Il diesel fa venire davvero il cancro?

di - 01/08/2012 - Uno studio che parla molto chiaro. Un'associazione che chiede il sequestro dei veicoli. Ma che dovrebbe leggere con più attenzione quello che dice davvero

Il diesel fa venire davvero il cancro?
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E insomma, questo diesel, il gasolio, carburante molto più economico della benzina, fa venire davvero il cancro? Dobbiamo rassegnarci a comprare motori a costoso carburante de-piombato, perché il multijet fa male alla salute? La polemica negli ultimi giorni è infuriata, per usare un eufemismo: dopo la diffusione del comunicato stampa dell’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, quella che ha sede a Lione, braccio operativo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il dibattito è diventato incandescente.

CANCRO O NON CANCRO - “Il diesel fa venire il cancro”: questa la conclusione, un po’ tranchant, che si è voluta vedere dallo studio. In effetti, la decisione dell’Oms è incontestabile e argomentata: il carburante Diesel scala dalla categoria B, o “potenzialmente cancerogeno per l’essere umano”, alla categoria A, o “sicuramente cancerogeno per l’essere umano”. insomma, il diesel come l’amianto, mentre la benzina e altri componenti notoriamente inquinanti rimangono nella classificazione di pericolosità potenziale. Leggendo i commenti in calce alla press release dello Iarc, sembra che la preoccupazione debba prendere il posto della tranquillità: “Le prove scientifiche erano inequivocabili e la conclusione del gruppo di lavoro unanime: gli scarichi del diesel causano cancro ai polmoni nell’essere umano. Dati gli impatti aggiuntivi del particolato diesel, l’esposizione a questa mistura di agenti chimici dovrebbe essere ridotta in tutto il mondo”, ha detto Cristopher Portier, portavoce del gruppo di lavoro.

SEQUESTRATELI - In Italia è stato il Codacons, associazione che si occupa della tutela dei consumatori, a trarre le conseguenze di una tale decisione scientifica e a chiedere così, immantinente, il sequestro generalizzato degli autoveicoli a diesel. Ne parlavamo.

La notizia dei giorni scorsi, secondo la quale, per l’Organizzazione Mondiale della Sanita’, i gas di scarico dei motori diesel causano il tumore ai polmoni negli essere umani, ha indotto il Codacons a presentare un esposto alla Procura della Repubblica di Milano per chiedere il sequestro di tutti i veicoli diesel esistenti sul territorio della citta’ di Milano e provincia.  (…)  Questo studio apre nuovi scenari e rende possibile procedere con maggior successo sia per il reato di getto pericolose di cose che per quello di omissione d’atti d’ufficio. “La prova inconfutabile del legame tra i gas di scarico dei motori diesel e la diffusione del cancro rende necessario un intervento straordinario da parte della Procura, a tutela della salute dei cittadini. Da qui la richiesta di sequestro dei veicoli diesel, dato che sono una fonte di morte certa” ha dichiarato il presidente del Codacons, Marco Maria Donzelli.

Insomma, pericoli alla salute pubblica, e di conseguenza azione legale (a carico dei rappresentanti istituzionali, iniziativa giuridica già di per sé curiosa). Ma è davvero così? O c’è qualcuno, da qualche parte, che ha sbagliato qualcosa?

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11 Commenti

  1. Massimo scrive:

    Ma come fonte alternativa di energia ancora ai derivati del petrolio state a pensare!?! qua continuiamo a respirare M***da… e pensiamo alle alternative date dal petrolio!!! hanno inventato i motori ad ARIA!!! e con l’irradiazione solare e le fonti alettromagnetiche altro che petrolio S-V-E-G-L-I-A-M-O-C-I!!! qua ci vogliono tutti MORTI!!!

    • Alessio scrive:

      Le fonti energetiche rinnovabili saranno adottate su larga scala quando il loro utilizzo diverrà maggiormente profittevole dell’utilizzo delle fonti fossili perché ormai divenute eccessivamente costose da poter soddisfare la domanda internazionale.
      Quel passaggio non sarà indolore, ciò non toglie che non comporterà la cessazione dell’emissione di sostanze cancerogene e di altri inquinanti in genere perché non tutti gli inquinanti provengono dalla combustione dei derivati petroliferi o dalla loro dispersione.

