Euro, ManDraghi non esiste
di Andrea Mollica - 02/08/2012
L’attesissimo vertice della Bce si risolve con un sostanziale nulla di fatto, e lo spread ritorna a crescere. Draghi aveva detto nei giorni scorsi che l’istituto di Francoforte avrebbe fatto di tutto per salvare l’euro, così come aveva segnalato un’apertura all’acquisto dei titoli di stato dei paesi in crisi da spread. Le parole sono state confermate, ma i fatti non sono seguiti.
Ancora una volta l’eurocrisi si risolve nella perpetuazione, stanca e sempre più sofferente, dell’uguale. I bond italiani e spagnoli erano entrati in crisi l’estate scorsa, e allora la Bce agì con acquisti poi sospesi per i veti del fronte del rigore, Bundesbank in primis. Dopo dodici mesi, e la rivoluzione politica e sociale occorsa in questo periodo – nuovi governi, record di disoccupazione battuti ad ogni mese, fuga di capitali e persone – nulla è cambiato. Le soluzioni facili non esistono, e ancora una volta la realtà ce le conferma.
L’Unione europea rimane una realtà profondamente divisa, dove i legittimi interessi nazionali si scontrano sempre di più con gli obiettivi comuni da perseguire. Questa spaccatura si è manifestata ancora oggi, e mentre la politica italiana si divide tra primarie e reintroduzione delle preferenze, un salvataggio in stile Grecia si avvicina. La Bce, ha chiarito oggi Draghi, interverrà solo dietro richiesta di assistenza.
La divergenza finanziaria che da molti mesi si approfondisce nell’eurozona pare però non scuotere più di tanto una classe dirigente interessata alla perpetuazione di se stessa, antica, giovane o rottamanda che sia. Da Francoforte oggi non sarebbe potuto venire nessuna soluzione miracolistica, e l’ennesima richiesta d’intervento fatta dalla Bce alla politica europea ha confermato come la luce in fondo al tunnel non si veda Siamo ancora al buio pesto, e speriamo che qualcuno se ne accorga.












La culona inchiavabile ha dichiarato guerra all’europa e la sta invadendo. Non con i panzer, ma con l’euro.
Dimentica la kapò, nipotina del satrapo hitler, che la gerrmania, nella storia, ha vinto alcune battaglie, ma ha perso tutte le guerre.
hahaha, molto divertente l’ignoranza di chi ieri votava un ladro che sperperava centinaia di milioni di euro in appalti truccati con l’inghippo della protezione civile e delle leggi speciali per i grandi eventi.
il governo dovrebbe dimettersi -monti non ha raggiunto alcun risultato.insiste nel voler trafsormare, di fatto ,un debito indivuduale ovvero nazionale in debito collettivo,imponendo,al di fuori di ogni normativa vigente,alla BCE l’acquisto di quote del debito sovrano nostrano-la strada che segue non porterà ad alcun risultato,quindi si deve cambiare strategia ed inziare il percorso della ristrutturazione del debito -ma occorre cambiare binario e macchinista:chi può far bene in questo senso è GIOVANNI DOSI
Con una ristrutturazione del debito si perderebbe la possibilità, almeno nei primi tempi, di finanziarsi sul mercato. Di grazia, ci spiegheresti poi CHI ci finanzia se alla BCE (ancora una volta!) non è consentito come ci ha informato qui il sig. Mollica? L’unica modalità con cui gli sarebbe consentito sarebbe invitando al tavolo la Troika. Ti piace la Grecia attuale?
Chiamami Andrea per favore, caro Giobbe
Ok Andrea. ;-)
Caro Mollica, la sua mi sembra una Analisi fatta con il freno a mano tirato, non credo proprio che le divisioni e le diverse preferenze sul sistema elettorale della politica italiana abbiano avuto una minima influenza sulle non decisioni dellla BCE, ad esempio. Ne credo che cio’ sia dovuto a diverse visioni sul futuro dell’Europa, o per meglio non una discussione accademica di professori di economia ad un convegno.
