Ilva, tre cose da non dimenticare

di - 31/07/2012

Ilva, tre cose da non dimenticare
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Dunque, da un paio di giorni vi è in ballo questa faccenda dell’Ilva di Taranto. Ai più distratti ricordiamo in breve di che si tratta: la magistratura accusa il più grande impianto siderurgico italiano di aver avvelenato consapevolmente” i cittadini della città che lo ospitava. Taranto, appunto, un tempo celebre come la città più inquinata d’Europa.

I dati utilizzati dalla magistratura oggi sono noti già da tempo all’opinione pubblica. E non solo a quella, piccola, che se ne è interessata su internet: questi stessi dati, infatti, già nel 2008 venivano citati da enti istituzionali e pubblici, come l’Arpa, i ministeri, la Regione. Non è mistero che proprio i dati sulle emissioni furono al centro di una dura trattativa in occasione del rilascio dell’Aia allo stabililmento.

Chi oggi difende il diritto dei cittadini di Taranto al lavoro, dov’era quando veniva loro rubato quello alla salute, parimenti importante, così sfacciatamente? Stiamo parlando di 4, 5 anni fa. Non un secolo. Possiamo davvero permetterci, vista la già scarsa credibilità che abbiamo all’estero (chi ha detto spread?), di far vedere che per l’ennesima volta ci apprestiamo a lasciare un crimine impunito? Perché di questo stiamo parlando qui, oggi. Non esiste un diritto più importante di un altro. Qualcuno ha avvelenato quelle persone, ha sbagliato, deve pagare. Qualcuno doveva salvaguardarle, rappresentarle, e non lo ha fatto. Sì, il loro lavoro va salvato, ma la loro salute va tutelata, e ai loro morti – e malati – va resa giustizia. Io ho contato tre priorità. Non una. Tre.

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1 Commento

  1. Giobbe scrive:

    Secondo me è un (non rilevantissimo) errore dire che non c’è diritto più importante di un altro. Pensa al diritto d’autore o ad un diritto di credito per una somma di 50 euro paragonati al diritto alla vita. La vita e la salute valgono di più, questo è il punto della questione qui.

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