Hebron: “Kill the arabs”
29/04/2008 - Prima di andare me lo avevano detto: “Lì è un incubo. E’ un posto pericoloso. Una città fantasma. Stai attento”. Me lo avevano detto israeliani e palestinesi e anche i miei amici italiani che da anni lavorano lì. “Hebron –
Prima di andare me lo avevano detto: “Lì è un incubo. E’ un posto pericoloso. Una città fantasma. Stai attento”. Me lo avevano detto israeliani e palestinesi e anche i miei amici italiani che da anni lavorano lì. “Hebron – dicevano – è diversa. E’ tutto quello che fino adesso non hai mai visto”.
HEBRON, OGGI - Poi ho visto. Una città che vive in una condizione di follia se si arriva dall’occidente “pacificato”. Quello che s’intuisce dopo un’ora che si è lì è che il concetto di normalità è privo di senso. O meglio: il concetto di normalità è in assoluto quello più relativo. La normalità è la quotidianità e se la quotidianità è paura, spari, rastrellamenti, aggressioni, razzismo, allora: “benvenuti ad Hebron”. Hebron, Al Khalil in arabo, è la seconda città più grande della Cisgiordania. La più antica della Palestina storica, la città di Abramo. E’ un luogo sacro sia per gli ebrei sia per i palestinesi. È contesa, ed è una città che fa paura. E’ l’unica ad avere un insediamento di coloni israeliani al suo interno, in pieno souk (mercato), oltre che nelle zone che la circondano.
Fra i coloni stabiliti nella città vecchia (circa 600 persone) e quelli degli insediamenti di Abraham Avino (casa di Abramo), di Kyriat Arba e di Givat HaAvo (8 mila) in periferia e altre, l’intento è unanime: riprendere quella che David Wilder – portavoce della comunità ebraica di Hebron – chiama “la prima città ebraica al mondo”. 4000 militari dell’esercito israeliano pattugliano giorno e notte le stradine di quello che un tempo era un centro turistico di grande attrattiva con botteghe d’artigianato e piccoli negozi.
Oggi per accedere alla moschea/sinagoga di Abramo, luogo fondamentale per le tre religioni monoteiste, turisti e palestinesi devono passare per tre check point costruiti nel raggio di 100 metri. Ebrei e musulmani hanno ingressi separati e spazi non condivisibili. I primi accedono dalle colonie attraverso strade esclusive. I secondi entrano dal mercato. La parte vecchia della città è deserta. I militari sono ovunque. Passeggiano silenziosi armati di AK-47. Quelle poche persone che s’incontrano camminano velocemente con la testa bassa e scompaiono dietro l’angolo. Solo i bambini palestinesi sono in strada. Giocano a calcio, corrono, urlano, guardano passare i soldati e poi scompaiono come gatti. Hebron è bellissima. Nonostante l’atmosfera da “città morta”. Tutto il centro storico è un meraviglioso labirinto di pietra di color giallo chiaro.
Archi a punta dividono le gallerie che portano in piccole piazze ornate da scale e palazzine con i tetti formati da vecchie anfore che servono a mantenere freschi i piani superiori.
ACHTUNG! ARABS – Nelle strade del centro è quasi impossibile vedere il cielo. Gli edifici sono a due piani. Quelli che danno sulla strada sono serrati. Prima erano occupati dai negozi palestinesi. Fra un piano e l’altro questi ultimi hanno costruito delle reti metalliche. Una divisione aerea fra zona palestinese e zona israeliana. Queste reti sono piene d’immondizia. Dalle case occupate i coloni gettano la loro spazzatura dalle finestre. “La gettano su di noi. La bruciano e poi la gettano giù“, mi dice un vecchio palestinese. Sulle serrande ci sono dei graffiti. Non riesco a credere a quello che leggo: “Kill the arabs”, “Arabs in the gas chambers”. Stelle di David sono disegnate un pò ovunque. Durante il nazismo questo simbolo era disegnato sui negozi di proprietà ebraica come segno di discriminazione e odio. Fu l’inizio della tragedia immonda della Shoah. Oggi a Hebron è usato per segnare il territorio di conquista da parte dei coloni.