Credo invece che alla baae del pantano in cui agisce la politica economica Europea, ci siano gli interessi di una parte in causa, che trae vantaggio dalla attuale stagnazione.
Gli interessi a cui mi riferisco sono gli interessi tedeschi, che da questa situazione di spread alti trae grandi vantaggi per le proprie finanze pubbliche e private.
Gli attori di volta in volta si scambiano la parte, e a turno recitano la parte del cattivo, ieri e’ toccato alla BundesBank
mentre la Merkel teneva un basso profilo, magari fra una settimana la parte del cattivo la interpretera’ il ministro delle finanze Schaube, senza contare la Corte Costituzionale che ha deciso di rimandare a dopo le ferie la decisione sull’ESM. Eppure la situazione e’ abbastanza drammatica per non perdere 2 mesi prima di decidere.
Risolvere la situazione sarebbe semplicissimo, basterebbe far capire non solo a parole, come nei giorni scorsi, che la ricreazione e’ finita, che di aste di Titoli di Stato affidate al fluttuare del mercato non ce ne saranno piu’, ovvero che lo spread sara’ tenuto sotto controllo e bloccato sotto un limite massimo, limite che con il passare delle settimane sara’ sempre piu’ basso. Insomma far capire agli speculatori che il tempo dei ricatti e’ finito.
Oggi non e’ finita pari, oggi i tedeschi hanno vinto, il perdurare di questa situazioni avvantaggia loro e solo loro, anche il non decidere spesso e’ una vittoria.
Gentile Oscare, il mio riferimento alla politica italiana indicava la scarsa consapevolezza che noto nel nostro paese. Mi pare che politici, e non solo loro, facciano finta di vivere in un paese che non esiste. Siamo molto più in crisi di quanto si percepisce dal nostro dibattito politico. Sulla sua valutazione in parte concordo, ma è l’intera eurozona che è messa in discussione dai mercati. Gli interessi dei vari paesi, non solo tedeschi, sono sempre più divergenti.
in un vivere civile,quando l’assetto dei rapporti tra debitore e creditore, penalizza il debitore in misura tale da compromettere la sua disponibilità ad onorare il debito,le parti hanno un reciproco interesse all’accordo e quindi a rimodulare l’esposizione, per esempio con la rinuncia a qualche punto di interesse o attraverso la dilazione dei termini-l’accordo dovrebbe limitarsi ai quotisti maggiori del nostro debito Francia:320 miliardi e Germania 120 miliardi:Per me la strategia attuale non porta a nulla ed è continuamente respinta dal mercato,che invece,potrebbe rispondere diversamente, con un accordo vitale tra debitore e creditore-Comunque vedo più lungimiranza in DOSI
Ma ti pagano per pubblicizzare Dosi?
Per quale motivo non dovrebbe succedere il casino che è successo in Grecia quando hanno fatto la ristrutturazione del debito (trattavasi proprio di swap sui tassi d’interesse e dilazioni, come dici tu!)? Per quale motivo non dovremmo subire la tortura della troika come in Grecia?
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Comincio a pensare che parlo con un bot!
in un vivere civile,quando l’assetto dei rapporti tra debitore e creditore, penalizza il debitore in misura tale da compromettere la sua disponibilità ad onorare il debito,le parti hanno un reciproco interesse all’accordo e quindi a rimodulare l’esposizione…
Detto in termini piu’ crudi e coincisi, quando il debitore dichiara lo stato di insolvenza, ovvero dichiara fallimento
Lo scopo del fondo salva spread e’ proprio quello che tu tratteggi, con l’unica grande e sostanziale differenza che agisce prima del fallimento del debitore, anzi cerca di evitare che cio’ accada.
..Comunque vedo più lungimiranza in DOSI.
