Quando Feltri sbaglia la colpa è sempre del fato crudele

10/12/2009 - A Roma tutti saprebbero come definire l’outing conto terzi (“Non sono stato io!” direbbe Bart Simpson) del simpatico direttore de Il Giornale (*inserire rotolamento di Montanelli nella tomba qui*) Ammettere un errore è sempre un evento raro sulle pagine dei

     
 

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A Roma tutti saprebbero come definire l’outing conto terzi (“Non sono stato io!” direbbe Bart Simpson) del simpatico direttore de Il Giornale (*inserire rotolamento di Montanelli nella tomba qui*)

Ammettere un errore è sempre un evento raro sulle pagine dei nostri quotidiani nazionali. Quando succede è quasi sempre un evento, e in linea di principio una dimostrazione di onestà intellettuale che merita rispetto. Così, leggendo venerdì scorso che Feltri ammetteva di aver pubblicato una falsità sul direttore di Avvenire Dino Boffo, ci si poteva fare l’idea che per una volta il buon Vittorio avesse messo da parte orgoglio e quant’altro per prodursi in un sincero mea culpa. Naturalmente non è andata così. Feltri risponde ad una lettera: la gentile lettrice si domanda come mai “una cosa così piccola” come la vicenda Boffo fosse diventata tanto grande “da procurare un fracasso mediatico superiore a quanto meritasse”. E quindi, coerentemente, chiede un parere al direttore dello stesso giornale che tale fracasso mediatico ha scatenato. Il direttore mette subito le mani avanti: la notizia l’ha data prima Panorama; il contenuto in sé era “penalmente modesto”; l’abbiamo pubblicata soltanto perché tutti mettevano il naso nel privato di Berlusconi, Avvenire compreso; non mi sarei neanche occupato della cosa se non fosse arrivata da un informatore di cui mi fido ciecamente. Oibò, e perché tirare in ballo l’informatore adesso? La catastrofe è nell’aria: “La ricostruzione dei fatti descritti nella nota, oggi posso dire, non corrisponde al contenuto degli atti processuali”. Ah, maledetti informatori con la loro ingannevole affidabilità. “All’epoca giudicammo interessante il caso per cercare di dimostrare che tutti noi faremmo meglio a non speculare sul privato degli altri, perché anche il nostro, se scandagliato, non risulta mai perfetto”. Già. Quindi ora ammetterà che la dimostrazione non è più valida? No, prosegue normalmente.

COLPA DI CHI, CHI -Poteva finire qui. Invece l’indomani è scoppiato un pandemonio perché i giornali e le televisioni si scatenarono sollevando un polverone ingiustificato”. Colpa degli altri insomma. E come qualcuno ha già fatto notare, non hanno certo influito pezzi come Boffo, l’assistente di volo e la ragazza molestata” o “Boffo, il supercensore condannato per molestie” di Gabriele Villa, dal quale ci sembra doveroso citare oggi il seguente passo: “Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia. A onor del vero, questa storia della non proprio specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava, o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali. Dove si chiacchiera, anche troppo, per tirar tardi la sera. C’è chi aveva orecchiato, chi aveva intuito, chi credeva di sapere”. Parole sante. E per chiudere, la ciliegina: “La «cosa», come lei dice, da piccola è così diventata grande. Ma, forse, sarebbe rimasta piccina se Boffo, nel mezzo delle polemiche (facile a dirsi, adesso), invece di segretare il fascicolo, lo avesse reso pubblico, consentendo di verificare attraverso le carte che si trattava di una bagattella e non di uno scandalo”. Insomma, è anche un po’ colpa sua. E’ colpa un po’ di tutti, no? Di Avvenire, dell’informatore, degli altri giornali, di Boffo. Manca qualcuno?

DO THE RIGHT THING! - Vale la pena insistere, a rischio di diventare noiosi: il genere da utilizzare per le persone transessuali è quello “di destinazione”. Sul Corriere questa settimana c’erano altri due pezzi sul caso Marrazzo e la morte di Brenda: quello del 3 dicembre parte male già dal titolo (“Caso Marrazzo: per la morte di Brenda sospetti sul trans Barbara – Interrogato l’amico del viado deceduto in via Due Ponti”) e prosegue peggio (“E’ il sospettato numero uno”, “amico del viado brasiliano”, addirittura gli inguardabili “la notte in cui Brenda è morto” e “Barbara, non ancora indagato”). Il secondo, del 7 dicembre, usa il solito maschile nel testo (“E’ il trans amico di Brenda”, “fuggito”, eccetera) ma non può fare a meno di riportare le dichiarazioni di Michelle, che invece usa sempre il femminile. Inutile dire chi fa la peggior figura nel contrasto. Se c’è qualcuno del Corriere che legge: fate qualcosa, non è difficile, basta un giro di email.

