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Editorialedi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 11 dicembre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Non è che ci sia niente di male, ma non è un bello spettacolo. Nell’appello del processo per il Lodo Mondadori che ha condannato Fininvest a pagare 750 milioni di euro di risarcimento alla Cir di De Benedetti, l’azienda dei Berlusconi è stata costretta dal giudice a chiedere una fidejussione, per ottenere la sospensiva al pagamento dei danni in attesa della seconda sentenza. E Banca Intesa, l’istituto di credito che è guidato da Corrado Passera e ha fatto da capofila nel salvataggio di Alitalia e nell’affido in regime di monopolio dei cieli italiani alla Cai di Colaninno e Sabelli, sta lavorando per concedergliela.

Passera in tempi non sospetti aveva dichiarato che voleva fare di Intesa una banca per il paese, ma non si pensava che volesse essere preso davvero alla lettera. Servire al governo per un salvataggio promesso in campagna elettorale può costituire una buona mossa. Servire all’azienda di proprietà del capo del governo Silvio Berlusconi forse allora è l’optimum, se questa era la strada da seguire. Magari non è la stessa di Cuccia, però si sa: i tempi cambiano, i banchieri pure.

In ogni caso, le cose stanno così (lo ha scritto Salvatore Bragantini sul Corriere): “il presidente del consiglio, nella sua veste di privato imprenditore, deve dei denari a una società privata, quotata in Borsa, e chiede alle banche del suo paese di garantire il debito”. La garanzia va emessa entro l’anno, e – come è intuibile – si ripaga con un interesse. Da versare alla banca, quella banca il cui rendimento il premier può influenzare, nel bene e nel male, per effetto della sua politica. E molte imprese oggi in difficoltà nel chiedere credito potrebbero essere curiose di sapere quale tasso di interesse puoi chiedere, a uno che ti può influenzare il rendimento.

Il governo Berlusconi non si è caratterizzato finora come particolarmente amico nei confronti delle banche. I Tremonti bond alcuni grandi li hanno rifiutati, perché costavano troppo rispetto al chiedere denaro sul mercato. C’è stata la storia dei prefetti, ma era una nota di colore (dicono che a Bankitalia stiano ancora ridendo, mentre leggono taluni rapporti). E’ chiaro quindi che trattasi di normale conflitto d’interessi di un governo perbene. Nessuno ancora ha malignato, tranne chi è maligno di costituzione. Silvio – pardon: Marina – e Corrado possono trovare anche un’altra soluzione. Così è troppo imbarazzante; così, troppi di quelli che vivono nella Finanza – e trattasi di gente che queste cose le sa e se la lega al dito – si faranno le stesse identiche domande. Banche e governi italiani non dovrebbero mai andare troppo d’accordo, se il governo fa gli interessi dei cittadini. Poi la gente pensa male. Quella che conta.

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