L’AGGUATO – Tra la moschea/sinagoga di Abramo e l’ultimo check point prima della strada che porta alla colonia di Abraham Avino è pericoloso fermarsi. La delegazione di cui faccio parte – formata da giornalisti, attivisti e cooperanti – è lì per vedere quella che un tempo era la piazza principale della città, quando una macchina a tutta velocità si scaglia contro di noi. Ci scostiamo all’ultimo istante prima di essere travolti. Girandomi vedo i militari che presidiano la piazza a dieci metri di distanza, immobili, come se niente fosse. L’automobile fa manovra e riparte alla carica. “Ma chi sono?” chiedo allarmato alla guida che ci accompagna. “Sono i coloni, state attenti” Dall’auto scendono tre donne e due uomini che corrono verso di noi e cominciano a tirarci arance e uova.
Finita la merce iniziano a sputarci e a inveire “Shame on you, nazi!” (vergognatevi nazisti). Non sappiamo che fare e ci rivolgiamo ai soldati sperando che possano intervenire. “Da dove venite?” – ci chiede uno dei militari. “Dall’Italia“, rispondiamo quasi in coro con un occhio fisso su di loro e l’altro verso i coloni. “Fascisti!“, ci risponde quello più grosso che sembra essere il responsabile della pattuglia. Un brivido freddo mi passa sulla schiena, mentre i coloni risalgono sull’auto e vanno via a tutta velocità urlando frasi contro di noi.
Ci affrettiamo a lasciare la piazza quasi felici di tornare al check point fra i tornelli, le telecamere, la voce metallica dell’altoparlante e la richiesta di documenti per rientrare nella zona palestinese. Poi uscire per poter tornare a respirare.













Capisco benissimo quello che scrivi. Direttò. I kamikaze, però, purtroppo non sono pazzi. Sono dei disperati che vengono usati da “quelli coi rubinetti d’oro”. Certo che c’è la componente fondamentalista sarei un idiota a non sottoscrivere. Così come non metterei mai in dubbio in tutta la mia vita l’esistenza di Israele. Ma la cosa va oltre. Hamas non è un fenomeno palestinese, ma bensì egiziano, nato dai Fratelli musulmani. Si è radicato in Palestina negli ultimi quindici anni. L’occupazione militare è iniziata nel 1967. Allora c’è qualcosa che non torna: un Paese considerato da molti terrorista (la Palestina) ha un numero di morti 20 volte superiore del Paese (Israele) che è considerato democratico e vittima del terrorismo. Credo che sia la prima volta nella storia.
Un’altra cosa: è inquietante che uno che si firma “fascista” sia d’accordo con me. Parte sicuramente da analisi diverse dalle mie che non accetto. E vive pure a Tel-Aviv! Magari è un burlone e allora ritiro.
Dopo un rapido controllo devo confermare che colui che si firma “fascista” scrive effettivamente da Tel Aviv.
“Capisco benissimo quello che scrivi. Direttò. I kamikaze, però, purtroppo non sono pazzi. Sono dei disperati che vengono usati da “quelli coi rubinetti d’oro”. Certo che c’è la componente fondamentalista sarei un idiota a non sottoscrivere. Così come non metterei mai in dubbio in tutta la mia vita l’esistenza di Israele.”
E fin qui siamo d’accordo
“Ma la cosa va oltre. Hamas non è un fenomeno palestinese, ma bensì egiziano, nato dai Fratelli musulmani. Si è radicato in Palestina negli ultimi quindici anni. L’occupazione militare è iniziata nel 1967. Allora c’è qualcosa che non torna: un Paese considerato da molti terrorista (la Palestina) ha un numero di morti 20 volte superiore del Paese (Israele) che è considerato democratico e vittima del terrorismo. Credo che sia la prima volta nella storia.”
Sulla parte storica non metto bocca. Sulla questione del maggior numero di morti faccio notare che forse in questa contraddizione influisce quanto detto da te sopra. O no?
“Un’altra cosa: è inquietante che uno che si firma “fascista” sia d’accordo con me. Parte sicuramente da analisi diverse dalle mie che non accetto. E vive pure a Tel-Aviv! Magari è un burlone e allora ritiro.”
I poli opposti si attraggono
. Cmq, se @fascista ci vuole mandare qualche documentazione su quanto accade dalle sue parti, la mail è in alto a destra: clicca sul banner, noi siamo qui!
