Il pacifista ucciso che può provocare la guerra
31/07/2012 - Si temono le conseguenze della rabbia di tutti i ribelli siriani che seguivano Tamman al Saab
Il 20 luglio le armate di Assad hanno ucciso esponenti dell’esercito ribelle, tra questi: Tamman al Saab. Una figura controversa per il governo e un manifestante pacifista per i suoi sostenitori.
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IL CASO – I media statali hanno dato notizia della morte dell’attivista in seguito a uno dei “rastrellamenti” ad opera dell’esercito militare governativo per estirpare il morbo dei “terroristi”. Tamman è stato ucciso a Barzeh ma la modalità non è chiara: si dice che sia stato ucciso da un cecchino mentre soccorreva un ferito ma non ci sono fonti certe, come ha dichiarato la BBC.
CHI ERA – L’uomo era nella lista dei ricercati del governo perché ritenuto “terrorista”. I media hanno riferito di armi e attrezzature di comunicazione, a lui riconducibili, trovate in una fattoria nella periferia di Barzeh. La presunta lista rinvenuta ad aprile conteneva: esplosivi, fucili automatici, pistole e bombe a mano. Saab è stato uno degli artefici del movimento iniziale di protesta pacifica siriana: “Protestava perché voleva un paese migliore. Aveva l’abitudine di decidere insieme a noi cosa fare e consigliava sempre di evitare la rabbia. Abbiamo imparato molto da lui” ha riferito uno dei ribelli.
L’UCCISIONE – A tre mesi dal ritrovamento delle armi, è arrivata la notizia di alcuni terroristi uccisi e tra questi Saab e Ahd al-Maghribi. I veicoli degli oppositori sono stati distrutti e le armi sequestrate. “Ha sempre cercato di ottenere il cambiamento pacificamente e voleva che fossimo uniti” ha riferito una ragazza stupita di come Saab fosse riuscito ad avvicinarsi ai giovani e ad aiutarli a risolvere i loro problemi. La sua morte può spingere i ragazzi ad abbandonare la protesta pacifica per ricorrere alle armi.
(Photocredit: Getty Images)
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