Congo, la crisi silenziosa

03/08/2012 - Mercoledì migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale per chiedere la fine delle violenze nella parte orientale del paese. Il governo della Repubblica Democratica ha detto che tratterà solo con quello del Ruanda, che accusa di sostenere e manovrare i ribelli. Accuse che il Ruanda nega e che Kagame respinge sdegnosamente

Congo, la crisi silenziosa

Onu e Stati Uniti cercano una soluzione politica alla crisi, che il governo di Kinshasa non riesce a risolvere militarmente.

LE MANIFESTAZIONI - Mercoledì migliaia di persone sono scese in piazza nella capitale e in minor numero in altre città del paese per chiedere la fine delle violenze nella parte orientale del paese dove ONU ed esercito affrontano ormai da mesi la ribellioni di ex-guerriglieri integrati nell’esercito a ammutinatisi lamentando il mancato rispetto degli accordi di pace. Manifestazioni assecondate sicuramente dal governo, che di solito non le ammette con i pretesti più vari, com’è accaduto persino alla chiesa cattolica che voleva organizzare marce per la democrazia per protestare contro le ennesime elezioni truccate che hanno confermato al potere Kabila.

 

LA CORRUZIONE SISTEMICA - Purtroppo per tutti il governo congolese, sostenuto dagli Stati Uniti, è uno dei più corrotti d’Africa e nel resto del paese non va tanto meglio, con polizia e soldati che spesso non ricevono gli stipendi e che si arrangiano taglieggiando la popolazione, peraltro ormai abituata a pagare a chiedere soldi ad ogni occasione. la corruzione è tale che ad esempio i giornalisti sono costretti a pagare per lavorare nelle aree sotto il controllo di questo o quel funzionario o ufficiale, ma sono anche noti per la disponibilità a scrivere articoli dietro corresponsione di bustarelle da parte di chi vi abbia interessi. Non stupisce quindi che, come ha riferito al Consiglio di Sicurezza l’inviato ONU nel paese, Roger Meece, l’esercito congolese stia ripiegando perché ha esaurito le munizioni, lasciando molti villaggi nelle mani delle milizie ammutinate.

RIBELLI CON IL MORALE ALTO - I loro avversari non sembrano avere di questi problemi, i loro capi dispongono di grandi quantità di denaro accumulate negli anni taglieggiando e saccheggiando la regione del Nord Kivu, dove sono localizzati gli scontri, soprattutto esigendo tangenti dalle compagnie minerari che scavano il ricco sottosuolo della regione e che non hanno mai smesso di lavorare ed esportare illecitamente le ricchezze della regione attraverso le frontiere dei paesi vicini. Un fenomeno che ha fatto dell’Uganda il primo esportatore africano d’oro dopo il Sudafrica, anche se di oro il paese non ne ha e si limita da anni a contrabbandare quello congolese.

 

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