      Il problema non è la fonte energetica ma il fine della produzione che, essendo quello esclusivo del profitto non può far altro che portare alla realizzazione di pericoli per l’ambiente, per l’uomo o per l’economia stessa.
      Infatti un prodotto che sia durevole, economico, completamente ecocompatibile, utile ecc andrebbe a ledere una tale mole di interessi economici da scoraggiarne la diffusione ed anzi, da raccogliere ogni genere di ostracismo.
      Va considerato che un settore economico ed industriale mastodontico come quello petrolifero e petrolchimico dia una fonte di sostentamento a milioni di persone e non si può pensare che un sistema inefficiente come quello capitalistico possa riconvertire una costola così corposa della propria struttura in un tempo così ridotto.
      Si tratta di riorganizzare l’intera struttura industriale planetaria e ciò imporrà necessariamente un riassestamento di tutto il complesso degli impieghi lavorativi da cui milioni di persone traggono sostentamento, c’è da formare un’intera generazione di lavoratori salariati in grado di cimentarsi con tecnologie sconosciute a chi, fin’ora è stata una figura importante per le tecnologie in voga.

      Si prenda ad esempio un meccanico per automobili e gli si metta sotto mano un’auto totalmente elettrica.
      Saranno ben pochi i lavori che sarà in grado di fare colle sue conoscenze su quel nuovo prodotto e dovrà essere formato per acquisire quelle indispensabili per eseguirvi i lavori necessari.

      Naturalmente ai giganti dell’industria non passa nemmeno per la testa il concetto del rispetto della vita di chi potrebbe perdere il lavoro, la casa, la pelle (per la fame).
      A costoro importa esclusivamente di quelle che sarebbero le conseguenze di un rapido o lento abbandono della fonte petrolifera sull’economia mondiale e quindi sugli introiti economici che direttamente ne conseguirebbero.

      Con questo non intendo certo dire che dobbiamo continuare ad usare il petrolio fino al disfacimento di ogni bioma terrestre e/o forse più, bensì che il capitalismo, con la sua struttura produttiva è questo quello che permette di fare.

      L’unica soluzione è abbandonare il capitalismo.

      • Gaetano scrive:

        Cioè è piu facile abbandonare il capitalismo che il petrolio? Penso che se quello del petrolio un giorno avverra’ per forza di cose, l’addio al capitalismo è solamente una mera utopia

        • Alessio scrive:

          Il mio intervento era abbastanza chiaro, non vedo come ci si possa leggere che abbandonare il petrolio sia più difficile che abbandonare il capitalismo.
          Inoltre vorrei esponessi quelle che ritieni le motivazioni materiali determinanti l’impossibilità dell’abbandono del capitalismo.

          Un tempo c’era il feudalesimo e nessuno poteva immaginare che un giorno delle persone giuridiche internazionalizzate avrebbero deciso della sorte di miliardi di individui.
          Come puoi pensare che il mondo rimarrà uguale a com’è ora?
          Un’organizzazione sociale non può durare all’infinito ed anzi dura finché al suo interno non si producono le condizioni materiali adatte al su stesso abbandono, così fu per l’impero romano, così come per il feudalesimo, per il mercantilismo.

          Il capitalismo avrà INEVITABILMENTE una fine.

          La situazione economica mondiale che si sta configurando attualmente a partire da quella che dall’agosto 2007 viene ricordata come crisi dei mutui sub-prime, fino a giungere all’odierno traballamento dell’economia europea ancora incapace di resistere adeguatamente alle bordate della guerra economica in atto, sta portando all’aumento spropositato della disoccupazione in tutti i paesi pienamente sviluppati, ed all’interno dei meno economicamente solidi si avverte in modo esplicito l’agitazione ed il malcontento tra i lavoratori salariati, ovvero chi realmente paga le crisi del capitale.
          La Cina sta diventando la prima potenza economica mondiale e l’impero economico statunitense sta inesorabilmente tramondando non senza una strenua resistenza esplicitata nel discredito che le agenzie di rating gettano sull’economia europea.

          Ieri il muro di Berlino, oggi lo spread, i mezzi del capitalismo finanziario statunitense sono da lunghissimo tempo impegnati a ritardare l’ascesa e l’unificazione economica, fiscale, politica e militare europea.

          L’UE, con riferimento a chi governa i 27 e le rispettive economie, è determinata a mantenere la via intrapresa a partire dalla CECA, quel patto di circolazione delle merci che ebbe i natali quando l’Europa era da poco uscita dal secondo conflitto mondiale.
          L’unificazione economica è gia avvenuta con l’adozione della moneta unica.
          Attraverso le misure rese necessarie dall’avanzare della crisi dei debiti sovrani, i vari governi stanno ponendo a ritmi esorbitanti le fondamenta di quella che sarà l’unificazione economica.
          Poi verrà l’unificazione politica.
          L’unificazione militare è gia stata avviata, per notizie in merito si valutino le caratteristiche della Eurogendfor, organizzazione definita non poche volte la Gestapo europea, immune da ogni legge.

          Il tutto va inquadrato in uno scenario che se ora presenta una guerra economica in atto, in futuro sfocerà inevitabilmente in una destabilizzazione dei rapporti tra le potenze, fino all’esplosione del 3° conflitto mondiale.

