Cultura

A serious man: un tornado

11 dicembre 2009

Una fine di decennio che sempre più convince questa dei fratelli Coen, dopo un inizio di sicuro titubante. Un appuntamento che diventa sempre più assiduo, ma non per questo meno piacevole.

Se devo essere sincero, dopo Ladykillers ho avuto paura di aver perso un pezzo di cinema al quale tengo molto, e con me moltissimi altri. Fortunatamente, dopo un silenzio durato tre anni, i fratelli Coen tornarono. E il loro ritorno è stato rappresentato da tre film uno più bello dell’altro. Un terzetto così compatto da sembrare una trilogia, anche se apparentemente e superficialmente “Non è un paese per vecchi” possa sembrare stilisticamente più distaccato. In realtà scopriamo con questa visione che anche quella pellicola fa parte di un discorso più uniforme e profondo, un sottotesto comune alle tre pellicole, che solletica corde molto intime all’interno dello spettatore e della società in cui vive. E ritorna, oserei dire in maniera ancora più matura e meditata, forse il classico tema e clichè dei Coen. Se i due fratelli hanno fama di creare pellicole in cui “ci si può aspettare che succeda di tutto”, questo si può ricondurre al loro concetto di cinema: il caos. Ovvero Fargo, il Grande Lebowski, ma anche Fratello dove sei e, soprattutto, L’uomo che non c’era. Abbiamo davvero trovato il santo Graal dei Coen?

YIDDISH – La vittima di questa storia è Larry Gopnik. Larry è un ebreo che vive la sua vita in maniera seria e tranquilla. Ha due figli, dei quali uno alle soglie dell’ingresso nella società religiosa, l’equivalente della cresima cattolica (anche se in molti confondono questo ruolo con la comunione). Eppure qualcosa un giorno si rompe. Sua moglie vuole il divorzio, innamorata di un altro, e cerca di rubargli tutto: la casa, i soldi, i figli. Il suo lavoro, professore di fisica, diventa un inferno, tra studenti ingrati e tormenti riguardanti la propria posizione. Ad aggravare ulteriormente la situazione ci penseranno un fratello al limite dell’insanità mentale, vicini ostili, avvocati esosi e ogni possibile avversità che si possa anche solo lontanamente immaginare di mettere in un film (ma d’altronde stiamo parlando di una coppia di registi ben sadica con i propri personaggi). Tutto questo fino all’escalation di un finale che…

GIOBBE – L’interpretazione più facile e immediata di un film assolutamente non facile è quella che riconduce al famoso personaggio biblico. Come Giobbe, infatti, Larry Gopnik si vede vittima di una serie di vessazioni. Non c’è alcun Satana in questo mondo moderno che gliele manda, ma il mondo moderno stesso che nei suoi perversi meccanismi schiaccia e distrugge un po’ a casaccio. Non c’è nessuna volontà distruttiva nei confronti di Larry, e nemmeno una vera prova divina. Tutto scorre in maniera assolutamente normale, il problema è che questo normale prende sempre a ogni diramazione la piega sbagliata. Eppure Larry è inserito in un mondo geometricamente perfetto, il suo vicinato costruito in maniera tecnicamente impeccabile (stiamo parlando sempre dei Coen, uno dei pezzi più pregiati del cinema statunitense). Ma questo mero ingranaggio si è rotto e non è colpa di nessuno se ciò accade. Semplicemente: accade.

2 commenti a A serious man: un tornado

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