Mentre voi state leggendo queste righe, Cesar Alierta sta sbarcando a Roma per incontrare tanta gente molto importante, tra cui Gianni Letta, Giulio Tremonti, i presidenti di Antitrust e Authority Tlc, il ministro Scajola e il presidente di Mediobanca Geronzi. Alierta è l’amministratore delegato di Telefonica, l’azienda di telefonia spagnola, e scende dalla scaletta piuttosto arrabbiato. Telefonica infatti è diventata da qualche tempo il socio di maggioranza di Telco, la societa italiana che ha rilevato da Tronchetti Provera la Telecom. Non un affarone, direbbero gli appassionati dei numeri: Telefonica, guardando ai prezzi di Borsa del titolo, sta perdendo due miliardi di euro. Una cifra non da poco, anche per i ricchi spagnoli, che sono arrabbiati anche per altro. Non gli piace come è gestita l’azienda, soprattutto in Sudamerica. Non gli piace che periodicamente si riparli della pubblicizzazione della rete, che finalmente permetterebbe parità di accesso e concorrenza, oppure della sua presa in carico da una società formata dagli stessi fornitori di servizi, se preferissimo una soluzione più originale per la nostra cultura.
Non gli piace soprattutto che questo si stia svolgendo violando qualche patto non scritto con il capitalismo italiano, in base al quale gli spagnoli si erano convinti ché avrebbero contato di più di quanto contano oggi. E’ per questo ché Alierta potrebbe venire quì armato di bellicose intenzioni. Potrebbe chiedere il conto, Alierta, come già aveva pensato di fare: mi dia Telecom, me la incarti. Quant’è? Peccato che in un articolo su Repubblica uscito a firma Claudio Tito, si sia già fatto capire ché non è aria. Il presidente Berlusconi è stato chiaro, dicono: Alitalia e Telecom, una faccia una razza. Sono le solite, proverbiali “risorse strategiche di importanza nazionale”. Non si toccano. Anche perché le cose sono più complicate di così: la partita di Telecom, di cui il viaggio di Alierta è solo l’ennesima e non ultima puntata, vede anche altri giocatori e strategie più complicate, sia industriali che finanziarie: Cesare Geronzi se la gioca contestualmente in Mediobanca, trovando alleati nei francesi e forse in Bazoli. Non dipende solo dall’esecutivo, insomma. Ma rimane che se davvero, dopo la “soluzione” per Alitalia, il governo dovesse decidere di intervenire anche in quanto sta succedendo in Telecom, si realizzerebbe davvero il sogno brigatista dello Stato Imperialista (che si occupa) delle Multinazionali. E non sarebbe certo un bel vedere. Anche se escludo l’entrata in clandestinità, personalmente, almeno per ora. Voi, fate come vi pare.
Si dice che Edvige, il database-Big brother messo in funzione in Francia, archivi tutti i dati (compresa la mail) dei cittadini da 13 anni in su con un ruolo pubblico o politico, o “pericolosi socialmente“. Mi domando che tipo di query rimandi il calcolatore quando i due ruoli si incrociano. La cosa divertente dell’ennesimo psicodramma recitato ieri su Alitalia è che dopo che i sindacati dei piloti e degli assistenti di volo hanno abbandonato il tavolo della trattativa, alcuni lavoratori del settore si sono presentati sotto la sede del ministero del Welfare gridando che era meglio il piano di Air France. Ma no? Se non altro, perché i piloti avrebbero ereditato il contratto di Spinetta, che – anche se in misura minore rispetto al bengodi di via della Magliana – era migliore di quello che gli è stato prospettato. Bene, non vi resta che andare adesso da chi quel piano l’ha rifiutato, ovvero Angeletti (il quale oggi dice che trattare “non è facile” ) e Bonanni, e inseguirli con il forcone.
Applausi a scena aperta e basta, invece, ai redattori di NoisefromAmerika per questa splendida confutazione degli attacchi a loro rivolti dopo la pubblicazione della loro lettera-editoriale su Alitalia. A proposito della polemica con chi parla di “salvataggio di asset strategico per il Paese” (lo scrivo con la maiuscola perché sicuramente era così nell’originale inviato in redazione…), non si potrebbe fare un bel referendum con impegno a pagare il conto? Chi ritiene che il salvataggio di Alitalia s’abbia da fare, se lo paga; chi non lo ritiene, no. Liberale, no? Intanto, il presidente del Napoli Aurelio De Laurentis, dopo le sanzioni al club a proposito dei fatti di Roma ha detto alla redazione di Radio Marte, la radio ufficiale del club: “Ora basta, a questo punto potrei mollare tutto e andare via“. Francamente, la minaccia non è che si capisca tanto: fino a qualche tempo fa, il Napoli era controllato da una società formalmente del De Laurentis, ma a sua volta controllata da una fiduciaria di Capitalia. Lui ne era (e forse ne è ancora) soltanto il rappresentante legale. Quindi, se va via, la banca ne nominerà un altro. Niente panico. Oppure no?
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Anche Epifani.
peccarità, certo. Angeletti e soprattutto Bonanni sono però coloro che si sono distinti, in questi ultimi mesi, per il loro fulgido dichiarazionismo militante.