D’accordo con Mthrandir sulla questione dell’interesse a lasciare la Palestina come sta da parte anche dei paesi arabi. Hamas: il suo è un “welfare” mafioso, ben radicato nel territorio. Mi ricorda qualcosa che noi conosciamo bene. Vincendo le elezioni è “diventato Stato”. Hamas prende i soldi dai potentati fondamentalisti che vogliono la Palestina allineata all’Iran e compagnia bella. Sul sistema scolastico ed educativo la vedo un pò dura. A Gaza la situazione è molto peggiore di quello che sappiamo dai media tradizionali. I problemi putroppo sono altri come i beni di prima necessità e la ricostruzione di edifici (fra cui le scuole), centrali elettriche e sistemi idrici, distrutti dai bombardamenti. Tornado ai fondi di Hamas, qualcuno dice (non io) che all’inizio della sua storia sia stata foraggiata segretamente anche da Israele per screditare Arafat e farlo fuori. Se è vero, ma questo non lo credo, la cosa gli è sfuggita di mano. E’ vero però che Arafat è finito proprio male.
@ Alessandro Bernardini
Grazie per la civile risposta-precisazione, ti assicuro che, per quanto mi riguarda, non è certo mia intenzione suscitare vespai (“ma sapevo che questo avrebbe scatenato qualche vespaio”).
@ Fascista
“leggo nel tuo commento una palese giustificazione per tutti i comportamenti degli occupanti/coloni/ebrei.”
Temo di essermi espresso male, o forse sei tu che leggi maluccio… : se definisco “idiota” chi scrive certe barbarità o commette arroganze verso i palestinesi, non vedo come possa essere visto come uno che giustifica abusi e crimini di Israeliani, sia autorità che civili.
Comunque, a scanso di equivoci, non sia mai che giustifichi il muro ed il concetto stesso di colonia, così come è stato attuato dal ’67 in poi.
La legislazione nazista è ancora adesso studiata come una specie di “monstrum” giuridico politologico pressoché unico dagli storici perché dava al concetto di razza, a prescindere da qualunque altra considerazione (anzi erano queste che discendevano da quella) un valore assoluto pregiuridico.
Ciò non è per Israele, che riconosce cittadinanza israeliana a circa un milione di Palestinesi di credo cristiano e musulmano. Che poi questa cittadinanza sia de facto e de iure una cittadinanza in qualche modo di serie B, ciò è purtroppo vero ed è un grave vulnus-vergogna per Israele, ma niente a che vedere con l’esperienza fascista europea. Tedesca e non.
Che in Israele poi esistano atteggiamenti discriminatori, con omissioni di soccorso, complicità, favoreggiamenti da parte anche delle forze dell’ordine (cosa peraltro abbastanza comune anche qui, con i Roma ed altri) ma nessuno, nell’arco politico-parlamentare, ha mai parlato di Italia nazistoide)… orribile e da condannare e combattere, ASSOLUTAMENTE.
Ma la differenza sta appunto nel fatto che in Germania fu proprio la legislazione ad essere impostata per rendere legali tali atteggiamenti. E non è una differenza da poco, come hanno rimarcato molti che dalla Germania scapparono proprio in quegli anni.
Non direi si possa parla di un odio per i Palestinesi in quanto tali (ciò che contraddistingueva l’odio nazista per gli Ebrei, a prescindere da religione, nazionalità, lingua, credo politico ecc.), a parte i quattro idioti di cui sopra, ma in quanto c’è una guerra pluridecennale non dichiarata in corso.
Spero di leggere le tue testimonianze da Tel Aviv
Hebron, i settler sono un Golem rovesciato ,io li chiamo così, a me basta la “tortura dell’asino” per non giustificare in nessun modo chi arma il sacro,ecc. ecc. Questo è Hebron
http://www.haaretz.com/hasen/spages/977820.htmlhttp://www.haaretz.com/hasen/spages/976056.html
e si potrebbe continuare all’infinito
Mi sono arrivati questi due comunicati dai volontari di “operazione Colomba”
1Comunicato stampa: operazione Colomba: settler attaccano bambini palestinesi e feriscono un volontario
http://www.operazionecolomba.com/index.php?option=com_content&task=view&id=409&Itemid=1