Università, più tasse per tutti
di Dario Ferri - Rischio aumento per la quota d'iscrizione. Per colpa del Ffo
Nei giorni scorsi gli studenti si erano sollevati per l’aumento delle tasse ai fuoricorso, ventilato dalla spending review. Oggi, scrive il Corriere della Sera, rischiano l’aumento per tutti:
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Regole che vengono confermate dal maxi emendamento presentato dal governo, che però fa un passo in più: quattro righe per dire che i rincari delle tasse diventano possibili e anzi probabili anche per chi è al passo con gli esami. Con un limite, però: per i primi tre anni, a partire dall’anno accademico 2013-2014, gli aumenti per gli studenti in corso che hanno un reddito familiare (Isee) inferiore ai 40 mila euro lordi l’anno, non potranno superare l’inflazione. La sintesi la fa Paolo Giaretta, relatore del Pd per il decreto sulla spending review, che da padovano ha nel cuore tutto ciò che riguarda il mondo accademico: «Con il testo che avevamo proposto noi gli studenti che erano al passo con gli esami avevano la garanzia di non vedersi aumentare le tasse. Adesso questa garanzia non c’è più».
Per chi ha seguito i lavori in commissione non è un fulmine a ciel sereno. Era proprio questa una delle ipotesi proposte dal governo la settimana scorsa. Ma dopo una lunga trattativa si era scelto di limitare l’incremento ai soli fuori corso, per dare all’intervento un significato non solo economicoma anche meritocratico:
Il ritorno a questa versione è legato alle analisi fatte dalla Ragioneria generale dello Stato e alle successive pressioni del ministero dell’Economia. E qui bisogna guardare alle difficili condizioni delle università italiane. Attualmente ogni ateneo non può ottenere dalle tasse degli iscritti più del 20% di quello che riceve ogni anno dal ministero dell’Istruzione con il cosiddetto Ffo, il fondo di finanziamento ordinario. Il punto è che negli ultimi anni il Ffo è in costante calo e così anche le università che non hanno fatto salire le tasse hanno finito per violare quella regola. Solo pochi mesi fa un ateneo prestigioso come quello di Pavia è stato condannato dal Tar della Lombardia per aver sforato quella soglia dell’1,33%. E altre sentenze sarebbero arrivate a breve perché—secondo i calcoli dell’Udu, l’Unione degli universitari— una buona metà degli atenei italiani è nelle stesse condizioni. Per questo — sempre nel decreto sulla spending review— il governo ha tirato fuori dal calcolo di quel 20% le tasse pagate dagli studenti fuori corso. La speranza era che sarebbe stato sufficiente alzare quella parte del gettito, le tasse dei fuori corso, per mettere a posto i conti di un settore sempre più in sofferenza. Ma le cose non stanno così.
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senza contare che negli ultimi anni, garantendo il servizio, i costi delle tasse sono aumentati ogni anni del 10-15% per tutti gli studenti.
Ed alla fine a cosa serve studiare se quasi ogni facoltà sforna neolaureati che devono emigrare per trovare un posto di lavoro sicuro? Ora pure ingegneria non garantisce prospettive certe, checchè ne dicano le statistiche .
Con una masnada di idraulici, pittori, giardinieri, artigiani, ecc… che evadendo si portano a casa anche punte di 10 mila euro (meno il costo dei materiali se li pagano) al mese senza nessuna tassa!
I giardinieri sono maestri dei fallimenti programmati.
Inoltre di fatto i fuoricorso già pagano più tasse di chi rimane in regola, non frequentando, non usufrendo delle strutture universitarie. Pagava già come tariffa massima per più anni garantendo un costo più basso per gli insegnamenti anche ai figli di papa la cui strada è aperta e la cui tracottanza è evidente quando laureati blaterano di “sfigati” o “bamboccioni”.
Qui si va nell’oblio.