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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 9 dicembre 2009 alle 08:04 dallo stesso autore - torna alla home

L’articolo di Milano Finanza di ieri che rivelava da fonti governative i siti che il governo ha in mente di proporre per la realizzazione delle centrali nucleari ha suscitato un bel vespaio: il giornale di De Paolini indicava che i prescelti erano i quattro vecchi luoghi in cui erano stati realizzati gli impianti della prima stagione dell’atomo all’italiana, ovvero Trino Vercellese, Caorso, Garigliano, Latina e Montalto di Castro. Sempre ieri, dopo l’uscita di MF, i Verdi hanno fatto circolare un dossier nel quale si elencavano altri siti ritenuti idonei, basati su mappe del CNEN di trent’anni fa. Oggi il Corriere, in un articolo a firma di Sergio Rizzo, rivela invece che nei piani del governo la prima scelta dovrebbe essere il Veneto, nell’area di Chioggia secondo il giornale. Per il deposito delle scorie, stavolta da edificare in superficie per evitare un’altra Scanzano Jonico, si parla invece di una non meglio precisata area del Sud.

tumblr kucf98k4Sx1qa6hqqo1 400 Nucleare, centrali al Nord e scorie al Sud: il governo decide?Dietro la decisione ci sarebbe in primo luogo un motivo politico: la Regione è stata una delle poche a non aver detto esplicitamente subito no all’atomo, e a non aver proposto ricorso davanti alla Corte Costituzionale per la legge varata pochi mesi fa che assegnava al governo poteri di decisione sui luoghi dove fare sorgere le nuove centrali. Giancarlo Galan, il governatore del Veneto, si è sempre dichiarato favorevole al nucleare, e questa circostanza politica dovrebbe aiutare il processo decisionale. Se non altro, ci si arriverebbe per esclusione: “Risale infatti al 1979 la mappa elaborata dal Cnen sulla base di alcuni parametri come il rischio sismico, la presenza dell’acqua, il tasso di urbanizzazione, l’esistenza di infrastrutture. Parametri che da allora possono essere anche molto cambiati. La portata idrica del P0, per esempio, non è più quella del 1979. Molte aree poco urbanizzate sono oggi iperabitate. E anche la carta del rischio sismico, con il progresso delle tecniche d’indagine, potrebbe riservare tante sorprese. Senza considerare che la scelta dei siti «idonei» non spetta formalmente all’Enel, che può soltanto proporli, ma all’Agenzia per la sicurezza nucleare che ancora dev’essere costituita. Non che qualche idea non ci sia già. Per esempio, un orientamento «politico» di fondo del governo: realizzare al Nord la prima delle quattro centrali previste dal piano. Dove, è difficile dire. Com’è comprensibile, nessuno parla: adducendo come motivazione la circostanza che la mappa del 1979 in fase di aggiornamento. Ma si sa, per esempio, che l’area non dovrebbe coincidere con quelle che hanno già ospitato un vecchio impianto atomico e questo porterebbe a escludere Caorso e Trino. Se il sito in questione dev’essere poi in prossimità del mare, a causa delle sofferenze del Po, allora la ricerca si restringe. C’è la Toscana settentrionale con l’area di Cecina, città natale del ministro nuclearista Altero Matteoli, ma la regione è governata dal centrosinistra e ha già fatto ricorso contro la legge Scajola: la battaglia sarebbe durissima. Nella mappa dei siti possibili figura anche l’isola di Pianosa, ma oltre ai problemi di cui sopra ci sarebbe la controindicazione del costo esagerato. Minori difficoltà esisterebbero per la costa adriatica, in particolare quella Friuli Venezia Giulia e il delta del Po“.

L’area di Chioggia però non è l’unica papabile, anzi: un’altra strada porta dritta dritta a Porto Tolle, nella zona costiera in provincia di Rovigo. Che, con i suoi diecimila abitanti, è il terzo del Veneto per per ampiezza dopo Venezia e Cortina d’Ampezzo, ed in loco è presente già una centrale termoelettrica ad olio dell’Enel, quella del Polesine, la cui ciminiera, con i suoi 250 metri, è la più alta d’Italia. L’alluvione del 1966, che sconsiglierebbe la costruzione di una centrale, è ormai una circostanza dimenticata (Luca Iezzi, “Energia Nucleare, Sì Grazie?“, cit.). L’altro luogo maggiormente indicato dagli esperti è Montalto di Castro nel Lazio, dove tecnici e amministratori di Enel e Edf hanno già fatto un sopralluogo l’estate scorsa, dal quale sono usciti con un Ok di massa in attesa delle decisioni del governo. Già, perché il nodo nucleare sta tutto qua: i decreti del governo sono previsti per il 15 febbraio; in essi ci sarà una dichiarazione di non-idoneità di alcuni dei luoghi contestati, mentre tutti gli altri verranno considerati idonei. A quel punto la palla passerà alle aziende, che dovranno decidere e presentare i progetti entro la fine del prossimo anno, per arrivare alla posa della prima pietra tra 2012 e 2013. Ma c’è un problema piuttosto grosso da risolvere, e di natura squisitamente politica: prima ancora di decidere le compensazioni per i siti nucleari, la scadenza delle elezioni regionali 2010 potrebbe consigliare nell’esecutivo una maggiore prudenza: il nucleare è fortemente impopolare, una scelta di questo peso piomberebbe come argomento all’interno della campagna elettorale. Con effetti che potrebbero essere, in alcune regioni considerate in bilico come il Lazio, deflagranti. Ecco perché la prudenza consiglierebbe invece un rinvio, l’ennesimo, che porterebbe alla stesura definitiva dei decreti tra aprile e maggio 2009. Per quella data si sarà anche deciso dove dovrà sorgere l’Agenzia Nucleare, il cui finanziamento però è stato stoppato nella Finanziaria 2010: i luoghi prescelti sono la città di Scajola, Genova, e quella di Brunetta, Venezia, con ciascuno dei ministri intenti a portare acqua al proprio mulino. Più indecisione sul deposito per accogliere le scorie, frutto della precedente stagione nucleare italiana e nel frattempo in via di riprocessamento tra l’Inghilterra e la Francia. Considerato che per la costruzione ci vorranno sei o sette anni, e altri due per la procedura di autorizzazione dei ministeri, il governo deve decidere entro il 2010. E’ facile che la scelta ricadrà su una regione del Sud, magari proprio quella Sicilia che oggi vive l’agonia di Termini Imerese e che con il governatore Lombardo si era dichiarata non pregiudizialmente ostile all’atomo, anche se il suo assessore competente dichiarava invece di voler puntare tutto su solare ed eolico. Il tempo stringe: le indiscrezioni porteranno solo nervosismo; tra poco si saprà se il governo fa sul serio o quella del nucleare era solo una boutade. Una delle tante della politica italiana.

(Vignetta da Ohshhhh!)

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