          I nostri figli saranno chiamati ad indossare le vesti di un esercito tutto europeo.
          Saranno chiamati a versare il proprio sangue per difendere gli interessi dei capitalisti europei.

          Il cinese verrà presentato stereotipato come il nemico da distruggere, da abbattere.
          A tutto questo, l’unica soluzione sarà l’insurrezione planetaria, per fermare la guerra sul nascere.

          Se ora, quanto leggi di queste righe ti sembra fantascienza in futuro lo vedrai realizzato, non perché sono veggente, non perché ho la palla di cristallo, ma perché è così che evolve il capitalismo, le sue leggi restano le stesse e si esprimono esplicitamente nel rispetto delle condizioni materiali del momento storico preso in esame.

    • K scrive:

      Motori ad aria… che fai, ci scoreggi dentro per farli andare?

      • Alessio scrive:

        Sono motori ad aria compressa.
        Il serbatoio è una grossa bombola ad alta pressione capace di contenere la cospiqua quantità di aria ad altissima pressione che serve per alimentare il motore.
        Sostanzialmente si può utilizzare un motore a combustione interna riadattato per funzionare coll’aria compressa anziché coi gas in pressione prodotti dalla combustione dei carburanti.

        Il principio di funzionamento è il medesimo quello che cambia nel caso del motore ad aria compressa è la totale assenza di combustione e quindi la necessita di alcun sistema di ignizione (candele nel caso dei benzina e GPL) o di preriscaldamento (candelette nel caso dei motori diesel)

        L’efficienza di un motore a combustione interna non può mai superare il suo limite teorico individuabile attraverso il ciclo di Carnot e che per semplicità consideriamo del 30%.

        L’efficienza di un motore o comunque di una macchina consiste nella capacità di conversione dell’energia fornita in lavoro utile.

        In tal senso un motore a combustione interna spreca il 70% dell’energia che acquisisce attraverso il carburante.
        L’energia persa è costituita da calore che notoriamente non è possibile riconvertirlo, quando le temperature sono prossime a quelle ambientali, in lavoro utile.

        Sostanzialmente utilizzare l’aria compressa per far lavorare un motore a combustione interna impone una serie di lavori atti a rendere compatibile la meccanica del motore stesso, ma sia chiaro non è nulla di eccessivamente complesso, anzi, il motore sarà molto meno sollecitato dall’assenza delle elevate temperature oltre che dalla minore pressione d’esercizio.
        Questo permette di costruire dei motori sostanzialmente più leggeri, sostanzialmente indipendenti dai sistemi di raffreddamento perché oltre all’assenza di combustione, quando un gas si espande velocemente, perde calore, e questo porta automaticamente ad una diminuzione delle componenti con cui il gas stesso intra in contatto.

        Un veicolo ad aria compressa avrà di default una fonte di aria fredda da poter utilizzare per condizionare l’abitacolo e per fornire un gradiente termico che se abbastanza elevato può essere sfruttato per produrre una piccola quantità di energia elettrica per mezzo di un motore stirling appositamente progettato.

        La fonte energetica vera e propria che spingerà queste auto non sarà di certo l’aria compressa che costituisce un vettore energetico, bensì l’energia utilizzata per comprimere l’aria che poi già compressa sarà immagazzinata nel serbatoio.

        Se il compressore verrà alimentato da energie rinnovabili, sostanzialmente si avrà un’auto alimentata al 100% in modo ecologico.

        Altro paio di maniche sarebbe la realizzazione del suddetto veicolo.
        Gli attuali processi industriali necessari alla realizzazione delle varie componenti del veicolo non sono affatto ecologici, si usano sostanze chimiche inquinanti, prodotte per mezzo della petrolchimica.
        Il gruppo motore è costituita da un blocco di metallo che necessita inevitabilmene di una fonderia per poter esser sagomato.

        L’ecologia quindi, è impossibilitata in ogni caso ad esser applicata per intero finché i processi industriali saranno vincolati alle leggi del profitto, ai brevetti.

  2. nuke scrive:

    alternative pulite?
    pedalare.
    non vi piace?
    vi estinguerete.

  3. angelo scrive:

    ma avete visto come si è svolto il test? in una miniera con un motore a gasolio che funzionava a tutta birra,senza aria di ricircolo nella galleria.in quelle condizioni,viene il cancro anche con le scoregge. a questo punto bisogna vietare tutto quello che causa esalazioni. sono solo stronzate fatte con test assurdi e non reali

    • ziopino scrive:

      Esatto. Quel test può al più riprodurre un centro cittadino pieno di diesel Euro 0 e 1 e col traffico congestionato, ma qualsiasi altra situazione all’aria aperta, eccetto stare fra i fumi di un incendio o di un impianto industriale inquinante, sarà sicuramente meno critica per i polmoni.

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