Intercettazioni: il regalo di Natale di Silvio a Fassino

10 dicembre 2009

Se fosse tutto vero, la notizia sarebbe che Silvio Berlusconi non è allergico alle intercettazioni tout court: quelle altrui dimostra di apprezzarle assai. Lo ha riportato l’Unità di ieri in un articolo a firma Claudia Fusani: dalla fine di ottobre la procura di Milano sta indagando per ricostruire la storia della fuga di notizie che vede coinvolte Research Control System (Rcs), società che si occupa di intercettazioni telefoniche per conto delle procure italiane; uno dei suoi manager principali, Roberto Raffaelli; e, come scrive Repubblica oggi, Fabrizio Favata, ex socio di Paolo Berlusconi nell’avventura della commercializzazione dei decoder con la società Solari. com Srl. Quest’ultimo avrebbe messo in contatto la famiglia Berlusconi con Raffaelli, il quale, secondo la procura, aveva da vendere a Silvio la famosa intercettazione telefonica in cui Piero Fassino diceva a Giovanni Consorte, manager Unipol, “Allora abbiamo una banca?“.

La telefonata venne riportata sul Giornale del 31 dicembre 2005 in un articolo di Gianluigi Nuzzi (oggi traslocato a Libero con Maurizio Belpietro), ma, secondo Favata, arrivò addirittura sui tavoli del quotidiano milanese direttamente da lui: invitato ad Arcore il 24 dicembre, consegnò il file con l’intercettazione nelle mani di Silvio, che ringraziò e intascò con tanto di promesse di ricompensa mai arrivate. “Il resoconto di Favata fissa una data importante nel 24 dicembre di quell’anno, quando Raffaelli porta un dono prezioso all’allora presidente del Consiglio, direttamente a villa San Martino ad Arcore. Secondo il suo ricordo, “di fronte a un albero di Natale bianco”, il manager della Rcs avrebbe consegnato un nastro di cruciale importanza politica nelle mani del premier. Quella conversazione, fino a quel momento conosciuta solo dai pm titolari dell’inchiesta, era stata intercettata dalla procura di Milano nell’ambito delle indagini sulle scalate di Stefano Ricucci, Gianpiero Fiorani e Danilo Coppola ad Antonveneta, e quella parallela alla Bnl da parte della società delle cooperative bolognesi, Unipol. Fabrizio Favata, ora, vuole riscrivere questa storia. Accusa la Rcs di aver violato il segreto istruttorio e di aver “venduto” il nastro alla famiglia Berlusconi. Favata e Raffaelli avrebbero fatto questo piacere all’allora presidente del Consiglio solo per vantare, in futuro, un eventuale credito. Questa è la verità di Favata, raccontata alla procura di Milano nei primi giorni di ottobre. Due lunedì fa, il pm Massimo Meroni ha fatto eseguire alcune perquisizioni. Parallelamente a un’inchiesta per violazione del segreto istruttorio, ce n’è un’altra per minacce. Autore, lo stesso Favata. Durante le perquisizioni, infatti, sarebbero saltate fuori alcune lettere in cui il presunto manager amico di Paolo Berlusconi avrebbe minacciato Raffaelli di Rcs per una serie di irregolarità. Favata, da grande accusatore, per ora si è trasformato in presunto ricattatore. Al momento, inoltre, non risultano indagati il premier né il fratello Paolo. Se il resoconto di Favata si dimostrasse fondato, sia Silvio Berlusconi che il fratello azionista de il Giornale rischierebbero l’accusa di ricettazione, per quel nastro sottratto illecitamente dalla cassaforte della procura“.

In attesa dei risultati delle indagini, e ricordando che per ora non ci sono avvisi di garanzia per ricettazione consegnati al premier, giova ricordare che all’epoca sul come fosse capitata al Giornale l’intercettazione di Fassino c’erano altre voci, che puntavano dritto sul ruolo della Guardia di Finanza milanese e sul colonnello Speciale, che di lì a poco verrà giubilato dal centrosinistra. Ma erano, appunto, solo voci. E’ sintomatico comunque che anche in questa occasione la testimonianza resa ai magistrati da Favata arriva perché Silvio, dopo aver promesso eterna riconoscenza al postino, sembra che ci abbia poi ripensato, decidendo di non ricompensare l’autore della soffiata. Il quale poi per vendetta si è rivolto ai magistrati. Una storia identica a quella che vide protagonista la D’Addario, insomma (sempre che sia vera). Promemoria per Bonaiuti: forse un po’ più di generosità contribuirebbe a creare molti meno guai.

2 commenti a Intercettazioni: il regalo di Natale di Silvio a Fassino

  1. maria teresa

    Lo so che è pessima, ma la dico lo stesso: è arrivato Papi Natale.

  2. lelith

    ma com’è sto fatto che quando qualcuno ha un filmato utilizzabile per un ricatto corre a venderlo a berlusconi?

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