Stefano Folli
di Massimo Zamarion
Stringendo un patto alla sua sinistra con Vendola, Bersani ha dato il benservito a Monti. In ogni caso alle prossime elezioni la premiership montiana non si potrà più proporre come forza autonoma in grado di coagulare attorno a sé il consenso dei partiti che oggi lo sostengono, con la speranza segreta di fonderli al fuoco dell’emergenza, facendosi essa stessa forza politica. Questo era il disegno dei retori del «fare presto», meglio conosciuti nel passato col nome più calzante di «utili idioti». Con questi chiari di luna, è chiaro come il sole che al massimo Monti potrà aspirare al ruolo non del tutto onorevole di premier fantoccio del centrosinistra. Dite che in quel caso rifiuterà? Io non ci metterei la mano sul fuoco: un grand commis è naturaliter più un caporale che un uomo. Cosicché uno degli uomini di punta della squadra del «fare presto», il caporalmaggiore Folli – una delle mie vittime preferite, ormai l’avete capito – scopre improvvisamente che il centro di Casini è una barzelletta come contrappeso alla forza della sinistra, e riscopre l’importanza dei berlusconiani. Purché costoro abbandonino definitivamente una certa sguaiata demagogia anti-europea che ha ancora, decisamente, troppa cittadinanza fra di loro. Questo comunque è solo il primo passo della ritirata strategica. Cosa credete? Un passetto alla volta si può arrivare molto lontano, ve lo dico io, ordinatamente e in tutta naturalezza, finanche al ticket Monti-Caimano.











