Per il senatore Dell’Utri i criminali efferati non sono tutti uguali. E attacca la trasmissione di Santoro, durante la quale Ciancimino ha parlato di un foglio con su scritto il nome di Berlusconi sequestratogli durante una perquisizione e mai messo agli atti di alcun processo
Le affermazioni rese da Massimo Ciancimino ad Annozero aggiungono ulteriori interrogativi al fitto mistero che avvolge la trattativa tra uomini di Cosa Nostra e uomini dello Stato nel corso del 1992. Quanto ha affermato ieri il figlio dell’ex sindaco di Palermo introduce nuovi importanti elementi a quanto finora svelato sul contatto mafia-istituzioni. Innanzitutto emerge che gli effetti della trattativa si sarebbero trascinati per oltre un decennio, tanto che uomini dei servizi segreti avrebbero tenuto sotto controllo Ciancimino, aggiornandolo su nuovi rivolti delle indagini e indicandogli i comportamenti da assumere per evitare coinvolgimenti. Il secondo elemento di assoluta novità nella vicenda, è la citazione da parte di Ciancimino del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, fino ad ora tirato in ballo esclusivamente nell’ambito della ricerca di nuovi referenti politici da parte di Cosa Nostra ad inizio anni ’90.
IL FOGLIO SCOMPARSO - “Ad aprile del 2006 – ha raccontato Ciancimino - mi fecero capire che ci sarebbero stati sviluppi investigativi su di me che potevano sfociare anche in provvedimenti cautelari e che dovevo andare via dall’Italia e portare con me tutti i documenti che avevo. Mi rassicurarono che se non avessi parlato della trattativa tutto si sarebbe risolto. Io risposi al mio interlocutore che comunque nel corso di perquisizioni mi erano stati sequestrati documenti importanti: un foglio con scritto il nome di Berlusconi e la sim del cellulare usata da mio padre per telefonare al suo capo, Franco (il riferimento, appunto, è a un agente dei Servizi indicato da Ciancimino col nome di Franco, ndr) E comunque in effetti quei documenti nel processo a mio carico non risultarono”.
NODI DA SCIOGLIERE - Come si lega Silvio Berlusconi alla vicenda dei colloqui tra gli ufficiali dei Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno e i due Ciancimino? Che interesse possono aver avuto i servizi segreti nel nascondere il nome del Presidente del Consiglio da un appunto dell’ex sindaco di Palermo? E, soprattutto, come mai don Vito aveva segnato quel nome? Il suo arresto avvenuto negli ultimi giorni dell’anno ’92 aveva per forza di cose messo fine agli incontri, ma non certo alla trattativa, che ad inizio ’93 avrebbe portato a qualche risultato: uno dei frutti, come ha raccontato un mese fa Massimo, sarebbe stata la cattura di Totò Riina, messa a punto grazie alle dritte di Bernardo Provenzano, che nello stesso periodo degli incontri era in contatto diretto con don Vito. Il nome di Silvio Berlusconi fino ad allora (’92) era balzato fuori, per quanto conosciuto finora, solo in occasione di alcune riunioni tra Riina e i suoi capimafia, in particolare presso la villa di Girolamo Guddo nel giugno del ’92 nel corso dei festeggiamenti per il riuscito attentato a Giovanni Falcone. Stando alle rivelazioni del pentito Salvatore Cancemi, sarebbe stato proprio il Capo dei Capi in persona a fare il nome. E con Berlusconi citava anche Dell’Utri.



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Gli assassini sono tutti uguali, ma alcuni assassini sono più uguali degli altri. E anche i politici, evidentemente. Quello lì non ha definito Mangano un eroe?
Un sorriso C.
C.
Ci sono gli assassini che parlano che sono infami, e quelli che tacciono che sono eroi e uomini d’onore. Semplice è.