Per adesso Dosi ha semplicemente prodotto uno studio accademico. Nessuno puo’ garantire che tutti gli effetti prodotti, siano quelli descritti da Dosi ne che quelli aupicati si producano nella stessa sequenza e con gli stessi benefici dexcritti, sono solo parole sulla carta. Ogni anno gli accademici producono studi che sottopongono all’attenzione dei collegi, qualche volta il confronto e le discussioni che ne nascono portano ad un progresso scientifico, spesso cadono nel dimenticatoio e restano semplici studi accademici.
quando non si raggiunge alcun risultato occorre cambiare strada e le alternative non sono tante-l’Italia non è la Grecia che non verrà abbandonata perchè diversamente diverrà una colonia cinese- Dosi non mi paga,ma mi pice vedere le carte che stanno sul tavolo,e quelle lasciate da Monti sono come il due di bastoni.
Di fatto non hai comunque risposto alla domanda.
la decozione non è fallimento: un malato, anche in coma ,è pur sempre un essere vitale e non un cadavere,cioè un estinto o cancellato,come il fallito.Nella situazione attuale, si devono prendere decisioni che, in prospetiva, faranno perdurare gli effetti per i prossimi decenni-è quindi giusto che forze decisionali molto più giovani di quelle ora al comando,entrino nelle stanze con i zerbini alla porta.Si va in pensione proprio perchè ,statisticamente, la spinta creatrice, con l’età, viene a mancare: è un fenomeno che riguarda tutti, artisti compresi e non vedo perchè, da esso, si debbano sentire esenti i settantenni e gli ottantenni che ci governano.Quindi anche per questo Dosi , Seminerio ed ogni altro giovane docente deve essere invitato ad incarichi decisionali
la decozione non è fallimento: un malato, anche in coma ,è pur sempre un essere vitale e non un cadavere,cioè un estinto o cancellato,come il fallito.Nella situazione attuale, si devono prendere decisioni che, in prospetiva, faranno perdurare gli effetti per i prossimi decenni-è quindi giusto che forze decisionali molto più giovani di quelle ora al comando,entrino nelle stanze con i zerbini alla porta.Si va in pensione proprio perchè ,statisticamente, la spinta creatrice, con l’età, viene a mancare: è un fenomeno che riguarda tutti, artisti compresi e non vedo perchè, da esso, si debbano sentire esenti i settantenni e gli ottantenni che ci governano.Quindi anche per questo Dosi , Seminerio ed ogni altro giovane docente deve essere invitato ad incarichi decisionali
I mercati ieri non avevano capito bene cosa è accaduto davvero a Francoforte. Oggi stanno aggiustanbdo il tiro, complice la “stracca” estiva. In realtà, Draghi ha vinto (ma senza stravincere, e questo forse spiega la reazione “sbagliata” delle borse) la sua battaglia, che è quella – questo credo sia l’equivoco in cui a volte incorriamo un po’ tutti – di fare il governatore della BCE (con gli stessi poteri del suo omologo della FED), non il salvatore dell’Italia di cui, nel ruolo che attualmente ricorpre, di per sé non gliene deve importare nulla, se non in quanto mina la stabilità dell’euro.
Che la “quasi vittoria” di Draghi non significhi, come dice giustamente Andrea, la salvezza automatica e “facile” dell’Italia e più in generale dell’Eurozona è verissimo: perché qui è solo e soltanto la Politica che può fare la differenza. Ad esempio, mentre si discute su Fondo salva stati, ruolo BCE ecc… pochissimi si mettono a discutere dell’unica cosa che potrebbe fermare la speculazione: una “road map” verso l’unione politica, unica cosa che convincerebbe – giustamente – i tedeschi agli eurobond e dunque alla condivisione del debito.
E, per quanto ci riguarda, continuare anzi rafforzare le politiche di tagli “mirati” alla spesa e lotta senza quartiere all’evasione.
Un caro saluto e complimenti ad Andrea,
C.