Se Giordano Bruno fosse vivo, bisognerebbe dargli il Premio Nobel.
CAMPO DE’ FIORI - La statua di Giordano Bruno in Campo De’ Fiori è bellissima. È bello co
me ti guarda severo e fiero, incappucciato nel suo tabarro nero. Un uomo in piedi, che piuttosto che rimangiarsi le sue idee ha preferito il rogo. Bisogna per forza andarlo a salutare, ogni volta che si va a Roma. Non bisogna recarsi da pellegrini a visitare un uomo libero, né fare della sua memoria oggetto di culto pagano. Lui non lo vorrebbe. Un uomo libero non ha bisogno di proseliti, perché una gloriosa solitudine è già di per sé una forma di libertà. Il rogo è una scelta disinfettante, in un certo senso. Depurativa fino all’osso, se vogliamo. Esistono guerre finalizzate alla pace: osservazione archiviabile come baggianata solenne, se non fosse che l’ha pronunciata Barack Obama nel ritirare il Nobel per la Pace. È ovvio che Obama non ci crede nemmeno lui, a ciò che ha detto. È una persona troppo intelligente. Ha parlato così perché glielo imponeva la machiavelliana regola del buon governante, che si deve piegare alla Necessità e al Dovere. Comunque questa frasetta di circostanza la dice lunga sul motivo per cui Gandhi non ebbe mai l’ambito premio scandinavo. Barack, bello buono e bravo come nessuno mai (in generale ma soprattutto in confronto al povero Bush, uomo a cui ogni virtù fu negata) è andato a prendersi il premio di cui sopra con tutte le tivvù del mondo al seguito, e questa non è cosa da poco. A Stoccolma sono stufi di conferire riconoscimenti a disgraziati sudamericani e asiatici, che non hanno niente di meglio da fare che starsene al paesello come prigionieri politici e non hanno manco uno straccio di Air Force One con cui andare cortesemente a ritirare le medaglie al valore che vengono loro conferite. Che sfigati del cavolo.
MA COSA C’EN
TRA GIORDANO BRUNO CON BARACK OBAMA? – C’entra per via di Liu Xiaobo. Liu Xiaobo è uno che in un mondo giusto dovrebbe essere insignito del Nobel per la pace. Perché se lo merita. Invece attualmente egli soggiorna in una prigione. Dopo un anno che lo teneva proditoriamente in galera, la polizia cinese qualche giorno fa, il nove di dicembre, ha trovato finalmente un’accusa adeguata per Liu, intellettuale colpevole di aver diffuso via internet materiale critico verso il regime e di denuncia delle sue nefandezze. Liu ha firmato (e secondo le autorità cinesi anche scritto) Carta 08, un documento che chiede per la Cina tutta una serie di riforme inerenti cose di poco conto tipo il rispetto dei diritti umani e riforme intese a dar vita a una democrazia. La sua scellerata attività ora ha un nome: “sovversione contro il potere dello stato”. Qui da noi in Occidente uno così viene chiamato intellettuale dissidente (in pratica lo stesso lavoro di Giordano Bruno), e questi due sostantivi hanno il potere di rendere le persone antipatiche. Chiamarlo martire forse gioverebbe alla sua immagine, ma nello scriverlo mi viene in mente la faccia di G.B. che mi guarda inorridito. Comunque quell’accusa assomma in sé echi da Inquisizione secentesca.
FOTO RICORDO - Morale, Obama, sulla scrivania della sala ovale, dovrebbe tenere da una parte una riproduzione della statua di Giordano Bruno (tanto agli americani questi souvenir tamarri piacciono sempre) e dall’altra una foto ricordo di Liu Xiaobo. Giordano Bruno fu bruciato vivo perché aveva ipotizzato l’infinitezza dell’universo. L’infinitezza dell’universo è convinzione contraria ai regimi. Liu Xiaobo sta in galera perché ha pensato che è giusto essere liberi. La libertà è atteggiamento contrario ai regimi. Doveva pensare a loro di fronte ai grandi saggi dell’Accademia di Svezia, prima di sparare parole a vanvera, anzi eresie. Giordano Bruno, che diceva cose sacrosante, fu condannato come eretico, e anche Liu Xiaobo viene ritenuto tale. Invece gli eretici siamo noi, che ci facciamo i complimenti per quanto siamo bravi mentre i giusti bruciano.




Quando pochi giorni fa ho sentito pronunciare quella frase illogica da Obama sono inorridita: da quando una guerra è portatrice di pace? Pensavo a Gandhi che ci osservava e si copriva il volto con le mani…speravo di aver capito male, invece no, ed il premio nobel per la pace era proprio per lo stesso Barack Obama che pochi giorni prima ha deciso di inviare altri 30.000 soldati in Afghanistan nei prossimi sei mesi.
Non conoscevo la storia di Liu Xiaobo, ma meriterebbe più visibilità, almeno nei media, come avete fatto voi, e rispetto.
Il mondo gira alla rovescia.
Ogni volta che passo sotto la statua di Giordano Bruno provo un senso di ammirazione…e il suo sguardo austero, ma fiero, m’impone sempre una nuova riflessione. La prossima volta penserò anche alla lotta per i diritti umani di Liu.
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