Le Olimpiadi della tecnologia
di Tommaso Caldarelli - 03/08/2012 - Sono gli atleti a superare i record?
Nella tensione agonistica, nel gioco olimpico, nella velocità e nella voglia di competere e vincere, cosa conta di più, l’uomo o la macchina? E attenzione, non stiamo parlando (solo) degli atleti cosiddetti paralimpici, ovvero quei soggetti che per loro necessità, avendo una disabilità fisica, devono affidarsi moltissimo alle tecnologie. Parliamo anche degli atleti “normali” – definizione quantomai inopportuna – quelli delle olimpiadi. Quanto i loro successi dipendono dal loro “armamentario”?
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TECNOLOGIA - Le olimpiadi della tecnologia sono un fattore da tenere in debita considerazione, dice LiveScience.
Prendiamo Oscar “Blade Runner” Pistorius: correrà i 400 metri piani nella competizione per normodotati dopo una lunga battaglia legale e una serie importante di successi nelle competizioni paralimpiche. Senza la tecnologia, la sua vita sportiva non sarebbe stata nemmeno ipotizzabile. Ma “la tecnologia”, ricorda LiveScience, “ha potenziato in maniera molto importante le performance atletiche negli sport olimpici dal ciclismo al lancio del giavellotto – anche se questo contributo spesso non viene riconosciuto dalle folle osannanti durante le cerimonie delle medaglie”.
SUPERBICI E SUPERCOSTUMI - E, per dire la verità, nemmeno dalla dirigenza sportiva olimpica che spesso si è distinta per aver tentato di reprimere, criticare, fermare lo sviluppo tecnologico.”L’Union Cycliste Internationale ha deciso di disfarsi delle superbici – biciclette contenenti materiali areodinamici e progetti pensati dalle industrie della difesa e dell’aerospazio – le tecnologie più avanzate degli ultimi 20 anni”; analogamente “la Federazione Internazionale del Nuoto ha deciso di disfarsi dei costumi full-body dopo che gli atleti che indossavano gli Speedo LZR Racer vinsero il 94% delle medaglie e infransero 15 record del mondo a Pechino 2008″. Eppure, dicono gli studiosi, la tecnologia è parte importante delle Olimpiadi da sempre: “Steve Haake è un ingegnere dello sport alla Sheffield Hallam University nel Regno Unito e ha indagato il contributo tecnologico alle performance olimpiche in uno studio del 2009. Ha così scoperto che la tecnologia, da sola, ha contribuito al 30% del miglioramento nel salto con l’asta e nel giavellotto”.
PIANIFICARE O PROIBIRE - Ad esempio nel salto con l’asta, le stecche in fibra di vetro hanno permesso agli atleti di superare il record del mondo 19 volte in un singolo decennio a partire dal 1961: né l’attenzione alle nuove tecnologie è un’esclusiva degli anni recenti visto che anche gli antichi greci avevano molto lavorato per ottenere un “disco aerodinamico”. Nel ciclismo, “circa il 100% del miglioramento di tempo sull’ora di pedalata, sul 221 totale, dipende da una migliore aerodinamica”; e, aggiungono gli ingegneri, nel tennis si è passati dalle racchette di legno a quelle di grafite senza che nessuno se ne facesse un problema. Insomma, secondo la comunità degli esperti di tecnologia sportiva che progetta e pensa le competizioni del futuro, è il caso di “pianificare, non proibire”.
Foto: Getty Images / Maurice Jones
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