Ah, e giacché siete qui voi del Corriere, risparmiate certi compiti al buon Elmar Burchia: l’ultimo scoop è “E Michelle Hunziker cadde dalla Vespa. Cioè, ma veramente? Quello precedente era ancora meglio: “E la volpe entrò nel metrò”. Suppongo che il titolista sia lo stesso, e in questo caso vale la pena leggere anche il sottotitolo: “Evento singolare alla stazione di Walthamstow: sulla scala mobile della «tube» appare il mammifero”. Il mammifero. Io avrei detto “il vertebrato”, così, per essere più chiari. Infine: “Massacrato da rivale in amore, muore”. Più che un titolo, un romanzo in sei parole.

     
 

9 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    vabeh, sul maschile trans ci eravamo cascaTI Anche noi all’inizio :-)

  2. Aioros scrive:

    E’ perseverare che è diabolico, no?

  3. maria teresa scrive:

    http://www.youtube.com/watch?v=DyBjzh1Zk9M

    quando leggo che “Michelle Hunziker cadde dalla Vespa” mi viene in mente questo, non so perchè.

  4. Kontroinformazione scrive:

    E’ vero che Feltri ha smentito che Boffo era un molestatore?
    No, è falso, è la solita bufala dell’informazione di regime.

  5. Sagra scrive:

    Vittorio Feltri ricorda quei gangster italoamericani degli anni Trenta, quando inviavano la corona più bella, costosa ed appariscente al funerale del gangster che erano riusciti ad accoppare il giorno prima.
    Si concedevano il sottile piacere di presenziare compunti al funerale, elogiando le virtù del defunto.

    Vittorio Feltri incarna alla perfezione il “giornalismo della Chicago al Proibizionismo” che rappresentò l’epoca d’oro di una politica corrotta, collusa ed avviluppata con il “dirty business” che fece la vera fortuna economica degli USA.

    Fu la grande crisi del 1929 che travolse il mito dell’americano medio, che subiva ed insieme ammirava chi riusciva a fare soldi con mezzi che poco avevano a che fare con l’etica di Abramo Lincoln e qualche altro.

    Vittorio Feltri ha semplicemente presenziato, compunto in doppiopetto a righine e Borsalino, al funerale della sua vittima.

    Si sente ancora forte e protetto e ci tiene a farlo vedere.

    Sagra

  6. Goldenstin scrive:

    PENNIVENDOLI: questo si puo’ dire del 90 % dei giornalisti italici; sempre meglio che lavorare e’ campare di fondo per l’editoria e alcuni altri contributi a carico di tutti.

  7. rebyjaco scrive:

    Feltri deve essere l’idolo di Corona che cerca di imitarlo in tutto e per tutto. Entrambi fanno killeraggio mediatico, per denaro solamente (Corona) per denaro e il Padrone Feltri. La differenza, ammesso che ci sia, è “”impalpabile”", moralmente, solamente nel nostro (politicamente totalitario) Paese possono sopravvivere e arricchirsi, in Paesi civili, i danni da pagare sarebbero talmente alti che non giustificherebbero il rischio. Sia Corona che Feltri, vengono “”Catalogati “” come BRAVI nel loro mestiere, sono al centro dell’attenzione pubblica, hanno ammiratori a “bizzeffe”, e il LORO scopo giornalistico non è dare informazione ma far vedere, mettere in risalto, il lato peggiore di qualsiasi persona che intendono distruggere. Siccome NESSUNO di noi è esente da peccati (reali o supposti), LORO, hanno successo. Questa è l’Italia, questa è la situazione del Paese. Buon fine settimana!

  8. Kontroinformazione scrive:

    Ma tu guarda…è sparito come per miracolo il link che avevo inserito nel mio precedente commento, link al sito Kontroinformazione, in cui si spiegava perchè è falso che Feltri ha smentito che Boffo era un molestatore.

    I democratici miracoli di Giornalettismo.

    (esatto: qui non accettiamo il tuo spam: se vuoi scrivere una risposta a qualcosa che è uscito e associarla a un post, puoi usare, come netiquette impone, lo strumento permalink)

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