Le Olimpiadi della discordia
di Redazione - 01/08/2012 - Dal rifiuto di allenarsi con Israele a non voler scendere in vasca con chi "si odia"
Tel Aviv e le capitali ad essa ostilI approfittano delle olimpiadi, rinnovando una tradizione fatta di boicottaggi olimpici ben più pesanti
PRONTI VIA - Prima che il sipario si alzasse sui giochi sono stati gli israeliani a fare il diavolo a quattro perché fosse commemorata la strage di Monaco con un minuto di silenzio durante la cerimonia d’apertura. Nel 1972 un commando palestinese attaccò e uccise diversi membri della squadra israeliana, durante un blitz delle forze tedesche morirono 11 atleti e tutti i palestinesi. Da allora di massacri e stragi ne sono passate parecchie sotto i ponti, ma la macchina della propaganda israeliana è inarrestabile. Il CIO però ha risposto picche, concedendo il minuto di silenzio solo in occasione dell’apertura del villeggio olimpico, occasione che ha una frazione della visibilità di cui gode la cerimonia d’apertura dei giochi in mondovisione. Niente di nuovo, durante la Guerra Fredda in particolare i giochi hanno visto addirittura il boicottaggio reciproco tra i blocchi, con diversi paesi assenti in diverse edizioni proprio perché impegnati a boicottare i giochi degli altri.
PROBLEMI SUL TAPPETO - Arrivati ai giochi è toccato ai nemici d’Israele esibirsi nei tradizionali gesti di distanza dagli atleti israeliani. I judoka libanesi, che da Israele sono stati invasi e devastati almeno due volte, hanno chiesto che tra loro e gli israeliani durante gli allenamenti ci fosse una specie di muro a celarne la vista. Può essere che l’abbiano fatto per non perdere la concentrazione con pensieri extra-sportivi, ma gli israeliani hanno denunciato pubblicamente il comportamento.
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I RISCHI E I TRUCCHI - In gioco ci sono le sanzioni che il CIO ha promesso a quegli atleti che boicotteranno apertamente o meno gli incontri con atleti di altri paesi per motivi politici. Sabato ad esempio ha attirato i sospetti la squalifica rimediata dal tnisino Taki Mrabet, rimediata dopo diversi errori tecnici e sospetta di volontarietà per evitare d’entrare in vasca insieme all’israeliano Gael Nevo, che per di più è un militare. Sospetti smentiti dalla federazione tunisina, anche perché sono atti che assumono valore politico solo se rivendicati.
TRA L’INCUDINE E IL MARTELLO - Gli atleti dei paesi arabi solo per lo più spinti ad evitare idee del genere dalle loro federazioni, anche se non mancano paesi nei quali politici potenti spingono per i boicottaggi, su tutti l’Iran, dove alcuni atleti iraniani hanno ammesso in passato di essersi dati malati o infortunati. Il tutto per evitare l’incontro con gli israeliani e possibili squalifiche alla sua federazione a seguito dell’imposizione del boicottaggio da parte del regime. (Photocredit: GABRIEL BOUYS/AFP/GettyImages)
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