dappertutto, processioni a giorni alterni, campane 10 volte al giorno, messa a reti unificate al mattino e alla sera ma in cambio la chiesa cattolica rinuncia l’otto per mille
dite che accetterebbe? ho lo strano presentimento che non accetterebbe in quanto gli euro valgono molto più di tante radici e tradizioni pseudocristiane